di Danilo Nardoni

A poche ore dall’alzata di sipario, l’aria al Teatro Morlacchi è densa di elettricità e attesa, quella palpabile dei grandi debutti. Nel foyer i protagonisti si sono riuniti per svelare alla stampa l’attesissimo “Riccardo III” di William Shakespeare, in scena mercoledì 15 ottobre. Un evento che non è solo l’apertura della Stagione teatrale 25/26 di Perugia, ma una vera e propria prima assoluta con la firma registica visionaria di Antonio Latella e l’intensità di Vinicio Marchioni nel ruolo del crudele protagonista.

Dal debutto e fino a domenica 19 ottobre, il Morlacchi sarà il palcoscenico di questa nuova, coraggiosa produzione del Teatro Stabile dell’Umbria, forte di un cast stellare che include Silvia Ajelli, Anna Coppola, Flavio Capuzzo Dolcetta e molti altri. Latella torna al Bardo per allestire un’opera cardine, un titanico affresco sulle multiformi manifestazioni del male. Ma in questa visione, i personaggi di Riccardo III non si muovono solo nell’ombra; sono immersi in un ideale parco-giardino, un luogo che suggerisce persino l’incanto, dove la forza indomita della Natura si scontra inevitabilmente con gli intrighi, i duelli e le miserie umane.

La forza del progetto risiede nel sodalizio tra Latella e il Teatro Stabile dell’Umbria. Il direttore Nino Marino lo ha ribadito con emozione, parlando di un legame “molto forte” e di una “casa” che aveva ancora bisogno dello “sguardo e della guida” del regista per uno spettacolo che è “frutto della sua genialità”. Al centro di questa nuova messa in scena c’è la parola, esaltata da una nuova traduzione e da un “altro tipo di scrittura”. È una riflessione cruda e attuale sul male, che permette di abbandonarsi a una lettura contemporanea di un testo scritto secoli fa. “Ci si può abbandonare ad una nuova lettura di un testo scritto tanto tempo fa ma con elementi sempre contemporanei, che escono da un’epoca per parlarci di oggi” ha affermato ancora Marino.

Latella, autore anche dell’adattamento con Federico Bellini, ha sottolineato come l’incipit del testo – la parola “Ora” – renda tutto attuale: “Ora, come sta andando la nostra vita? Questo permette di guardarci allo specchio e capire che il male oggi è seducente, cambia abito ogni giorno, tanto che lo scambiamo per il bene”. L’obiettivo è audace: andare oltre la bruttezza del male, cercando di coglierne l’incanto. “A tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza, perché chi tradì il paradiso fu l’Angelo più bello,” ha rivelato il regista.

Portare in scena Shakespeare è, per Latella, “un atto di presunzione terribile”, ma anche un “atto politico” e un immenso privilegio. Il regista è consapevole che scegliere le parole del Bardo significa scegliere “il fallimento e non il successo, perché solo le sue parole resteranno oltre di te,” ma la presunzione è mitigata dal compito di esaltare i talenti di un cast maniacalmente scelto per la sua forza e per la capacità di ammaliare lo spettatore.

Vinicio Marchioni, al suo terzo lavoro con Latella, ha confessato l’emozione di questa nuova traversata: “Non vedo l’ora che si apra il sipario dopo 40 giorni di prove.” L’attore si interroga sulla necessità di dire le parole di Shakespeare nel 2025: “Questa cosa ora sarà condivisa con il pubblico, il nuovo attore che parteciperà all’attraversamento di questo testo”.

Dopo il battesimo perugino, “Riccardo III” è destinato a una lunga tournée nazionale. Il direttore Marino ha concluso chiarendo la politica dello Stabile: fare “proposte forti e coraggiose” per “cambiare il teatro in Italia” e raggiungere il maggior pubblico possibile.

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