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sabato 2 luglio - Aggiornato alle 19:22

“Un cazzo ebreo” al prossimo Festival di Spoleto tra cambio di sesso e fantasie erotiche con Hitler

Trasposizione teatrale del romanzo di Volckmer considerato da The Times «il libro più audace degli ultimi anni»

Un cazzo ebreo al prossimo Festival dei Due Mondi. L’annuncio è arrivato nelle ultime ore quando è stato ufficializzata la messinscena dello spettacolo tratto dall’omonimo romanzo rivelazione del 2020 della scrittrice tedesca Katharina Volckmer in corso di traduzione in 12 paesi e considerato da The Times Literary Supplement «il libro più audace degli ultimi anni».

Un cazzo ebreo al prossimo Festival dei Due Mondi Diretta da Fabio Cherstich la pièce che per esteso è stata titolata al Due Mondi L’appuntamento ossia la storia di un cazzo ebreo andrà in scena da venerdì 24 a domenica 26 giugno all’Auditorium della Stella che ospiterà la trasposizione teatrale del best seller che si addentra nel flusso di pensieri di una giovane donna nata e cresciuta in Germania e trasferitasi a Londra (Volckmer è tedesca, ma scrive in inglese), che affida al suo medico, il dottor Seligman, la scelta più radicale e rivoluzionaria della sua vita, quella di cambiare sesso. Tra inconfessabili fantasie sessuali con protagonista Hitler, idiosincrasie folli e liberatorie, la memoria di una madre autoritaria e di un padre volatile e la vergogna di un’eredità irrimediabile, la protagonista si interroga sul potere della riparazione e ci mostra come possiamo rimediare ai fatti della storia con le nostre più intime scelte personali.

Parla il regista Volckmer partecipa all’adattamento del testo per il teatro, scritto a quattro mani con il regista Fabio Cherstich, che con questo spettacolo, nuova produzione del Teatro Franco Parenti, debutta a Spoleto. In scena la protagonista è Marta Pizzigallo, con le luci di Oscar Frosio e le musiche di Luca Maria Baldini. Per raccontare la vita interiore della protagonista Cherstich ricorre alla lente deformante della tecnologia digitale: «L’occasione non è solo quella di narrare una vicenda necessaria e controversa, ma anche quella di misurarsi con una trasposizione che è una sfida in sé: rappresentare scenicamente il percorso mentale che porta al cambiamento di sesso della protagonista, con tutti i suoi significati simbolici. Come raccontare il caleidoscopio di pensieri che invadono il suo cervello e sembrano modificare la percezione che lei stessa ha del suo corpo e della sua storia? Come trattare la metamorfosi in una chiave critica ma poetica, tenendo conto del tema particolarmente “sensibile” e attuale senza rinunciare all’ironia originale del testo?».

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