Boccali e Piazzoli

di Wladimiro Boccali

Lo dico a rischio di essere tacciato di eccessiva enfasi: ci si accorge dell’importanza della libertà quando qualcuno ce ne priva. Per Sergio è così, ci si accorge della sua importanza ora che non c’è più. Sento profondamente la sua mancanza, la avverto su un piano strettamente personale, intimo e su una dimensione pubblica. È stata una presenza allegra in grado di trasmettere felicità con la sua vicinanza, la sua amicizia. A lui mi ha legato, come per tanti, la musica. Lui indicava la strada io la seguivo. Dalla musica della sua generazione (Soft Machine, Van del Graf Generator, King Crimson, Caravan e Robert Wyatt, il suo preferito) e il resto del rock progressive che mi attirava, fino all’incrocio con la mia generazione ( Jeff Buckley, Patti Smith, The Clash, Radiohead, Tom Waits, il nostro preferito) e potrei continuare con tanti altri. Mi manca ogni volta che ascolto un bel pezzo e penso: «Cosa avrebbe detto Sergio?», o quando vado a qualche concerto, quanti bei ricordi! Mi mancano le sue valutazioni, il suo enfatizzare i grandi, ricordo quando tornò dopo aver ascoltato i tre concerti del 1998 a Firenze (io solo uno) la mattina dopo (tardi come al solito) mi chiamò per dirmi che era tornato sulla terra, o sbeffeggiate mostri sacri da lui non amatissimi, tipo «Caetano Velenoso». Potrei raccontare una marea di aneddoti in grado di descrivere il personaggio «Sergino», ma mi piace estrapolarne qui soltanto uno che ritengo tra i più divertenti e significativi. Pochi mesi dopo il terremoto del ’97, il giorno del suo compleanno, con sua madre molto malata, mi chiese di accompagnarlo a Sellano per il concerto di Gigliola Cinquetti. Mi disse che doveva fare un favore ad un amico. Il concerto in playback ha visto sul palco Gigliola (come la chiamava Sergio), io che giostravo con il volume e Sergio che sceglieva i pezzi del cd da far ascoltare. Per me fu un gesto di profonda amicizia nei miei confronti e successivamente della sua proverbiale autoironia nel raccontarlo.

Dimensione pubblica Voglio anche soffermarmi sulla «dimensione pubblica» di Piazzoli. È stato un grande uomo di cultura, un promoter apprezzato e stimato dai suoi colleghi italiani e non e rispettato dagli artisti. Spesso gli rimproveravo il fatto di essere troppo spaventato dagli apprendisti stregoni che si affacciavano sulla scena dei promoter. Lui non doveva temere, era il migliore e il più temuta dalle agenzie degli artisti. Ha saputo portare Perugia nella cerchia di città che dagli ’80, partendo dall’Arci da lui mai dimenticata, ha ospitato mostri sacri del panorama della musica rock e d’autore di livello nazionale e internazionale. Sarebbe bello se la meritoria Fondazione nata in suo nome, magari insieme con chi ha raccolto l’eredità professionale, riuscisse ad organizzare una mostra di manifesti ed eventi organizzati da Sergio in Umbria. Avremmo di fronte la grandezza del suo lavoro, un riconoscimento postumo. Ed è proprio la mancata riconoscenza che ha fatto soffrire di più Sergio. Non essere valutato ed apprezzato per quello che era, ovvero uomo di cultura nel senso più ampio in grado di pensare, ideare, organizzare grandi eventi, da Rockin Umbria a Music for Sunset (la sua ultima e amatissima creatura). Certo insieme ad altri, con il sostegno delle istituzioni ma con lui pilastro essenziale. Si rammaricava di non essere sullo stesso piano di altre personalità, anche troppo acclamate e considerate, della cultura di Perugia e dell’Umbria. Per molti era Sergino (diminutivo che lo sminuiva) che della musica aveva fatto un lavoro da cui trarre profitto. Come se per gli altri non fosse stato così! Tra coloro che hanno peccato di scarsa considerazione e poca riconoscenza mi ci metto anch’io, con l’unica scusante che se l’avessi fatto sarei stato considerato il politico che aiuta l’amico. Vi assicuro che Sergio non ha usato o abusato della nostra amicizia, ha avuto rispetto e senso protettivo nei miei confronti. Mai lo dimenticherò. Non so se l’attuale amministrazione vuole conservare l’iniziativa di iscrivere nell’Albo d’oro della città personaggi illustri che hanno fatto la storia di Perugia: se lo fanno sarebbe un bel gesto, ad un anno dalla sua scomparsa, iscrivere Sergio Piazzoli. Noi non lo abbiamo fatto, sbagliando! Ed ora che non c’è più, anche se con colpevole ritardo, la città gli riconoscerebbe il valore che si merita.