Sting all'Arena (foto ©Fabrizio Troccoli)

Il primo fine settimana di Umbria Jazz 2026 va in archivio consegnando alla storia del festival numeri straordinari e performance destinate a rimanere impresse a lungo. Tra l’energia travolgente dei grandi nomi internazionali sul main stage e l’invasione pacifica del centro storico, Perugia ha vissuto tre giorni di totale osmosi con la musica.
Le stime ufficiali confermano il momento d’oro della manifestazione: sono ben 20mila i biglietti staccati nei primi tre giorni per i concerti a pagamento tra l’Arena Santa Giuliana, il Teatro Morlacchi e la Sala Podiani. Parallelamente, grazie ai palchi gratuiti allestiti nelle piazze, si calcola che oltre 200mila presenze abbiano affollato le vie dell’acropoli perugina, confermando l’appeal unico di un festival capace di unire l’eccellenza d’avanguardia alla grande festa di popolo.

L’Arena Il cuore pulsante dei grandi eventi è stata, come sempre, l’Arena Santa Giuliana, che ha inaugurato per l’occasione un monumentale e titanico nuovo palcoscenico di 20×25 metri. A tenere a battesimo la struttura è stata una leggenda della musica mondiale: Sting. Il cantautore britannico, alla sua terza volta a Perugia, ha infiammato una platea transgenerazionale con il suo progetto “Sting 3.0”, un power trio essenziale completato da Dominic Miller e Chris Maas. Dai classici dei Police come ‘Message in a bottle’ e ‘Every Breath You Take’ fino alla chiusura intima e acustica con ‘Fragile’, lo show ha registrato ben 13mila spettatori, stabilendo il record assoluto per una singola serata all’Arena Santa Giuliana.

Perigeo e Beat La seconda serata ha invece celebrato l’abbraccio perfetto tra passato e presente. Il palco ha ospitato l’irripetibile “The Last Concert” dei pionieri del jazz rock italiano, il Perigeo. A 55 anni dalla fondazione, la band guidata da Giovanni Tommaso, che proprio a Perugia debuttò nella primissima edizione del festival nel 1973, ha salutato definitivamente le scene davanti a oltre 3mila spettatori. Un addio impreziosito dalla presenza del pianista Franco D’Andrea in una formazione “allargata” e caldissima. La notte progressive è stata poi completata dall’energia tellurica dei Beat, super band d’eccezione formata da Adrian Belew, Tony Levin, Steve Vai e Danny Carey, che ha riletto con potenza devastante la trilogia anni ’80 dei King Crimson.

Batiste A chiudere in grande stile la terza notte del primo weekend è stato il talento purissimo di Jon Batiste, nella sua unica ed esclusiva data italiana. Il poliedrico artista di New Orleans, il cui legame affettivo con il festival e con il direttore artistico Carlo Pagnotta dura da ben 17 anni (da quando debuttò a UJ Winter), ha incantato i circa 2mila spettatori dell’Arena. Muovendosi con disinvoltura tra jazz, blues, gospel e pop, Batiste ha regalato momenti di pura commozione al pianoforte solo, alternando una geniale versione blues di Beethoven a un sentito omaggio a Thelonious Monk, prima di salutare la platea sulle note di ‘Round Midnight.

Verso il primato Con queste premesse, forte anche degli straordinari concerti per i puristi che vanno avanti al Teatro Morlacchi e alla Galleria nazionale, Umbria Jazz 2026 si avvia spedita verso una chiusura da primato. I biglietti totali venduti finora stanno portando il festival a un soffio dal record storico assoluto di oltre 41mila tagliandi. La macchina della musica non si ferma: nei prossimi giorni il main stage accoglierà altre attesissime esclusive italiane, come Laurie Anderson, gli Snarky Puppy con la Metropole Orkest ed Elvis Costello, oltre al grande evento che vedrà protagonista Zucchero il prossimo 11 luglio.

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