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mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 04:54

Umbria Jazz, da Marini e Pagnotta appello a mondo del commercio. Fondazione, caccia ai privati

La conferenza stampa (foto U24)

di Daniele Bovi

Maggiore protagonismo da parte del mondo del commercio, che molti benefici trae dalla grande quantità di persone che affollano Perugia nei dieci giorni di festival (circa 450 mila quelle stimate per il 2015), e una Fondazione aperta al contributo dei privati. Gli organizzatori di Umbria Jazz e le istituzioni locali domenica mattina oltre a diffondere i numeri di un 2015 che viene definito «memorabile, da record», hanno gettato lo sguardo ai prossimi mesi, durante i quali andranno costruite le edizioni future del festival. Come spiegato in un’intervista prima dell’avvio di UJ dal direttore della Fondazione Luciano Linzi, la Regione ha aperto alcuni canali ad esempio con investitori cinesi e a breve sono in programma riunioni per approfondire queste possibilità.

Privati Alle istituzioni poi, in primis alla Regione, toccherà sciogliere le tensioni che ci sono all’interno di una Fondazione che Catiuscia Marini, presente domenica insieme al sindaco Andrea Romizi, vuole più aperta al contributo dei privati: «Mi metterò a lavoro già nelle prossime settimane – ha detto – affinché si possa rafforzare la funzione della Fondazione, aprendola al contributo di soggetti economici privati che assieme alle istituzioni realizzino un modello che possa consolidare e garantire certezze al festival». Al di là delle tensioni e delle idiosincrasie personali infatti, il bene primario da tutelare è quello del festival, del suo pubblico, della sua continuità e della sua qualità artistica. Tutto il resto, almeno per la stragrande maggioranza delle persone, è secondario.

TUTTI I NUMERI DELL’EDIZIONE 2015

L’appello Dalla presidente poi è arrivato anche un appello al mondo alberghiero, della ristorazione e del commercio della città: «Questi soggetti – ha detto – spero assumano una partecipazione attiva ed un protagonismo anche economico nell’ambito di una Fondazione di partecipazione». Insomma, serve mettere mano al portafoglio specialmente dopo che la Camera di commercio di Perugia quest’anno ha ridotto il contributo passando da 100 mila a 65 mila euro. Carlo Pagnotta, storica anima del festival e direttore artistico, lo ha detto senza giri di parole: «Il pianista Rahmin Bahrami ha detto che Perugia è la Salisburgo del jazz. Bene, lì però i commercianti si tassano e visto l’indotto è bene che facciano pressione verso la Camera di commercio».

Clinis e sede Al sindaco di Perugia Andrea Romizi invece Pagnotta ha chiesto pubblicamente «l’istituzionalizzazione delle Clinics», i corsi organizzati ormai da 30 anni a Perugia dal prestigioso Berklee college of music: «Ogni anno – dice Pagnotta – dobbiamo chiedere a Fondazione cassa di risparmio e Comune un contributo, e spesso a marzo, quando i ragazzi hanno già prenotato la metà dei posti disponibili, non sappiamo se si faranno o no». Con il Comune poi continua il dialogo per individuare uno spazio dove il festival possa vivere tutto l’anno, a differenza di quanto accade ora. L’idea piace alla giunta (ma il posto è tutto da individuare) e ovviamente anche agli organizzatori del festival mentre Romizi ha spiegato che «ci sono buoni motivi per essere soddisfatti. Ora dovremo ritrovarci per ragionare sulle prospettive future. Quella che vediamo durante Umbria Jazz è la Perugia più bella e internazionale».

Twitter @DanieleBovi

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