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mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 05:23

Umbria Jazz, da Handel a Buscaglione: la colta scanzonata musica della Brass Bang! di Fresu

Paolo Fresu all'Arena (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Da una parte la rilettura di un pezzo dell’eredità musicale lasciata al mondo da Frank Zappa; dall’altra un esperimento originale che rappresenta anche un’esplorazione delle possibilità espressive degli ottoni. Quella di domenica sul palco principale di Umbria Jazz è stata una serata dove protagonisti sono stati due dei più noti portabandiera del jazz tricolore, ovvero il pianista Stefano Bollani e il trombettista Paolo Fresu, spesso insieme ma stavolta impegnati in progetti molto differenti. Quello di Bollani prende le mosse da un disco assai noto del musicista di Baltimora, ovvero quello «Sheik Yerbouti» (1979) che, fin dalla copertina (dove compare uno Zappa vestito a mò di sceicco), fa il verso con la solita ironia e iconoclastia a uno dei pezzi più noti della disco music che aveva impazzato anni prima(«Shake your booty»).

FOTOGALLERY: IL CONCERTO DI BOLLANI

Bollani e Zappa Il lavoro di Bollani si chiama così «Sheik Yer Zappa» e dall’album del musicista morto nel 1993 prende solo alcuni brani, come quella «I have been in you» con la quale chiude un concerto dove dentro c’è spazio anche per una versione in piano solo di «Peaches en regalia», motivo di sicuro tra i più noti di Zappa, «Uncle meat» che nell’intera discografia zappiana è un lavoro che al jazz guarda e la lunga «Lumpy Gravy». Materiale dal quale Bollani estrae alcune parti per poi rielaborarle a piacere e improvvisare. Insomma, la sensazione non era quella che all’Arena fosse stato banalmente inserito un greatest hits del musicista di Baltimora. Sul palco, con Bollani (che ha suonato anche le tastiere elettriche), c’erano un vibrafonista, il batterista Jim Black e un contrabbassista.

VIDEO: BOLLANI IN CONCERTO

Fresu Dopo il cambio palco all’Arena si è presentato un quartetto originale e di alto livello, ovvero quello messo in piedi da Paolo Fresu (tromba, flicorno e effetti) che accanto a sé ha chiamato Gianluca Petrella (trombonista ormai tra i più apprezzati a livello internazionale), Steven Bernstein (tromba, tromba a coulisse, flicorno) e un magnifico Marcus Rojas alla tuba e alle percussioni. Quattro ottoni di fronte a circa 4 mila persone in uno spazio assai dispersivo come quello dell’Arena. Alla fine per il quartetto sono stati solo applausi. Al pubblico Fresu e soci hanno presentato buona parte dei brani dell’album («Brass bang!», che è anche il nome della formazione) edito dalla casa discografica (la Tuk) fondata dal musicista sardo nel 2010.

FOTOGALLERY: LA BRESS BANG! DI FRESU
VIDEO: IL CONCERTO DELLA BRASS BANG!

Divertimento colto Vista l’assenza di una batteria qualcuno si poteva chiedere dove fosse il ritmo che c’era, invece, eccome (anche grazie alla tuba di Rojas), all’interno di una serata dove la Brass bang! si è cimentata lungo molte e diverse strade musicali. Basti pensare all’inizio e alla fine: il concerto parte con gli ottoni squillanti de «La rejouissance», quarto brano della «Musica per i reali fuochi d’artificio» di Handel, e termina in pieno Novecento italiano con una «Guarda che luna» di un Buscaglione al sapore di New Orleans. Dentro ci sono divagazioni rock («As tears goes by» dei Rolling Stone), ripescaggi ellingtoniani («Black and tan fantasy»), la «Shorty» scritta da Steven Bernstein e «Dissonanze cognitive» di Fresu, che alla fine propone un tema popolare sardo molto noto come «Non potho reposare». Il tutto tenuto insieme dal filo della qualità musicale (alta), della libertà che i grandi musicisti come quelli del quartetto di Fresu si possono prendere e dal divertimento scanzonato.

TUTTI CON LE MANI SULLE SFERE COLORATE

Sfere Da segnalare poi l’installazione, all’Arena, delle sfere sensoriali realizzate da Toyota che hanno permesso ai tanti sordi presenti (l’iniziativa è stata realizzata con il supporto dell’Ente nazionale sordi) di poter gustare il concerto, tradotto in colori e vibrazioni. Appoggiando le mani sulle sfere luminose infatti, i sordi (ma non solo dato che sono state tantissime le persone che hanno voluto provarle) hanno potuto avvertire differenti vibrazioni che, accompagnate dalle diverse luci colorate, rappresentano le frequenze musicali del concerto generate dagli strumenti a cui sono collegate.

Twitter @DanieleBovi

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