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domenica 16 maggio - Aggiornato alle 14:08

Umbria Jazz 2017, «niente eventi ma musica di gran livello». Anteprima a Norcia, doppio Shorter all’Arena e tanti duo. Il programma

Su il sipario sul cartellone dell’edizione estiva, Pagnotta: «Ci sono quasi tutti quelli che contano»

Il direttore artistico Carlo Pagnotta (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Non ci sarà l’evento sul modello Tony Bennett e Lady Gaga, ma facciamo jazz di gran livello e a me questo festival piace». In poche parole il direttore artistico Carlo Pagnotta sintetizza così l’edizione 2017 di Umbria Jazz, a Perugia dal 7 al 16 luglio, presentata lunedì mattina a Palazzo Donini, sede della Regione, in una conferenza stampa stavolta senza picchi polemici. Un programma, almeno per quanto riguarda l’Arena, già in gran parte svelato nei mesi scorsi e dove, appunto, manca «l’evento». Quello che non mancherà di certo è invece l’ottima musica, con il jazz come al solito al centro del programma («perché questo – ha detto Pagnotta – è un festival jazz, il rock lo lasciamo fare ad altri») oltre a quelle «contaminazioni che noi facciamo dal 1987», cioè da quando al «Curi» arrivò la coppia Sting-Gil Evans. E proprio in tema di contaminazioni due su tutti sono i concerti da segnalare, ovvero quello di apertura dei Kraftwerk («ce l’avevano promesso dall’anno scorso») e quello di Brian Wilson sabato 15 luglio.

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A Norcia Come promesso nei mesi scorsi, il festival sbarcherà a Norcia per un’anteprima l’uno e il due luglio, con protagonisti i Funk Off e l’orchestra di Renzo Arbore, più altri musicisti che verranno scelti nelle prossime ore. Quanto a Perugia, confermate tutte le location a parte, complici le polemiche dell’anno scorso, il teatro Pavone. Umbria Jazz vivrà dunque all’Arena Santa Giuliana, al teatro Morlacchi, alla sala Podiani della Galleria nazionale dell’Umbria, alla Bottega del vino (con il quartetto del chitarrista Max Gallo e il Kim Prevost-Bill Solley), La Taverna (con il trio Accordi Disaccordi) nonché ai giardini Carducci e in piazza IV Novembre, dove ci sono i palchi dei concerti gratuiti con proposte interessanti. Per il trentaduesimo anno consecutivo poi non mancheranno le Clinics del Berklee college of music, ormai uno degli elementi identitari più importanti del festival, con oltre 200 ragazzi da molti paesi del mondo che arriveranno a Perugia per studiare e che, dal 4 al 16 luglio, potranno anche seguire le master class di due pezzi da 90 del jazz, ovvero Steve Wilson (sax) e Lewis Nash (batteria).

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L’Arena Partendo dalle notti dell’Arena, farà molto piacere ai jazzofili il ritorno di Wayne Shorter per un doppio concerto: nella prima parte il sassofonista suonerà con il suo quartetto (Danilo Perez, John Patitucci e Brian Blade) e nella seconda tutti insieme con l’Orchestra da camera di Perugia. Sabato toccherà invece ai bostoniani Lettuce, a cavallo tra jazz e funk, e poi a Jamie Callum, ormai il jazzman inglese più popolare di sempre e al quale l’etichetta di jazz va un po’ stretta viste le contaminazioni con soul, pop, rock e hip hop. Domenica, a 50 anni dalla sua morte, serata tricolore con l’omaggio a Luigi Tenco firmato da musicisti come Gino Paoli, Mauro Ottolini, Giuliano Sangiorgi, Paolo Fresu, Danilo Rea e tanti altri; un giusto tributo a chi ha dato tanto al jazz. Tutto al femminile e cosmopolita il lunedì, con il progetto «Ladies!» di sette musiciste (Cecile McLorin Salvant, Anat Cohen, Renée Rosnes, Melissa Aldana, Ingrid Jensen, Noriko Ueada e Allison Miller) provenienti da sette paesi diversi; otto se si considera che nella seconda parte della serata ci sarà Dee Dee Bridgewater, che torna dopo qualche anno a Perugia.

Tanto jazz Cambio di registro il lunedì con due trombettisti tra i più noti al mondo (Enrico Rava e Tomasz Stanko) e poi l’omaggio di Fabrizio Bosso e dell’orchestra diretta da Paolo Silveri alla musica di Dizzy Gillespie (l’anno scorso al Pavone andò in scena quello a Duke Ellington. Mercoledì spazio a una pianista come Hiromi che torna a duettare con un collega sudamericano (stavolta tocca all’arpista colombiano Edmar Castaneda) e, dopo questo dialogo inusuale, al talento della cantante africana Angelique Kidjo con ospite speciale Pedrito Martinez per un omaggio a Celia Cruze. Giovedì altro duo, stavolta tutto pianistico e interamente cubano (Chucho Valdes e Gonzalo Rubalcaba) e poi il quartetto del contrabbassista Christian McBride. Venerdì poi toccherà al già citato Shorter, sabato a Brian Wilson con il suo «Pet sounds» per la gioia dei tantissimi appassionati e domenica chiusura con i ritmi brasiliani grazie a Stefano Bollani, il trio di Hamilton De Holanda e Mayra Andrade.

Le ricorrenze Questa edizione 2017 sarà anche l’occasione per celebrare alcune ricorrenze, come i 30 anni del duo Sting-Gil Evans, i 15 anni dell’Arena e il centenario della nascita di alcuni mostri sacri, come il già citato Gillespie, oltre a Ella Fitzgerald e Thelonious Monk. La musica di Evans, e in particolare quella di «Quiet nights» e «Sketches of Spain» rivivrà al Morlacchi sabato 15 nel ‘round midnight con l’Umbria Jazz Orchestra insieme a Jay Anderson, Wilson, Nash e Fresu. «Living Ella» è invece il progetto di Simona Molinari che lo metterà in scena insieme a Mauro Ottolini sempre al Morlacchi dove ci sarà molta Italia. In programma infatti il viaggio nelle sonorità anni ’70 di Gianluca Petrella, il duo Cristiana PegoraroDanilo Rea, Paolo Fresu insieme a Uri Caine che recentemente, a febbraio, hanno pubblicato il loro terzo album insieme («Two minuettos»), la rilettura di Gershwin da parte del trio di Giovanni Tommaso, l’omaggio a Fats Waller della band di Gianni Cazzola, a Piazzola di Daniele Di Bonaventura e quello a Monk della Lydian Sound Orchestra diretta da Riccardo Brazzale. Molto interessante sarà poi vedere, e soprattutto ascoltare, l’altro omaggio a Monk suonato da ben cinque pianisti di prim’ordine come Eric Reed, Dado Moroni, Cyrus Chestnut, Benny Green e Kenny Barron.

A teatro e in piazza Al Morlacchi torna anche, dopo il successo del 2016, Jacob Collier; oltre a lui spazio anche alla musica di Frank Zappa con la Tankio band di Riccardo Fassi, al trio di Enrico Intra, il ritorno del nanetto di Francesco Cafiso. Il jazz torna anche alla sala Podiani per il secondo anno consecutivo: da sottolineare il duo Wilson-Nash, l’arrivo della contrabbassista di Pat Metheny Linda Oh con il suo quartetto, Luca Aquino e Rino De Parte con cinque musicisti giordani, il clarinettista perugino Gabriele Mirabassi con il chitarrista honduregno Roberto Taufic, un altro perugino come Manuele Morbidini (oltre al suo sax spazio a Igor Spallati al contrabbasso ed Elias Stemeseder al piano), il duo francese Vincent Peirani ed Emile Parisien. Sui palchi di piazza IV Novembre poi, visti i successi passati (da ultimo a Terni) torna Sammy Miller con la sua Congregation, una band tutta cinese (la Jz all stars, espressione del festival di Shanghai al quale ha partecipato anche UJ), gli immancabili Funk Off e un gruppo in arrivo dal lontano Benin, la Gangbé brass band. Non mancheranno, da ultimo, le formazioni di giovani selezionate per il contest di Conad: 16 in tutto dopo che le iscrizioni hanno toccato quota 250, con oltre mille musicisti da 25 paesi. «Vecchie e nuove generazioni – chiude Pagnotta – in un festival dove ci sono quasi tutti quelli che contano».

Twitter @DanieleBovi

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