di Martina Dominici e Giulio Fortunato
Se ha debuttato da regista è anche per un consiglio di Giovanni Veronesi, ma il suo «mito»è Carlo Verdone che, quando ha saputo che Romantiche sarebbe stato un film a episodi col susseguirsi di una serie di ritratti tipizzati, genere di cui Verdone è maestro, le ha detto: «E’ bello che si torni a fare questo genere. Mi raccomando, scrivetelo bene». Ha raccontato questo e altro giovedì sera a Umbria24 Pilar Fogliati protagonista di uno degli eventi organizzati al PostModernissimo di Perugia per celebrare i primi dieci anni di vita del cinema. Sala Donati piena per l’attrice e regista romana molto legata all’Umbria non solo perché «Perugia è stata la città di molte mie estati, avendo qui zii e cugini», ma pure perché si è «diplomata all’Accademia Silvio D’Amico con uno spettacolo messo in scena al Festival di Spoleto».
La sua storia è un «percorso classico: dopo il liceo, a 18 anni, mi sono data una possibilità per entrare all’Accademia e ci sono riuscita. Dopo tre intensi anni di studio totalizzante e immersivo – racconta – mi sono diplomata facendo l’ultimo spettacolo proprio a al Due Mondi di Spoleto. Ho iniziato con i piccoli ruoli d’attrice, poi quelli un po’ più grandi fino ad arrivare a oggi».
Il salto da attrice a regista avviene in modo naturale, anche se «non avevo – va avanti – la velleità di fare anche la regista. A un certo punto, però, grazie anche al consiglio di Giovanni Veronesi, mi è stato fatto capire che si trattava del mio mondo, dei miei personaggi, e che mi dovevo buttare facendo una regia semplice, fedele alla mia idea dei personaggi. Una regia al servizio della parola, onesta, con pochissimi virtuosismi di inquadrature particolari ma ricca di parole. Rimanendo onesta a ciò che avevo scritto».
Nasce così Romantiche con «onestà e un briciolo di grazia». Esce nel 2023 e mette in mostra il multiforme talento di Pilar Fogliati. Eugenia, Uvetta, Michela e Tazia sono quattro donne che cercano di destreggiarsi nel rocambolesco gioco della vita, ognuna con le sue peculiari caratteristiche, con i propri limiti e insicurezze e con i propri sogni. Trait d’union di queste quattro vite è la psicologa che tutte frequentano e alla quale raccontano le proprie storie personali.
«I miei personaggi nascono dalla curiosità che ho per tutto. Osservo tanto e mi innamoro anche di persone che mi stanno antipatiche perché voglio andare oltre, scoprire, immaginare il mondo dietro a ciascuna persona. Mi piacciono i lati anche brutti, dare dignità a tutto: la gelosia, il fallimento e via dicendo», spiega Fogliati a Umbria24.
Le quattro donne, tutte interpretate da Pilar, che sa mutare perfettamente pelle entrando in quella delle “sue donne”, fanno di Romantiche un “one woman show” in grado di reggere il confronto con quella tipologia di film di cui, negli anni ‘80, Carlo Verdone fu maestro indiscusso: i film a episodi che vede il susseguirsi di una serie di ritratti tipizzati.
«Io ho un mito e penso che un giovane che si approcci a un mestiere debba ispirarsi a un mito. Il mio è Carlo Verdone. Per me lui, con la sua capacità di fare tutti quei personaggi dalle mille sfumature, è sempre stato il massimo», racconta Fogliati a Umbria24, aggiungendo: «Erano 60 anni che non veniva più fatto un film ad episodi e ricordo ancora la telefonata di Carlo Verdone, durante una delle prime giornate di scrittura del film, in cui mi disse “Che bello che dopo tanto tempo si torna a fare questo genere. Mi raccomando, scrivetelo bene”».
Pilar Fogliati si ispira ma allo stesso tempo capovolge il focus proposto da Verdone, con una prospettiva tutta al femminile: è una regista donna che racconta a sua volta di quattro donne che, per la prima volta, trovano nell’elemento maschile una spalla e non viceversa.
«In questo film ho voluto raccontare anche la generazione tra 28 e 35 anni, l’ansia perenne che la caratterizza e il non essere mai pienamente soddisfatti perché ci vengono mostrate sempre troppe vite degli altri, mentre quello che è importante è scoprire e seguire solo ciò che si è. Non ci deve essere il mito dello straordinario, basta conoscersi ed essere onesti con la propria storia».
