venerdì 15 novembre - Aggiornato alle 12:13

Torna il Terni film festival Popoli e Religioni con ‘First man’, ma è rischio last edition

Casali: «Servono più risorse ma sono sempre meno», quest’anno focus sull’Italia tra provocazione e bisogno di conoscersi

di Marta Rosati

È la quindicesima e potrebbe essere l’ultima edizione del Terni film festival ‘Popoli e Religioni’, in programma dal 9 al 17 novembre 2019: «Medaglie di riconoscimento dal presidente della Repubblica e fondi dal ministero (Mibac), il plauso dal mondo del Cinema, delle rassegne e dagli ambienti del Vaticano. Siamo cresciuti oltre le aspettative, con un carattere di internazionalità che ci inorgoglisce ma che richiede purtroppo, ogni anno maggiori risorse che reinvestiamo puntualmente sul territorio spendendo soldi per noleggio sale cinematografiche, premi, tipografie e l’alloggio degli ospiti. L’anno scorso il festival è costato 70 mila euro, ad oggi per il 2019 abbiamo raccolto solo la metà di quel budget». A parlare è lo storico direttore artistico Arnaldo Casali alla prima conferenza stampa in vista dell’evento che si terrà tra poco più di tre mesi. ‘First man’ è il tema del concorso di quest’anno, ma il rischio ‘last edition’ appare concreto.

Terni film festival In attesa di scroprire quali altri risorse arriveranno dalla Regione, il Terni film festival ha ottenuto un finanziamento di 4.500 euro dall’ufficio di presidenza di Palazzo Donini, 10 mila euro dal ministero dei Beni culturali e 17 mila dalla preziosa Fondazione Carit. Altri fondi arriveranno dall’associazione di volontariato San Martino ma lo staff organizzativo che fa capo alla Diocesi ternana e all’Istess (Istituto di studi teologici e storico-sociali) conta anche sul buon cuore di appassionati di cinema e fans della rassegna: presto i dettagli per partecipare al crowfunding, la raccolta fondi tramite piattaforma online. All’appello, ancora una volta, manca il Comune di Terni. E pensare che agli albori il festival nacque proprio da una collaborazione tra Diocesi e Palazzo Spada. Presente alla conferenza stampa di presentazione, l’assessore alla Cultura Andrea Giuli ha espresso il suo rammarico per l’impossibilità dell’ente di contribuire e ha formulato l’augurio che le cose possano in futuro migliorare. «Più che fornire gratuitamente sale di proprietà del Comune, non possiamo fare per ora. Ma mi raccomando ‘Resistere, resistere, resistere’ perché questa manifestazione merita davvero».

Popoli e Religioni Terni 2019 L’incertezza fondi non sottrae comunque entusiasmo all’organizzazione: «Ci siamo messi nuovamente in gioco e non deluderemo il pubblico, garantiamo qualità, spettacolo e divertimento». Ma ‘Popoli e Religioni’, si sa, pur volendosi confermare come festival popolare, rappresenta per tutti un momento di profonda riflessione sulla convivenza di popoli e religioni appunto: «Nostro il compito di favorire il dialogo e la concordia, attraverso la spiritualità – ha detto il vescovo della diocesi di Terni, Narni, Amelia Giuseppe Piemontese -. ‘First man’ è un titolo evocativo che suggerisce tanti concetti differenti; in ogni caso rimettiamo al centro l’uomo in un periodo in cui la vita umana ha sempre meno valore. Paolo VI parlava dell’uomo fenomenico, a me viene in mente l’uomo concreto di oggi, immerso in eventi particolari come le migrazioni. I Primo uomo, è bene ricordarlo – ha aggiunto -, è Gesù Cristo: lui modello, figlio di Dio fatto uomo che ha preso su di sé sofferenze e debolezze per dare speranze nuove. Quello che oggi tenta di fare la Chiesa, spesso accusata di aver perso il contatto con la gente per occuparsi solo di migranti. Evidentemente non si ha la percezione di quel che si dice. L’esperienza di Lourdes con i malati dell’Unitalsi ne è un esempio come pure il viaggio nella Bosnia Erzegovina dove ancora si leggono i segni della guerra, lì la Chiesa locale con l’aiuto di altre, compresa quella italiana, si sta dando un gran da fare».

First man e focus sull’Italia Un ampio spazio della rassegna sarà riservato all’anniversario del primo sbarco sulla Luna con proiezioni collegate e tante curiosità. Tra i temi portanti dell’edizione 2019 poi c’è il volontariato: «Vogliamo accendere i riflettori sull’Italia accogliente con le persone tutte – ha detto il numero uno della San Martino, prof Francesco Venturini -, con i più bisognosi, che dagli ultimi dati risultano essere i giovani peraltro». Il focus quest’anno è proprio sullo Stivale e in particolare sui milioni di persone che fanno volontariato. Nell’ambito del festival previsto un bando specifico su questo tema, l’anno scorso era riservato ai migranti ‘Come ci vedete’. «Fin dal 2005 – ha spiegato Casali – raccontiamo il mondo: Polonia, India Romnia, Marocco e tanto altro. Quest’anno sentiamo la forte esigenza di integrare gli italiani. Cerchiamo di conscerci a fondo. Stavolta a cucinare saranno i ternani e non mancherà il solito clima di festa con canti e balli». La scelta da un lato appare come opportunità per parentesi low cost, dall’altro una provocazione politica della serie ‘Prima gli italiani’. «Sarà ancora una volta faticoso, forse più che in passato – ha concluso Stefania Parisi dell’Istess – ma ce la mettiamo tutta come sempre».

@martarosati28

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