Raffella Clementi (a destra)

di Francesca Mancosu

In Italia, una donna su cinque ha problemi di fertilità. E, fra quelle che scelgono la strada della procreazione medicalmente assistita, solo il 50% è destinata a veder avverato il sogno di avere un bambino. Un ‘problema’ sempre più diffuso, spesso vissuto e nascosto come una colpa. Un dramma, a volte a lieto fine, raccontato dalla scrittrice e blogger ternana Raffaella Clementi nel libro ‘Lettera a un bambino che è nato’, che sarà presentato, alla biblioteca comunale di San Gemini, venerdì alle 18.30.

Un diario per mio figlio «All’inizio – racconta Raffaella – queste pagine dovevano essere solo un diario per mio figlio. Volevo regalarglielo per il suo primo compleanno». Poi, poco tempo dopo la sua nascita, la decisione di aprire un blog – mammamimmononsolo – per raccontare la sua esperienza ad altre donne, condividere le sofferenze appena passate, la gioia, e dare speranza a quante hanno deciso – o meditano – di ricorrere alla fecondazione in vitro. «È un percorso duro – prosegue Raffaella – e io sentivo il bisogno di dare un senso a quanto avevo vissuto, in un certo modo di ‘restituire’ la fortuna che mi era capitata, raccontando qualcosa che normalmente si preferisce tacere». In poco tempo, il blog diventa un ‘punto di incontro’ per tante donne, a cui si rivolgono anche diversi uomini, che spesso raccontano le esperienze vissute con la propria compagna.

Dal blog al libro E, dopo qualche mese, arriva la decisione – presa di comune accordo con il marito – di trasformare quel diario in un libro che «potesse dare un po’ di speranza e ridimensionare anche il senso di colpa, vergogna e inadeguatezza che colpisce le donne che non riescono ad avere un figlio naturalmente». Nel suo libro, Raffaella parla di «sentimenti, di figli di pancia e di cuore, naturali e adottati, nati dall’eterologa, di crisi individuale e di coppia», ma senza addentrarsi in disamine medico-scientifiche. A parlare, sono solo le emozioni. Che grazie al passaparola mediatico sono finite in altri blog sulle tematiche della maternità, in tv (in Rai e su alcune emittenti locali) e anche su qualche giornale nazionale, con diverse presentazioni in giro per l’Italia.

Un problema diffuso Un successo indicativo di quanto l’infertilità sia diventata ‘normale’, e assurta al livello di fenomeno sociale, che coinvolge un’intera generazione. Le cause – organiche o psicologiche – possono sono le più disparate, ma la responsabilità maggiore è da addebitare al progressivo innalzamento dell’età in cui si decide di diventare madri. «La voglia di affermarsi, o anche solo la mancanza di condizioni economiche e affettive stabili – ammette Raffaella – spesso può portare a rimandare la gravidanza, proprio nel periodo di maggiore fertilità, fra i 20 e i 30 anni. Convinte che ‘no, a me non capiterà mai’, magari si inizia ‘a provarci ‘dopo i 35, età in cui il patrimonio ovarico è già fortemente ridotto». Ma l’importante è far sì che non diventi un’ossessione, spesso condizionata da retaggi culturali tradizionalisti. «In Italia spesso manca una corretta informazione sulla fecondazione in vitro: la nostra legge ora permette di prelevare e crioconservare gli ovociti -cosa che prima non si poteva fare -, di fare analisi pre-impianto in caso di malattie geneticamente trasmissibili. Purtroppo, sussiste ancora il divieto della donazione di ovuli e sperma, ma speriamo che presto anche da noi possano essere adottate politiche diverse, di pari passo con il cambiamento della nostra società».