valentino paparelli (foto: squilibri.it)

di Francesca Mancosu

Aveva tante passioni, Valentino Paparelli: antropologo, ex direttore dell’Azienda di promozione turistica regionale, presidente dell’Associazione filarmonica umbra, docente di etnomusicologia all’università di Perugia. Infaticabile viaggiatore, ed alpinista, tanto da aver preso parte alla spedizione italiana sul K2, nel 2004. Ma i più, forse, lo ricorderanno per la sua attività di scoperta e raccolta dei canti popolari umbri, che lo impegnò per tutti gli anni ‘settanta.

Un progetto con il comune  «La scomparsa di Valentino Paparelli – ha dichiarato questa mattina l’assessore alla Cultura Simone Guerra – è una perdita rilevante per la cultura di Terni, in particolare nella valorizzazione e nella custodia della cultura popolare. La morte lo ha colto mentre stava lavorando a un progetto con il comune per l’acquisizione e la digitalizzazione delle raccolte di musica popolare che nel corso degli anni ha realizzato. Porteremo avanti e concluderemo questo progetto anche per rendere omaggio a una figura di assoluto livello della cultura ternana e umbra».

Portelli e Galeazzi  Con una passione senza pari e un registratore nella tasca, fra il 1973 e il 1980 Paparelli batté tutti i paesi del Ternano e della Valnerina, alla ricerca degli ultimi depositari della tradizione musicale umbra, incarnata da cantori come Trento Pitotti, Dante Bartolini, Americo Matteucci, Pompilio Pileri. Dallo stornello all’ottava rima, dalle serenate alle badarelle (le ninne nanne), dai canti del lavoro nei campi a quelli rituali per l’augurio di un anno felice, come il ‘Bonasera e bona gente’ fino alle passioni eseguite durante la Quaresima e ai maggi che celebravano il ritorno primaverile alla fecondità. E poi i canti di protesta politica e sociale, ricordati anche dallo storico Alessandro Portelli nel suo ‘Biografia di una città. Terni, storia e racconto’ (e confluiti nel disco ‘La Valnerina ternana. Una proposta di ricerca/intervento’) o resi ancora attuali dalla cantante folk Lucilla Galeazzi, che, ancora ragazzina, si avvicinò allo studio delle radici musicali umbre proprio grazie all’incontro con Paparelli e Portelli. Un patrimonio inestimabile e un archivio momumentale, attualmente conservato al Circolo Gianni Bosio di Roma, con oltre 1300 documenti sonori e 100 ore di registrazioni effettuate fra il 1973 e il 1980.

Il cordoglio della giunta regionale Appresa «con profonda tristezza» la notizia della morte di Paparelli, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini ha espresso, in un messaggio alla famiglia, «il più profondo cordoglio, a nome della Giunta regionale dell’Umbria e mio personale, per la scomparsa di una grande figura nel mondo della cultura della nostra regione. Ho conosciuto personalmente Valentino Paparelli – ricorda la presidente -, anche nella sua veste di direttore dell’Azienda di promozione turistica, e di apprezzarne le grandi doti e qualità umane, il suo senso delle istituzioni e del ruolo di dirigente pubblico. Valentino Paparelli fu però innanzitutto uomo di cultura, straordinario nella sua conoscenza e passione per le tradizioni popolari e musicali del nostro territorio. La sua scomparsa – conclude – lascia in noi un grande vuoto e il compito di far tesoro della tante e qualificate testimonianze ed opere, che Valentino ha prodotto nel corso della sua vita».

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