San Gabriele dell'Addolorata

di MA.T.

Nonostante fosse cresciuto anche lui alle pendici del Subasio, nella cittadella del Poverello non scelse l’ordine francescano ma quello dei passionisti. Insieme a San Benedetto da Norcia e a San Francesco d’Assisi, i capisaldi della santità della terra umbra che hanno dato la regola ma anche colonne solide alla chiesa millenaria, San Gabriele ricorda la particolarità di un territorio illuminato da eccezionali testimoni della fede.

Chi era Ebbe una vita breve ed è ricordato e venerato in terra d’Abruzzo dove concluse i suoi anni poco prima di diventare sacerdote. In Umbria la sua figura sembra essere messa in ombra da quelle monumentali di San Francesco, Santa Chiara, San Benedetto e gli altri santi che all’ombra del potere temporale hanno scelto l’opzione del Vangelo. Ma in Abruzzo lo ricordano particolarmente i giovani che 100 giorni prima degli esami di maturità campeggiano attorno al suo santuario invocandolo perché quell’ultima prova possa avere esito positivo. E’ considerato un santo miracoloso, di lui si racconta che gli altri confratelli passionisti quando erano al suo capezzale poco prima del suo transito, desideravano restargli al fianco per la serenità che trasmetteva e per la tranquillità con cui si affidò alla morte.

La storia Su Wikipedia vengono ripercorsi alcuni passaggi della sua esistenza: undicesimo di tredici figli, Francesco nacque ad Assisi, città di cui il padre Sante Possenti era governatore e che allora faceva parte dello Stato Pontificio sotto Gregorio XVI prima e Pio IX dopo.
All’età di quattro anni sua madre Agnese Frisciotti morì, e la famiglia seguì i vari spostamenti che la professione paterna comportava. Francesco andava bene a scuola, nonostante un’infanzia in cui vide la morte di tre sorelle e soprattutto della madre. Come un normale ragazzo della sua età Francesco attirava l’attenzione delle ragazze di Spoleto, città in cui la sua famiglia si era trasferita da Assisi.

La vocazione Durante la processione dell’icona del duomo di Spoleto, il 22 agosto 1856, Francesco sentì una voce interiore che lo invitava a lasciare la vita borghese per farsi religioso passionista. Nonostante le forti difficoltà presentategli dal padre, Sante Possenti, Francesco fu in grado di vincere tutti i suoi argomenti e di persuaderlo della natura genuina della sua vocazione religiosa. Francesco prese i voti nella comunità Passionista, assumendo il nome di ‘Gabriele dell’Addolorata’, che rifletteva la sua devozione per la Madonna Addolorata.

Dal Subasio al Gran Sasso Trascorse sei anni nella congregazione passionista (1856-1862). Verso gli ultimi due anni, quando era già di comunità a Isola del Gran Sasso, venne colpito dalla tubercolosi ossea, ma si sforzò sempre di seguire in tutto la vita regolare comunitaria compatibilmente con la sua situazione di malattia. Fino a due mesi precedenti la morte poté seguire le celebrazioni liturgiche. Mantenne fino alla fine la sua abituale serenità di animo, al punto che gli altri confratelli erano desiderosi di passare del tempo al suo capezzale, oltre i normali doveri di assistenza. Gabriele si rassegnò totalmente alla sua morte imminente. Prima che potesse venire ordinato sacerdote, per motivi di salute e per i torbidi politici (l’Abruzzo era da poco passato dal regno della Due Sicilie al Regno d’Italia), Gabriele morì, all’età di soli 24 anni, nel ritiro passionista di Isola del Gran Sasso (TE) stringendo al petto un’immagine della Madonna Addolorata.

Patrono dell’Abruzzo Benedetto XV ha canonizzato Gabriele nel 1920 e Pio XI lo ha dichiarato patrono della gioventù cattolica. Nel 1959, Giovanni XXIII lo ha dichiarato patrono dell’Abruzzo, dove passò gli ultimi tre anni della sua vita. Invocano la sua protezione gli studenti, i seminaristi, i novizi. È particolarmente ricordato e venerato dagli emigrati abruzzesi sparsi in ogni parte del mondo. Ha molti devoti in Canada ed in Australia.Numerose persone hanno riferito di miracoli ottenuti attraverso la sua intercessione e patrocinio. Santa Gemma Galgani sostenne che per intercessione di san Gabriele era guarita da una grave malattia. Con il suo esempio la santa lucchese definì meglio la sua vocazione passionista.

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