di M.T.
Che sia quella vera di San Francesco nessuno potrà mai dirlo con certezza, ma che questa versione sia per metodo utilizzato e per ricerca storica sia la iù prossima a quella del Poverello sembra non ci possano essere troppi dubbi. Il ‘Cantico delle creature’ di San Francesco ha ritrovato quindi la sua melodia originaria. E se qualche nota si può leggermente allontanare da quella primordiale sarà sicuramente perdonato. Una lunga ricerca quindi fa gioire oggi i frati di Assisi che possono cantarla proprio come amava fare ‘fra Francesco d’Assis’.
VIDEO. TUTTO LO STUDIO SPIEGATO NEI DETTAGLI
Ascoltata per la prima volta La presentazione inedita della melodia è avvenuta in occasione della 52° edizione della Festa del Cantico che si è aperta, sabato pomeriggio, a San Damiano, con la presentazione dell’ultimo libro di frate Alessandro Brustenghi, ‘Laudato si’ mi’ Signore – la melodia nascosta del Cantico delle creature’, recentemente pubblicato per i tipi della casa editrice Porziuncola e che contiene all’interno tutto lo studio compiuto per risalire alle origini della melodia. Un’occasione preziosa per ritornare a quella che è, probabilmente, la più celebre delle preghiere di san Francesco. Le fonti – scrivono i frati minori – ci informano che Francesco sul Cantico «vi fece sopra la melodia, che insegnò ai suoi compagni” (FF 1615). Il fatto che la melodia non ci sia giunta ha fatto sì che spesso si trattasse degli aspetti letterari del cantico trascurando completamente la sua dimensione musicale.
VIDEO. IL CANTICO DELLE CREATURE RISCOPERTO
Lo studio in un libro La presentazione del libro di fra Alessandro ha quindi offerto l’opportunità di tornare al Cantico dal punto di vista della sua musica. Insieme coll’Autore, è intervenuto maestro Vladimiro Vagnetti, amico di vecchia data di fra Alessandro, esperto di musica antica ed estensore dell’accurata introduzione del volume. L’aspetto forse più originale di questo lavoro è che l’autore non ha pensato di mettere in musica il testo secondo il suo gusto, magari con qualche stilema arcaizzante di sapore medievale (pensiamo a compositori classici come C. Orff o J. Rodrigo, o a cantautori come A. Branduardi); né si è limitato a riadattare melodie medievali note arbitrariamente scelte, ma ha scelto e assemblato il materiale musicale (melodie tratte dal Laudario di Cortona) avendo come premessa e come criterio la tecnica medievale della contraffazione. In altre parole, non solo ha usato materiale medievale, ma lo ha “lavorato” con una tecnica medievale.
La ricostruzione «E – scrivono ancora i frati i n una nota – la bellezza dell’antifona-ritornello (Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore, et onne benedictione) e delle strofe, cantate su un tono di tipo salmodico, ha conquistato i presenti. La musica è passata dalle orecchie al cuore, e dal cuore alla bocca; e l’ascolto si è fatto canto, quando, al momento del richiestissimo bis, fra Alessandro ha invitato il pubblico ad unirsi al coro nell’esecuzione dell’antifona-ritornello. Così si è cantato e pregato insieme, spontaneamente. Così doveva succedere otto secoli or sono, all’ascolto di un menestrello, di un trovatore, di un giullare… o di un frate: «Noi siamo i giullari del Signore – diceva Francesco ai suoi compagni – [… ] Che cosa sono i servi di Dio, se non i suoi giullari che devono commuovere il cuore degli uomini ed elevarlo alla gioia spirituale?».
Il messaggio «Laudate e benedicete mi’ Signore, et rengratiate et serviateli cum grande humilitate»: questa è la consegna di Francesco che p. Claudio Durighetto, ministro provinciale dei Frati Minori dell’Umbria, ha voluto affidare ai fedeli al termine della solenne celebrazione eucaristica che ha presieduto all’indomani presso San Damiano. Proprio qui, a San Damiano, nei primi mesi del 1225 frate Francesco, già gravemente malato e segnato dalle stigmate della passione del Signore, compose il celeberrimo Cantico delle creature. La celebrazione eucaristica è iniziata nel giardino del Cantico, memoria del luogo in cui, accanto al monastero, le Povere dame approntarono una capanna per Francesco e i suoi compagni, che vi trascorsero 50 giorni.
