Il reddito universale di base sarà al centro dell’incontro organizzato da Dialogando per il 20 novembre alle 18, negli spazi di Umbrò. L’appuntamento, intitolato «Brevi incursioni nell’attualità», proporrà una riflessione collettiva su un tema che attraversa le discussioni economiche e politiche degli ultimi anni con crescente frequenza.
Il reddito universale di base viene definito come un sostegno economico garantito dal governo a ogni adulto, senza alcuna condizione. Non dipende dalla disponibilità a lavorare, né dallo stato patrimoniale, né dalla situazione familiare o dal luogo in cui si vive. La sua natura incondizionata e universale lo colloca fuori dal modello tradizionale che lega il reddito al lavoro, offrendo una prospettiva diversa sul rapporto tra produzione, ricchezza e diritti sociali.
Il dibattito si inserisce in un contesto di profonde trasformazioni del lavoro. La tecnologia ha reso possibile produrre di più lavorando meno. Domenico De Masi ricorda che «a inizio Novecento in Italia 40 milioni di persone lavorarono 70 miliardi di ore. Nel 2019, con una popolazione di 60 milioni, le ore lavorate sono state 44 miliardi, con una produzione nettamente superiore». Le piattaforme digitali hanno introdotto nuove forme di creazione di valore, non sempre riconducibili all’attività lavorativa tradizionale. A questo si aggiunge la crescente precarietà dei rapporti di lavoro e la difficoltà, per una parte della popolazione, di costruire percorsi stabili e prevedibili.
Nonostante queste trasformazioni, il lavoro continua a essere considerato un elemento centrale nelle biografie individuali e nelle politiche pubbliche, che mantengono come obiettivo la piena occupazione. È una tensione che apre domande più ampie: chi crea davvero ricchezza in una società sempre più interconnessa e digitalizzata? E come andrebbe redistribuita questa ricchezza?
A questa domanda, l’idea del reddito universale di base risponde mettendo al centro la natura collettiva della produzione economica. La ricchezza, in questa prospettiva, nasce da un processo che coinvolge l’intera comunità e per questo deve essere condivisa da tutti. Si tratta di un’impostazione distante dalla logica del welfare tradizionale, basato sulla reciprocità tra sostegno e contributo. Il reddito universale di base, secondo i suoi sostenitori, rappresenta invece un’alternativa culturale e politica al modello capitalistico fondato sulla competizione, orientando l’attenzione verso una società più equa e solidale.
Il tema permette anche di riportare in primo piano il lavoro di cura, spesso escluso dalle statistiche e dalla valutazione economica. Attraverso il reddito universale di base, attività come l’assistenza familiare o la cura della comunità entrano nel campo della produzione di valore, distinguendo tra ciò che ha prezzo e ciò che ha valore nella vita quotidiana.
L’incontro di ‘Dialogando’ con Ambrogio Santambrogio, ordinario di Scienze politiche dell’università di Perugia, offrirà una panoramica delle principali analisi pubblicate in questi anni, tra cui i materiali della rivista «indiscipline» e il volume «Manifesto per il reddito di base» di Federico Chicchi ed Emanuele Leonardi. La rivista, che pubblica in open access attraverso Morlacchi University Press, sarà uno degli strumenti indicati per approfondire numeri, teorie e prospettive che alimentano il dibattito sul reddito universale di base.
