La Battaglia dei sassi di Salvatore Fiume

di Daniele Bovi

A Campo di battaglia, arrivata la sera, si raccoglievano morti e feriti in gran quantità. Uomini di ogni età che rimanevano a terra non per una delle tante guerre che sconvolgevano il mondo antico ma a causa di una delle più vecchie (e cruente) tradizioni perugine, quella della Battaglia dei sassi. La Battaglia è andata in scena con regolarità, per lunghissimo tempo, ogni primo marzo in quel Campo di battaglia oggi difficilmente leggibile in via XIV Settembre. Una sfida regolata da norme precise, estremamente violenta così come lo erano molti giochi dell’antichità, alla quale partecipava una città divisa in rioni mentre il pubblico si godeva lo spettacolo dall’alto sporgendosi dai parapetti della piazza del Sopramuro, oggi piazza Matteotti.

La litomachia Della «litomachia», ovvero della battaglia dei sassi, si parla già dal 1297 negli annali cittadini, che la descrivono come radicata e molto antica. Il gioco, se così lo si può definire, era il protagonista indiscusso di ogni primo marzo, giorno in cui la città festeggia uno dei suoi tre santi patroni, Sant’Ercolano, il defensor civitatis orrendamente ucciso tra il 547 e il 548 dai Goti di Totila, impegnati ad assediare alla città. Un Totila che non abboccò al vecchio trucchetto delle città assediate tentato da Sant’Ercolano, ovvero dar da mangiare l’ultimo sacco di grano all’ultimo agnello rimasto. Il messaggio che doveva passare era che la città aveva ancora risorse in grande abbondanza per resistere, mentre nella realtà era allo stremo.

Sant’Ercolano Totila però non si fa abbindolare e, una volta catturato Ercolano, lo scortica vivo per poi decapitarlo davanti a Porta Marzia; per completare l’opera, il corpo viene gettato fuori delle mura cittadine. Da qui nasce il culto di Sant’Ercolano, uno dei simboli più forti dell’identità cittadina, in grado di rappresentare l’anima civile e quella religiosa. Per lui il libero Comune costruisce la chiesa che ora porta il suo nome, alta come una torre. La città era divisa in due Parti, quella De Sopra che univa Porta Sole, Porta Sant’Angelo e Porta Santa Susanna e quella De Sotto, in cui militavano gli abitanti di Porta Eburnea e Porta San Pietro. Tutti questi rioni schieravano tre battaglioni, che entravano sul campo in successione.

Il ‘gioco’ C’erano i lanciatori armati di fionda che, una volta scagliate le pietre, si difendevano con la cappa; poi i «leggeri», chiamati così perché poco armati, che cercavano di conquistare il centro del campo, che è poi il vero scopo della battaglia. Da ultimo gli armati, decisamente meglio equipaggiati, si dedicavano al corpo a corpo. Leggermente in disparte c’erano i veterani, i più anziani, che entravano in azione quando il loro rione era in difficoltà o per soccorrere i feriti. In tutto anche duemila persone. Ad essere sconfitta era quella parte che veniva cacciata dal centro del campo o che, stremata, alzava bandiera bianca chiedendo la pace. Scene che Salvatore Fiume ha dipinto nella sala che porta il suo nome all’interno di palazzo Donini, sede della giunta regionale.

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Quando in città i perugini si prendevano a sassate per festeggiare ogni primo marzo Sant’Ercolano”

  1. Non so’ se e’ meglio ora che festeggiamo il 1 Marzo all’Iper !

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