Ferroni e la sua lampada portatile (M.A.Manti)

di M.Alessia Manti

«Siamo qui per dire Forza Perugia». Il messaggio di apertura di RNext, il tour di Repubblica delle Idee che fino ad ora ha toccato quasi tutte le sei finaliste per il titolo di Capitale europea della cultura 2019, rivolto ad una città che – come è stato detto nel momento dei saluti iniziali dal sindaco Andrea Romizi, il presidente della Regione Catiuscia Marini e Bruno Bracalente, presidente della fondazione Perugiassisi 2019  e da Arnaldo Colasanti, direttore artistico di Perugia 2019 – vuole abbandonare gli stereotipi» e «strappare la gioia ai giorni futuri», «puntando su idee di cambiamento e innovazione» e «restando uniti» come in questi tre anni di costruzione del progetto di candidatura.

No all’immagine da cartolina E proprio parlando dei punti di forza della candidatura Bracalente, Marni e Romizi hanno sottolineato la voglia di «percorrere insieme la strada» con l’obiettivo di vincere, ma anche di ricostruirsi sui valori fondanti della cultura e con un progetto che è comunque di forte cambiamento e discontinuità. Non a caso lo slogan di Perugia 2019 è «Seeding change», seminare il cambiamento. Poi è toccato alle storie ma prima di loro «La macchina della conoscenza», la conferenza del direttore di Repubblica Ezio Mauro.

LA FOTOGALLERY DELLA SERATA

Le storie del cambiamento Desiderio di cambiamento rispetto all’immagine da cartolina a cui spesso la regione è associata ben rappresentato dai protagonisti della serata, con le loro storie che hanno composto un racconto collettivo di un’Umbria più bella e più nuova. Il primo a raccontarsi è Brunangelo Falini. L’ematologo di fama internazionale – si vocifera in odore di Nobel – con la sua ricerca contro il cancro; poi alo, lo streetartist partito dai muri Perugia e che oggi colora i muri di Londra con le sue opere dedicate ai ‘losers’, i perdenti, «la parte più reale della società». Poi è toccato a Padre Enzo Fortunato che ha parlato di San Francesco e del pellegrinaggio ai tempi di internet, e Matteo Ferroni con le sue biciclette trasformate in lampade portatili create per illuminare le notti del Mali. Sul palco anche i fondatori del fablab Green Tales, degli «artigiani contemporanei», attaccati alle tradizioni, innovative proprio perchè «tramandarsi le esperienze è un processo in continua evoluzione». La matematica Emanuela Ughi ha spiegato come i numeri possano essere comprensibili a tutti, associati a passione e gioia, elementi indispensabili nel percorso faticoso della vita di un matematico.

I nexter La serata ha poi visto sfilare sul palco del Pavone i protagonisti della gara di startup. I cinque ragazzi, tutti stranieri, hanno in comune storie di coraggio e volontà. Tutti partiti da paesi diversi ma con la stessa voglia di farcela. Da Liliam Althuntas, cake designer brasiliana con alle spalle una storia di sfruttamento, che non ha mai smesso di sognare a Guk Kim, giovane imprenditore coreano di nascita e romano d’adozione, fondatore dell’App ‘Cibando’; da Tin Hang Liu e la sua automobile open source alla startup di Roland Ruff, ungherese, fondatore a Roma di ‘eadessopedala’, per consegne in bicicletta.

Suleman e la sua ‘resistenza’ ‘Barikamà’ nella lingua del mali significa ‘Resistente’. E’ il nome della cooperativa che dà lavoro a sei dipendenti. A fondarla il vincitore della gara di startup, Suleman Diara. 28 anni, del Mali appunto. Un campione soprattutto di tenacia, ha raccontato la sua storia. Partito dall’Africa con uno dei barconi di clandestini, un viaggio lungo quattro anni che lo ha visto prima in Sicilia, poi in Calabria, a Rosarno, per raccogliere le arance dove lavorava 12 ore per 20 euro. «Dopo il permesso di soggiorno sono arrivato a Roma – ha raccontato al pubblico di Perugia – e ho iniziato a fare yogurt biologico». Così, dopo l’ostacolo della lingua – il più difficile, ha detto – è nata’Barikamà’.

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