di Silvia Mirabelli
«Non si possono giudicare movimenti o leader politici come fascisti semplicemente perché xenofobi, perché fanno appello alla piazza e disprezzano la democrazia parlamentare». È questo uno dei passaggi chiave della lectio magistralis, intitolata «Il fascismo visto dal XXI secolo. Ritorno alla storia?», che Emilio Gentile ha tenuto mercoledì alla Sala dei Notari di Perugia. L’incontro con lo storico di fama internazionale, ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma La Sapienza, e considerato il maggior studioso italiano di storia del fascismo, è stato organizzato dall’Isuc, l’Istituto per la storia dell’umbria contemporanea.
La lectio All’appuntamento, patrocinato dal Comune di Perugia, hanno partecipato anche il presidente dell’Isuc, Alberto Stramaccioni, Luca la Rovere e Mario Tosti, professori del Dipartimento di Lettere dell’Università degli studi di Perugia. Un’iniziativa che si inserisce all’interno del progetto «Perugia incontra la storia. L’età contemporanea tra passato e presente». Al centro degli studi di Gentile ci sono alcuni temi della storia contemporanea come la modernità la nazione, il totalitarismo, le religioni della politica. Accademico dei Lincei, ha insegnato in Australia, Francia e Stati Uniti e molti suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue. Nel 2018 ha inaugurato a Perugia la mostra, organizzata dall’Isuc, «Nemici. La rappresentazione del nemico nelle cartoline della Grande Guerra».
Il fascismo è tornato Nel corso della sua lezione Gentile ha in primis sottolineato che «occorre riflettere sull’idoneità delle categorie politologiche tradizionali, per comprendere meglio lo scenario costituitosi agli inizi del XXI secolo. A 100 anni dalla nascita del movimento fascista, a oltre 70 dalla fine del regime, il fascismo è tornato. In rete – ha detto – e nei media l’allarme è al massimo livello. Il fascismo sarebbe un fenomeno che, abbandonate le vesti delle dittature totalitarie, avrebbe mutato le proprie caratteristiche vivendo una straordinaria stagione di rinascita». In realtà secondo Gentile il temuto avvento di un nuovo fascismo, «viene da un errore di interpretazione, ovvero dall’utilizzo della categoria “fascismo” come una categoria generica, un contenitore nel quale collocare realtà politiche molto diverse. Si pensi al fatto che l’aggettivo “fascista” viene utilizzato in maniera impropria, e viene applicato a personalità politiche come Donald Trump o Bolsonaro».
Una nuova narrazione Secondo lo storico quindi è un errore etichettare come fascista movimenti che hanno nel loro repertorio la xenofobia, l’appello alla piazza o il disprezzo della democrazia parlamentare. «All’inizio del XXI secolo – ha detto – tutte le ideologie politiche tradizionali come socialismo e comunismo hanno concluso il proprio ciclo di vita, mentre il fascismo sarebbe protagonista di un ritorno che viene definito “eterno”». Gentile sostiene che il fascismo non può essere definito eterno, perché dire che un fenomeno politico è eterno, significherebbe introdurre la categoria dell’eternità all’interno della storia umana, che per definizione non lo è. Questa tesi porterebbe quindi a produrre una manipolazione della realtà storica dando vita a una forma di «astriologia», risultato di una nuova forma di narrazione storica, mescolata con l’immaginazione e con una certa dose di spinte e «paure» derivanti dall’attualità). Inoltre, ha concluso Gentile, così facendo si negherebbe la definitiva sconfitta del fascismo nel 1945.
