di Daniele Bovi
Per gli Elleni di Brajo Fuso «sarà individuata una collocazione più idonea nell’ambito del percorso espositivo del museo». Ad assicurarlo è il soprintendente per i beni culturali e paesaggistici dell’Umbria Fabio De Chirico in una lettera inviata al Comune, alla Direzione regionale per i beni culturali, al museo di Palazzo della Penna e a Vanni Capoccia della Società di mutuo soccorso di Perugia che negli scorsi giorni ha sollevato il caso. Sulla sua pagina Facebook infatti Capoccia ha segnalato che le «tre belle ed importanti sculture metalliche del museo», opera dell’artista perugino vissuto tra il 1899 e il 1980, «sono state messe sotto i raggi del sole durante la gestione dell’assessore alla cultura della precedente amministrazione comunale di sinistra. Sotto quella dell’attuale assessore di destra, invece, vengono lasciate sotto le piogge scroscianti di quest’umido e piovosissimo mese di luglio». Capoccia spiega tutta la situazione al sindaco Andrea Romizi e, in una mail, al soprintendente De Chirico che, come visto, nei giorni scorsi ha assicurato che da lì sarebbero state spostate.
Abbandonate Come documentato da Capoccia però le opere di Brajo Fuso sono ancora lì: «Dato che hanno piegato le seggiole per farle asciugare, è stata prestata più attenzione ai tavolini di plastica – ha commentato amaramente giovedì Capoccia -, che alle opere del nostro bravissimo e generoso concittadino». Le intemperie di questo pazzo luglio di sicuro non giovano agli Elleni e lo stesso De Chirico nella lettera esprime preoccupazione: «Avendo verificato – scrive – che le due sculture sono state spostate dall’atrio al cortile di Palazzo della Penna e constatato che tale situazione potrebbe nel temo inficiarne la conservazione, si assicura che saranno rapidamente avviate le azioni più opportune alla tutela quali beni di interesse artistico». Medico-dentista al quale si devono numerosi brevetti, Fuso durante la guerra passa tre anni in Albania (dal 1940 al 1943) dove viene ferito. Costretto a rimanere fermo a letto per lunghi mesi, su incitamento della moglie Elisabetta Rampielli, pittrice, inizia a dipingere.
Il dottor bricoleur Dalla pittura piano piano Fuso nella sua sperimentazione comincia a usare materiali poveri, di riciclo, per creare opere come gli Elleni di Palazzo della Penna. Oggetti che passando dalle sue mani assumono un nuovo ruolo e una nuova identità. Negli anni pubblicherà anche romanzi, commedie e una raccolta di poesie. Nel frattempo in molti si accorgono del valore della sua opera. Tra gli altri, Giulio Carlo Argan (storico dell’arte sui cui volumi hanno studiato intere generazioni) che nel 1980 lo chiama «Il dottor bricoleur». L’artista e poeta francese André Verdet invece, scrisse che «l’Umbria può essere orgogliosa di avere avuto come figli tre artisti di eccezione, perentoriamente geniali, come se ne contano pochi nei secoli: Alberto Burri, Brajo Fuso, due vecchi amici, e Gerando Dottori il primo aero-pittore “futurista”. Tutti e tre hanno superato molti altri». Ora non resta che vedere quando e dove saranno più felicemente collocate le sculture del «Dottor bricoleur», che sul Monte Malbe ha dato vita al Fuseum che si può visitare ogni domenica mattina.
Twitter @DanieleBovi
