di Daniele Bovi
Un nuovo dossier con un nuovo slogan, oltre cento pagine dove ci sono «la conferma di molte scelte ma anche altrettanti cambiamenti». Sono online da martedì sul sito della Fondazione Perugia 2019 le 115 pagine con le quali la città si candida a capitale europea della cultura 2019 con lo slogan «Seeding change», ovvero «Seminare il cambiamento», mentre il precedente era «Fabbricare i luoghi». Il nuovo documento, che potrebbe essere illustrato alla città il 27 settembre all’auditorium di San Francesco al Prato, è stato presentato martedì durante una conferenza stampa dal presidente della Fondazione Bruno Bracalente, dal direttore artistico Arnaldo Colasanti, dall’assessore regionale Fabrizio Bracco e dai sindaci di Perugia e Assisi, Andrea Romizi e Claudio Ricci. «Intanto – dice Bracalente – voglio sottolineare che la scelta di metterlo online non la faranno tutti. Il dossier si regge su due pilastri: le politiche di trasformazione culturale della regione e gli eventi. Il concept lo abbiamo riformulato: è una proposta solida, affidabile e riteniamo di essere fortemente competitivi».
Cultura, coltivazione del pensiero Il progetto di candidatura quindi è stato ‘aggiustato’, spostando l’asse dal «Fabbricare i luoghi», che rimane comunque «tra gli obiettivi di lungo periodo» al nuovo slogan che «si lega coerentemente al programma culturale». «Uno slogan proattivo – come si legge nel documento – che connota chiaramente un processo. Si tratta da un lato di un gesto chiaro, deciso, abituale, ma anche antico e dall’altro di un gesto profondo che ha a che fare con l’etimo di cultura come ‘coltivazione del pensiero’. E così, come per seminare bisogna conoscere il territorio, i suoi ritmi, le sue caratteristiche, la stessa attenzione occorre per progettare una città».
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Le novità Rispetto alla versione relativa alla fase di preselezione, il dossier presenta cambiamenti molto rilevanti che riguardano la dimensione europea, «nella prima versione non ancora pienamente espressa», che si è «molto arricchita sia per quanto riguarda i temi della candidatura sviluppati nel programma culturale, sia con riferimento al coinvolgimento di artisti e organizzazioni culturali internazionali». Sviluppato in modo più compiuto anche il programma culturale (nella prima versione era solo abbozzato), che è stato pienamente strutturato in nuclei tematici principali e in un programma parallelo relativo alle scuole.
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Innestare nuovi modelli Con questo progetto si «vuole intervenire sulle fratture della città e sul suo patrimonio storico innestandovi nuovi modelli di sviluppo in cui Perugia2019 si pone come ‘seminatore’ di cambiamento, non bonificando i problemi ma ripartendo da questi, ripartendo “dalle piante ammalate” innestandole con quelle nuove, nate da semi nuovi, disseminati nel territorio».
Le tre sezioni I nomi delle tre sezioni, a loro volta suddivise in altre quattro, rappresentano un gioco di parole. La prima si chiama «I’mMature», che si può leggere anche come è scritto e senza apostrofo, «da immaturo a io sono maturo» è stato detto martedì: una sezione legata allo sviluppo individuale mentre la seconda, «I’mMerge», punta allo sviluppo della comunità agendo sulle «piante malate» afflitte da «mancanza e precarietà sociale». L’ultima si chiama «I’mMobile» e ha al centro il «racconto del territorio», riempiendo di senso e «capovolgendo gli stereotipi di una regione “green”, sospesa nel tempo».
La luna A scandire il tutto nel 2019 sarà un calendario che segue le fasi lunari «ispirandosi alla tradizione contadina e ai riti etruschi»: il 21 gennaio, giorno dell’eclissi lunare totale, ci sarà l’evento apertura (semina); il 12 luglio, eclissi parziale, l’«evento medio»; il 12 dicembre, ultima luna piena, l’evento conclusivo (raccolto). «Il budget per fare tutto ciò – ha detto Bracalente – è sobrio non tanto perché non abbiamo soldi o perché non l’abbiamo voluti investire, ma perché abbiamo voluto fare il meglio con poco».
Carte in regola «È un programma – spiega Colasanti – che ruota intorno al concetto di partecipazione, in grado di ridare al territorio la consapevolezza delle proprie radici». Un programma «che allude a un paziente lavoro di ricostruzione del tessuto urbano, sociale, culturale ed economico attraverso la valorizzare dell’individuo, della comunità, del territorio e dell’ambiente». «Abbiamo tutte le carte in regola – ha concluso Romizi – per fare bene. La nostra comunità ha fatto finalmente squadra e già questa mi sembra la vera novità. Ora dobbiamo essere uniti per questo ultimo pezzo di strada, sperando che sia l’avvio di qualcosa di più importante».
