di Maurizio Troccoli
Fosse solo una icona cattolica, san Francesco non sarebbe una star della modernità. Le insidie del digitale e de social, piuttosto che il secolarismo, lo avrebbero già polarizzato fino al punto di ridurlo a una minoranza di seguaci. E invece avviene esattamente il contrario. Lo testimoniano gli show, ma anche i risultati di vendite di libri, come il seguito on line, della narrazione che di lui ne fanno Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero, a seguito delle loro publicazioni di successo. E, siamo soltanto all’inizio del giubileo Francescano, ovvero dell’800nariodella morte di Francesco che, con queste premesse, promette un interesse vasto, e non solo tra fedeli e pellegrini, se il marketing sarà in grado di fare la sua parte.
I perché dei successi di Francesco, ancora oggi, sono talmente tanti e diversi da poterne trovare anche di contraddittori. Quello che tuttavia proviamo a indagare in questa occasione è la trasversalità. Francesco, per quanto radicale non è divisivo, non polarizza. Ma proprio nella sua radicalità ostentata, non nascosta, a tratti estrema, come raccontato proprio da Alessandro Barbero che rischia di farlo apparire persino ridicolo, se decontestualizzato, riesce a fare riconoscere in lui chi ha identità opposte. Francesco è pace, senza ispirarsi alla guerra per ottenerla e senza essere identificato col pacifismo, è ambientalista, animalista, ma con le braccia spalancate a chi la pensa diversamente.
E’ estremamente povero e strenuamente per i poveri, senza sognarsi di criticare i ricchi. E’ l’urlo più forte della storia, senza farsi sentire. E’ spirituale ma passando per il materiale, fino al sudicio. Fino intingere un morso di pane in una ciotola dove gocciola il sangue di un lebbroso – racconta Barbero -. E’ estremo, imponendo la moderazione, l’obbedienza: l’ha fatto con madre Chiesa, in una epoca di crociate e di insopportabile potere curiale, indicando ai frati la strada dell’obbedienza, nonostante. Quella del più servile atteggiamento, ai sacerdoti, ai vescovi. Francesco – molti lo sanno – non diventerà mai prete. Altri suoi stessi fratelli della prima ora, sì. La sua ossessione per la minorità è probabilmente oggi fascino per chi la interpreta come la massima espressione della forza e del saper essere leader. Ma, allo stesso tempo per quanti la interpretano come sublime elevazione della fragilità. Insomma, sempre più diversi, per estrazione sociale o per convincimenti, trovano una qualche ragione per considerare di interesse una nuova spigolatura di Francesco d’Assisi, che autori nuovi riescono a scorgere e a portare in scena.
IMMAGINI TRATTE DAI POST DI MARIA ELENA BOSCHI
Tra questi ce n’è uno che conosce San Francesco, particolarmente. E’ il vescovo appena nominato ad Assisi, Felice Accrocca che arriverà nel bel mezzo delle celebrazioni francescane e che offrirà un contributo di profondità nella investigazione centenaria di una brevissima esperienza di vita religiosa, di un piccolo uomo del 1200.
San Francesco è un fenomeno culturale. Le iniziative che hanno visto protagonisti Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero – libri, incontri pubblici, appuntamenti televisivi e contenuti online – stanno producendo numeri oltre le aspettative. L’overbooking registrato a Castenedolo, nel Bresciano, con oltre tremila persone all’interno del palazzetto e circa un migliaio rimaste fuori dai cancelli, è solo l’ultimo segnale di un interesse che non accenna a diminuire.

Francesco. Il primo italiano di Aldo Cazzullo, pubblicato da HarperCollins, è stabilmente ai vertici delle classifiche da mesi, con decine di migliaia di copie vendute e numerose ristampe. Analogo il percorso del San Francesco di Alessandro Barbero, edito da Laterza, che ha intercettato non solo il pubblico tradizionale della saggistica storica, ma anche lettori più giovani, già abituati a seguire lo storico torinese in tv e sul web. L’approccio classico ed esplorativo di Cazzullo sembra fare da contraltare all’effetto dirompente e sorprendete di Barbero, che punta a raccontare un Francesco che non ti aspetteresti. Quello che non è stato voluto raccontare, ha persino detto. Insomma si è offerto come colui che ha disvelato documenti nascosti, sottaciuti, tenuti segreti, per non danneggiare l’immagine sacra del Poverello, sucitando per questa via una forte curiosità nel pubblico.
La forza di queste iniziative sta anche nella capacità di uscire dal perimetro del libro. Gli incontri dal vivo, spesso organizzati in spazi sportivi o grandi teatri, fanno registrare il tutto esaurito con settimane di anticipo. Castenedolo si inserisce in una serie di tappe di grande affluenza, da nord a sud, che hanno trasformato le presentazioni in eventi culturali di massa. Non è un caso che lo stesso Cazzullo abbia parlato di un pubblico che «cerca nella storia strumenti per capire il presente», mentre Barbero ha più volte sottolineato come Francesco sia «una figura che ogni epoca riscrive, perché continua a porre domande scomode».
A questo si aggiunge il seguito televisivo e online. Le trasmissioni che vedono protagonisti Cazzullo e Barbero, in particolare gli speciali dedicati a san Francesco, hanno fatto registrare ascolti superiori alla media dei programmi culturali, con buoni risultati anche sulle piattaforme digitali. I video degli incontri e delle lezioni circolano sui social e su YouTube, accumulando centinaia di migliaia di visualizzazioni, mentre i podcast e i contenuti on demand prolungano nel tempo l’impatto degli eventi dal vivo.
San Francesco è ancora un gigante. Quanto più riesce a mantenersi piccolo, appare grande: un gioco evangelico che vale anche nel digitale. La sua è tuttavia una minorità che però si allarga senza arrossire di contraddizioni. Esattamente come la sua radicalità. Che puoi prendere da più punti di vista, tutti però che si risolvono nell’umiltà. Per questo Francesco è ancora una domanda, una inquietudine, se vogliamo una protesta. Ma non una divisione.
