Di bambini che uccidono non si parla volentieri. Non lo si fa oggi, e men che meno si faceva nel 1989, quando Paolo Di Orazio pubblicò Primi delitti, un’antologia di racconti che scardinava i tabù della società italiana mettendo in scena un’infanzia inquietante, violenta, disturbante. Un’opera che fece talmente rumore da arrivare in Parlamento, al centro di un’interrogazione per istigazione a delinquere. Ma che, a distanza di oltre trent’anni, continua a essere letta, ristampata, discussa. E a generare incubi.
Giovedì 19 giugno alle 18:30, Di Orazio sarà a Perugia per presentare Primi delitti e il suo seguito, Nuovi delitti, editi da D Editore. L’incontro si terrà a Popup in piazza Birago, uno spazio che negli ultimi anni si è distinto per la programmazione coraggiosa e fuori dagli schemi. A dialogare con l’autore, le sue storie – e i suoi fantasmi – ci sarà il pubblico: quello che ha amato l’horror più viscerale, ma anche chi è curioso di scoprire come un libro proibito sia diventato un testo di culto.

Primi delitti, oggi ristampato con una nuova prefazione e arricchito da illustrazioni originali, non racconta di criminali qualunque. I protagonisti sono bambini e bambine che – armati di coltelli, accette, urla – provano a esistere in un mondo che li ignora. Non è mai una violenza gratuita: è un grido, una rivendicazione, un trauma che si fa gesto. Sono l’innocenza che si ribella, che implode. E che torna in Nuovi delitti, ormai adulta, a confrontarsi con un orrore più strutturato, meno ingenuo, ma non per questo meno devastante.
Di Orazio, considerato uno dei padri dello splatterpunk italiano, non è solo scrittore. È stato editor della rivista Splatter, ha pubblicato per le più importanti case editrici indipendenti italiane, è batterista della band “Latte e i suoi derivati” ed è membro attivo della Horror Writers Association. La sua opera, tra narrativa e fumetto, è un lungo esercizio di discesa negli abissi: quelli dell’infanzia tradita, della società ipocrita, della psiche che vacilla.
L’incontro promette un viaggio nei meandri più scomodi dell’immaginario collettivo. Una serata per lettori che non temono di farsi domande scomode. E che sanno che, talvolta, l’orrore non sta nei mostri, ma negli adulti che dimenticano di essere stati bambini.
