di Lucia Caruso
Classe ’61, perugino d’origine, Danilo Fiorucci, torna ancora una volta a Monaco di Baviera per una mostra all’Europaishes Patentament, inaugurata il 10 novembre e che terminerà il 16 dicembre. Accanto alle sue opere quelle di Franziska Hass-Straben e Brigitte Steininger. L’incipit dell’esposizione risiede nel titolo: «What is beyond?», un interrogativo al quale da sempre l’uomo cerca di dare risposta. Cosa c’è dopo la vita? Qual’è l’oltre?
Quell’aldilà incalcolabile, indecifrabile, rappresenta un dogma scandagliato a fondo dal mondo dell’arte sin dalla notte dei tempi. Se nell’età classica, ed anche in seguito con l’avvento del Cristianesimo, l’aldilà è rappresentato e quindi immaginato come dimora, luogo fisico, con Dante e la sua Divina Commedia il concetto di aldilà inizia a delinearsi come condizione esistenziale.
Nelle opere che Danilo Fiorucci espone alla mostra di Monaco, si ritrova un oltre immateriale, quasi onirico, non tangibile, appena percepibile. I colori sono avvolgenti. Lampi di luce squarciano il turbinio del nero. La profondità concede ritmo all’opera.
La pittura di Fiorucci C’è un flusso energetico vitale in quella luce che esce forte e prepotente da un tunnel nero, come fosse una nascita. Il mistero della morte forse si ricongiunge al mistero dell’origine, disegnando un cerchio perfetto in cui vita e morte combaciano sino a divenire un’unica costruzione o il suo contrario.
La morte sembra poter restituire all’uomo, piccolo, mortale, finito, quell’infinitezza che lo porta ad essere un tutt’uno col cosmo, ma anche con il suo Dio generatore. La luce rappresentazione divina, di quel corpo che si fa spirito e di quello spirito che illumina le tenebre.
Hermann Schifferer Meritevole di nota la lettura che da Hermann Schifferer alle opere. «Danilo Fiorucci coinvolge lo spettatore con i suoi esperimenti sul colore. I pigmenti sono applicati densamente per concentrarsi sui temi come il cosmo, il silenzio, la vertigine. Trova una dimensione affascinante – continua Schifferer nel catalogo della mostra – per rappresentare distanze indescrivibili, per i segreti della relazione dell’uomo con l’universo e per la dimensione del tempo collegata allo sviluppo cosmico».

