di Danilo Nardoni
«La macchina fotografica era la nostra arma. Se c’erano militari a sparare in prima linea ce ne erano altri che stavano lì a fotografare». Emanuela Balelli utilizza le parole che gli ripeteva sempre il padre per spiegare cosa significasse essere fotografo militare e aver “catturato” la Grande Guerra: la Prima Guerra Mondiale vista attraverso l’obiettivo di Carlo Balelli, fotografo professionista marchigiano impegnato in prima linea sul fronte nelle squadre fotografiche dell’esercito. Momenti strategico-militari, immagini strazianti e situazioni di riposo e di svago “rivivono” così nei 240 scatti della mostra ‘Obiettivo sul fronte. La Grande Guerra nella fotografia di Carlo Balelli’ inaugurata il 24 novembre e visitabile nel centro storico di Perugia, presso Palazzo Lippi Alessandri, fino al 31 marzo 2019.
Organizzatori Il percorso espositivo, con in mostra anche oggetti, divise e tanti altri materiali che documentano la vita sul fronte, è stato realizzato del Centro Studi Carlo Balelli e dalla Fondazione CariPerugia Arte con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Perugia, dell’Università degli studi di Perugia, dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, dell’Isuc Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, del Museo Civico di Lugnano in Teverina e dell’Anmig Umbria, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra. Il progetto è curato da Giuseppe Trivellini e da Emanuela Balelli, figlia del fotografo militare e presidente del Centro Studi, il cui fondo – ha sottolineato durante l’inaugurazione – è conservato a Macerata. «Ma è grazie a mostre come questa che le foto di mio padre vengono però divulgate in tutta Italia» ha affermato la presidente Balelli, la quale ha poi ricordato che la mostra di quest’anno a Perugia arriva dopo quelle del 2015 (Macerata e Roma), del 2016 (Gorizia) e del 2017 (Modena). Con queste parole Emanuela Balelli traccia la figura del padre: «Un fotografo militare che è stato primo operatore di diverse squadre sia di montagna sia di campagna, un professionista preparato che attraverso l’acquisizione di tecniche come la fotogrammetria e la telefotografia ha messo le sue competenze al servizio dell’esercito, ma sempre firmandole con il proprio stile».
Gli scatti di Balelli Impegnato prima a Montemario nella sezione dirigibilisti specializzata nella fotogrammetria, poi nella zona dell’Isonzo e poi ancora sul fronte Dolomitico, Carlo Balelli ha immortalato i momenti e i temi più importanti del conflitto a partire dal 1914 e fino al 1919, a guerra conclusa, fotografando i paesaggi e le montagne, le trincee e i bombardamenti, gli armamenti e le forme di cameratismo tra soldati, la dimensione quotidiana dei soldati e il rapporto con le popolazioni locali, soprattutto donne e bambini. «Si tratta senza dubbio – è stato sottolineato dalla figlia del reporter – di un unicum in ambito nazionale che, oltre a costituire un importante documento storico per la costante presenza sul fronte di mio padre, rappresenta anche un corpus di significativo valore artistico». Tra gli scatti in mostra una suggestiva serie di fotografie panoramiche che coprono tutto l’arco alpino dal Podgora a Trieste e le riprese di vaste zone delle Alpi effettuate da 75 stazioni fotografiche d’alta quota. Una documentazione di grande rilevanza storica riguarda la vita degli alpini e degli artiglieri da montagna costretti a vivere nelle caverne, nelle trincee scavate dentro il ghiaccio, o in fragili baracche. Poi le postazioni della fanteria lungo l’Isonzo e il Piave, lo squallore delle trincee austriache conquistate dalle truppe italiane, i caduti abbandonati sul terreno nella terribile rigidità della morte. Drammatiche le immagini delle città italiane bombardate con le case, le chiese, i locali pubblici ridotti a scheletri inanimati a cui si contrappongono quelle cariche di umanità riguardanti la vita nelle retrovie: la messa al campo e il rancio, i bagni nel fiume e gli incontri dei soldati con le ragazze del luogo. Significative sono le foto di bambini che si divertono a simulare il gioco delle guerra con indosso delle vere divise militari, protagonisti per burla di un evento più grande di loro. Sono sempre opera di Carlo Balelli gli scatti ufficiali che hanno lasciato alla storia la presenza al fronte di importanti personaggi, l’arrivo dei plenipotenziari a Villa Giusti per la firma dell’armistizio, l’ingresso delle truppe italiane a Trento, l’arrivo di Vittorio Emanuele III a Trieste conquistata.
Archivio dei monumenti ai caduti Al nucleo centrale della mostra si aggiungono altre sezioni realizzate grazie ad altre collaborazioni con il territorio. Un video mostra il progetto ‘I monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale in Umbria: un patrimonio da conoscere, salvaguardare e valorizzare’, dal quale è stato tratto il volume ‘1918-2018 Cento anni di memoria. Rilievo e catalogazione dei monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale in Umbria’, un archivio digitale dei monumenti ai caduti del primo conflitto mondiale diffusi nel territorio umbro frutto di un lavoro di ricerca di cui è responsabile scientifico Paolo Belardi del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia. Un ulteriore spaccato degli eventi e dei momenti di vita che hanno caratterizzato la Prima Guerra Mondiale emerge da alcune foto proiettate in video fornite dall’Isuc che ritraggono la partenza per la Libia, le truppe in marcia, i prigionieri austriaci, le donne, i bambini e gli uomini anziani al lavoro nell’approntamento delle difese, i gruppi di ufficiali che brindano. In memoria della Grande Guerra anche tre divise originali fornite dal Museo di Lugnano in Teverina insieme ad oltre cento oggetti di uso quotidiano come gavette, borracce, elmetti, zaini, scatolette di cibo e persino mozziconi di sigarette.
Pietre della memoria A disposizione dei visitatori anche una postazione per accedere al sito ‘Pietre della Memoria’, un progetto pilota messo a punto dal Comitato regionale umbro dell’Anmig e poi esteso su scala nazionale che ha come fine la conservazione della memoria storica del territorio partendo appunto da una “mappatura” delle pietre che ricordano eventi, luoghi, date, nomi di tutto quanto è accaduto nelle regioni italiane o riguarda i cittadini negli anni delle due guerre. I reperti censiti sono catalogati attraverso una scheda in cui sono contenuti la tipologia (monumento, lapide, stele, cippo, etc..), la foto, il luogo di collocazione, il testo delle iscrizioni completo con nomi, il tipo di materiale utilizzato, lo stato di conservazione e l’ente preposto alla conservazione. Una delle caratteristiche più innovative del censimento consiste nella possibilità di localizzare esattamente il reperto attraverso le coordinate geografiche.
Info
‘Obiettivo sul fronte. La Grande Guerra nella fotografia di Carlo Balelli’
Palazzo Lippi Alessandri – Corso Vannucci, 39 – Perugia
Orari di apertura: dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 18.00; sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Ingresso gratuito.
Info e prenotazioni: palazzolippi@fondazionecariperugiaarte.it; www.fondazionecariperugiaarte.it.
