mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 09:41

‘My name is Francesca’, nello spazio di una galleria virtuale i lavori di tre artiste contemporanee

In risposta a questa epocale quarantena tre francesche (Fini, Leoni e Lolli) mettono in rete tre video-storie di resilienza e tre approcci vitalistici all’arte

Francesca Lolli, Espiazione

di D.N.

Tre donne. Tre storie di resilienza. Tre approcci vitalistici all’arte. Un’unione di intenti che vuole mettere in crisi l’oggettività di questo momento di crisi spostando l’attenzione dal luogo di cultura chiuso «per emergenza epidemiologica da COVID-19», recita il decreto ministeriale, al luogo di cultura aperto alla proiezione e al senso dell’amplificazione. Una messa in questione dei fatti. ‘My name is Francesca’ – nella sua estemporanea e inedita versione on-line (mynameisfrancesca.com) che inaugura lunedì 16 marzo alle ore 17 (visibile e visitabile fino al 16 aprile) in risposta a questa strana ed epocale quarantena italiana – è la mostra che raccoglie nello spazio di una galleria virtuale i lavori di tre artiste contemporanee: la romana Francesca Fini, Francesca Leoni da Forlì e la perugina Francesca Lolli. Ed è curata da Francesca Interlenghi, autrice, curatrice indipendente milanese e docente di Storia del Costume e della Moda da sempre interessata alla contaminazione dei linguaggi espressivi, che produrrà un testo di approfondimento a supporto del progetto.

GUARDA IL TEASER – ‘MY NAME IS FRANCESCA’

Video arte Si tratta di tre artiste che hanno sviluppato negli anni dei linguaggi caratterizzati da una forte originalità individuale, da una ricerca personale febbrile e vorace, muovendosi però nel comune campo delle arti cosiddette time-based, ovvero essenzialmente la performance art e la video arte. Il titolo gioca ironicamente proprio sul concetto di ‘nomen omen’, ovvero sul tentativo surrealistico di suggerire un legame fatale tra il nome e la damnatio artistica delle tre protagoniste. Perché proprio la performance art e la video arte? Si può trovare una connessione ideale tra una generazione, quella ampia che negli anni ’70 e ’80 ha chiamato le figlie Francesca, e la diffusione capillare, soprattutto tra le donne artiste, delle arti time-based, ovvero quelle forme espressive che utilizzano e manipolano il tempo, a differenza di quelle senza tempo come scultura e pittura? Possiamo distillare tutto questo in una saporita metafora generazionale del nostro Paese?

Cinque stanze tematiche La mostra si concentrerà proprio sulla natura ibrida dei lavori delle tre artiste che saranno fruibili in una galleria virtuale suddivisa in 5 stanze tematiche (Femmineo – Identità – Archetipi – Grande Madre – Inediti) popolate e animate da video-installazioni, testi, suoni ed azioni performative in live streaming. Per tutto il tempo della durata della mostra lo spettatore avrà libero accesso alla galleria e potrà immergersi in un percorso variegato e articolato che si presenterà come un dialogo serratissimo tra le diverse tematiche care alle artiste: il delicato equilibrio tra pubblico e privato, tra uomo e donna, tra eterno ed effimero (Francesca Leoni), il conflitto di genere e la questione politica dell’arte (Francesca Lolli), la tecnologia come arma femminile, la distorsione della bellezza e il cyborg (Francesca Fini).

Francesca Fini E’ un’artista interdisciplinare che da anni si muove in quel territorio di confine dove le arti si ibridano, cercando di distillarne la sua sintesi personale proprio nel linguaggio performativo e videoperformativo contemporaneo. Ha la sua base in Italia, ma espone, ricerca e lavora in tutto il mondo. Negli anni ha presentato il suo lavoro al Museo MACRO e MAXXI di Roma, al Guggenheim di Bilbao, al Schusev State Museum of Architecture di Mosca, alle Tese dell’Arsenale di Venezia, al Georgia Institute of Technology, a Tokyo per il Japan Media Arts Festival e molti altri. A Venezia ha preso parte alla prima Venice International Performance Art Week, nei suggestivi spazi di Palazzo Bembo. Nel 2014 e nel 2016 è stata selezionata da Bob Wilson per partecipare alla residenza artistica presso il Watermill Center di New York, e successivamente invitata alla Triennale di Milano per un evento del Watermill presso l’Illy Art Lab. Nel 2016 ha ultimato il film sperimentale ‘Ofelia non annega’, inserito da Adriano Aprà tra i migliori film italiani degli ultimi 20 anni. La Treccani cita Francesca Fini alla voce cyber-performance, tra artisti più significativi di questo linguaggio in Italia.

Francesca Leoni E’ nata in Italia ma è cresciuta in Brasile. Dopo il liceo si è trasferita negli Stati Uniti dove si è laureata in Scienze della Comunicazione presso l’Università della Carolina del Nord a Wilmington. Durante il college ha iniziato i suoi primi studi di teatro e performance, prendendo parte a produzioni teatrali e cortometraggi. Tornata in Italia, ha iniziato a lavorare con produzioni video e ha continuato a studiare teatro e performance. In particolare ha studiato cinema con il regista italiano Marco Bellocchio e si è diplomata al Teatro de Los Sentidos con il gruppo internazionale guidato da Enrique Vargas. Mettere insieme video e performance è sempre stato il suo obiettivo, ecco perché ha creato con Davide Mastrangelo il progetto di performance video Leoni&Mastrangelo, con cui co-dirige il Festival di new media Ibrida a Forlì.

Francesca Lolli E’ nata a Perugia, ma si trasferisce a Milano nel 1998 dopo un breve periodo di studi in filosofia nella città natale. Si diploma alla scuola di Teatro Arsenale come attrice e poco dopo si laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera. Durante gli anni dell’accademia lavora come attrice nella compagnia del Teatro Arsenale e partecipa a numerosi spettacoli (Il gioco dell’epidemia di E. Ionesco, Il berretto a sonagli di L. Pirandello, Pulp di C. Bukowsky, La chiesa di L. F. Celine, ecc…). Per la tesi decide di girare un documentario su un famoso fotografo newyorkese: Andres Serrano. Dal quel momento decide di cambiare la sua vita e di dedicarsi completamente alla video arte, alla performance e alla regia. La sua ricerca si concentra sulle diversità di genere e le questioni socio-politiche. I suoi lavori sono stati proiettati in numerosi festival nazionali ed internazionali.

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