Gianluca Marziani

Sincronie di Fausto Manara, Fratelli di sale di Claudio Marini e l’installazione sonora interattiva Deep carpet di Vincenzo Core. Ma soprattutto la collettiva Spoleto contemporanea realizzata col contributo di una sessantina di artisti spoletini o comunque legati alla città.

Mostre invernali Queste le mostre invernali di Palazzo Collicola, opening programmato per sabato 7 novembre alle 12, curate dal direttore artistico Gianluca Marziani, da sempre attento alle risorse artistiche e non solo del territorio, a volte sottovalutate, altre direttamente sconosciute, ma comunque nascoste tra le pieghe di una piccola comunità, quella spoletina, che non di rado fatica a cogliere, apprezzare e valorizzare le energie creative di giovani e meno giovani, che spesso gli si liberano silenziosamente sotto il naso.

Collettiva tutta spoletina Spoleto contemporanea. Lo sapevate che la città è ricca di energie, idee e visioni? È quindi una collettiva che Marziani si propone di fare il punto sulla Spoleto dei nostri giorni, offrendo una panoramica sul presente per definire le coordinate di quanto prodotto negli ultimi anni in città tra artisti veterani e giovanissimi, uomini e donne, tra coloro che sono rimasti e coloro che tornano, fino agli “stranieri” che hanno scelto Spoleto come città d’elezione: artisti statunitensi, europei ma anche italiani che qui si sono trasferiti, stabilmente o per lunghi periodi.

Marziani:«Generatore di connessioni umane e professionali» Del progetto Marziani dice: «Immagino il progetto come un ideale acceleratore di particelle atomiche, un generatore di connessioni umane e professionali che mapperà il territorio culturale, disegnando le linee dialettiche di una geografia multiforme e invitante. Fondamentale che sia nato in un momento propizio dell’anno, lontano dal clamore del Festival, nei mesi in cui le condizioni complessive invitano a un’attenzione speciale per una mostra che vuole essere un segno, da incidere profondamente nella storia di Spoleto. Una geocollettiva per riassumere il recente passato, per ragionare sul presente, per indicare le ipotesi adulte di un futuro condiviso. Una mostra come laboratorio d’idee e confronti, sorta di prontuario culturale che darà ordine ad un contesto unico ma delicatissimo, da maneggiare con particolare cura e imprescindibile rigore». Alla collettiva, che debutterà insieme alle due personali di Manara e Marini, ma anche all’installazione sonora interattiva di Core nella chiesa dei santi Giovanni e Paolo, seguirà venerdì 11 dicembre alle 17 e a Palazzo Mauri, una giornata di studi e confronti dal titolo Spoleto contemporanea. Ipotesi per un convegno. Tesi per un dialogo coordinata da Andrea Tomasini.

Chi espone In mostra con la collettiva gli artisti: Chiara Armellini, Sandro Bastioli, Michiel Blumenthal, Cosimo Brunetti, Edvige Cecconi Meloni, Andrea Chiampo, Nicoletta Di Cicco Pucci, Stefano Di , Cecilia Divizia, Do It, Emanuela Duranti, Pietro Elisei, Marcella Fabbri, Fabio Fabiani, Tommaso Faraci, Giorgio Flamini, Maurilio Galardini, Paola Gandolfi, Cristina Gasparrini, Jeffrey Isaac, Mary Judge, Ludmila Kazinkina, Robin Kennedy, Myriam Laplante, Eva LeWitt, Mahler LeWitt Studios, Francesco Marcolini, Carlo Maria Mariani, Girolamo Martella, James Metelli, Cesare Mirabella, Miriam Montani, Ennio Montariello, Gianluca Murasecchi, Leonardo Moro/Lorenzo Robusti, Romano Notari, Barbara Novelli, OB Queberry, Luca Valentino Paluello, Beatrice Passeggio, Roberto Pibiri, Anne & Patrick Poirier, Ilaria Proietti, Luca Pucci, Giacomo Ramaccini, Virginia Ryan, Paolo Romani, Maria Teresa Romitelli, Michele Santi, Marco Schiavoni, Fausto Segoni, Tau, Alessandro Tinelli (Casa Romana), Ivano Trabalza, Neysa Jin, Franco Troiani, Michael Venezia, Carol Venezia, JoAnn Verburg e Claudio Verna

Sincronie di Manara Le altre mostre propongono il percorso di Manara, psichiatra di professione, artista per attitudine elettiva, autore di un complesso progetto tra fotografia e linguaggio elettronico. Attraverso la quarantina di opere che compongono Sincronie si entra in uno spiazzante universo digitale, un mondo parallelo in cui la tecnologia diventa pittura e conferma il valore concettuale dello strumento tecnologico. A colpire da subito è la preziosa tessitura epidermica delle opere e l’originalità classica dell’impianto estetico, una visione fuori dall’ordinario che mescola la chiave del futuro con gli archetipi di antiche memorie.

Fratelli di sale di Marini «inizia – spiega Marziani – dove si formula la dimensione del lutto privato, nell’epicentro visivo in cui Claudio rimembra Giancarlo, il fratello morto di recente: è la perdita come filo di luce che traccia mappe nel nero catramoso. Le zone luminose somigliano a vele ma anche a polmoni, non a caso due forme che hanno bisogno di aria, di un flusso continuo per gonfiarsi e vivere. Volendo condividere il peso della memoria, l’artista ha inserito alcuni foglietti su cui sono appuntati numeri riguardanti faccende personali, momenti privati che saldano la fratellanza collettiva con una silenziosa frequenza dell’infinito leopardiano».

Deep carpet di Core Alla chiesa dei santi Giovanni e Paolo il compositore Core presenta un’installazione sonora interattiva dal titolo Deep carpet, secondo appuntamento del ciclo Opera celibe liberamente tratto dal concetto duchampiano di ‘macchina celibe’, un ciclo che si propone di sviluppare, tra gli affreschi dell’ex chiesa, una ricerca sul suono e sulla memoria attraverso una serie di installazioni d’arte digitale, con strumenti e sperimentazioni contemporanee in dialogo con la storia del luogo.

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