di Paolo Petroni
La famiglia come luogo di un teatro tragico, come recita di ruoli drammatici, di solitudine e incomunicabilità, è il tema comune dei due atti unici che, uno dopo l’altro, propongono Marco Calvani e Neil LaBute, registi anche uno del lavoro dell’altro in un fruttifero incrocio, che dopo il debutto a Spoleto, in collaborazione tra il Festival e il Fringe del La Mama, sarà in Spagna (in spagnolo, con attori spagnoli), poi negli Usa. Andrea Ferreol è la protagonista di «Roba di questo mondo» di Calvani cui, nonostante l’impegno di dare forza e chiarezza al suo italiano, dà quella forza drammatica, quella finzione sotto cui cova la tragedia, interpretando una matura signora logorroica e prepotente, alle prese col suo maggiordomo (un bravo Roberto Alemanno), sua vittima designata, col quale discute della preparazione della cena per misteriose ospiti del Mercoledì, alla presenza di un terzo personaggio che, seduto in poltrona, è assente e immerso nella lettura.
Incantevole Rituali che inciampano in piccoli gesti teneri che non riescono a manifestarsi, minime crudeltà che prendono il sopravvento, tra un ordine e un discorso, segnano il rapporto tra i due, che va crepandosi sempre più, sino ad arrivare a far intravedere una terribile verità, una sorta di recita che cerca di nascondere il fallimento di due esistenze, quella di una madre e di suo figlio. Due personaggi anche per «Incantevole» di LaBute con Urbano Barberini e Elisa Alessandro impegnati con vivacità e forza emotiva a dar vita all’incontro tra un maturo signore, pieno di imbarazzi e problemi, e una giovane, spregiudicata e provocatoria prostituta, in un confronto tra amore e sesso, tra soldi e scelte di vita, che, anche qui, nascondono una verità diversa, la disgregazione di una famiglia, anche se il finale, con una sua tenerezza nella lineare e misurata regia di Calvani, potrebbe anche lasciare aperta la porta a un minimo di ottimismo.
Lo spettacolo «Lo spettacolo nasce da un progetto ideato da me e LaBute, dopo che abbiamo simpatizzato trovandoci assieme a condurre un seminario lo scorso anno, che si chiama ‘AdA’, Author directing Author», spiega Marco Calvani, cui l’anno scorso proprio a Spoleto è stato consegnato il Premio Siae come miglior autore teatrale. «Drammaturghi e registi tutti e due, desideravamo lavorare assieme per osservarci e e arricchirci l’uno con l’esperienza dell’altro nello scambio reciproco dei nostri testi, brevi per poter essere rappresentati in un’unica serata. La cosa curiosa è, che, senza dircelo, tutti e due abbiamo scritto di recite e disgregazione di una famiglia», conclude la’utore e regista italiano, che la prossima stagione vedrà allestita al Metastasio di Prato e al Theatre Lucernaire di Parigi una retrospettiva sul suo lavoro, che quest’anno ha visto il successo in Germania e in Italia della sua forte e spietata «Penelope in Grozny».

