di Martina Dominici
Presidente di uno dei due rami del parlamento, parlamentare europeo, senatore a vita e due volte capo dello Stato. Giorgio Napolitano ha sommato su di sé numerose cariche politiche che lo hanno reso un personaggio di gran rilievo dell’età repubblicana.
Assumendosi il difficile e duplice ruolo di figlio, privilegiato dall’osservazione interna di questioni al mondo offerte solo in superficie, ma al contempo esposto al rischio del filtro affettivo, Giulio Napolitano prova a ripercorrerne la storia con affettuosa oggettività.
Una storia che è indissolubilmente legata ad un pezzo della storia politica italiana.
“Il mondo sulle spalle” è un libro a tre livelli: è un’autobiografia, quella di Giulio Napolitano che condivide la passione politica del padre ma sceglie una strada lavorativa diversa, dell’avvocatura e della docenza; è una biografia, quella di Giorgio Napolitano, ed è un pezzo della storia politica d’Italia.
Il libro è stato presentato lunedì nella sede della Fondazione Perugia, alla presenza di Mauro Agostini, ex parlamentare, Catiuscia Marini ex presidente Regione Umbria, Antonio Bartolini ex assessore regionale e Alessandro Campi, storico.
Giulio Napolitano non esita a mettere a nudo l’intimità e la tenerezza di quello che, pur nella sua veste di politico, non era altro che suo padre. Un padre che nelle lettere riservate al figlio, tutte riportate nel libro, risulta attento a dar consigli ad un ragazzo che cresce e si appresta a vivere il suo futuro.
Il ritratto è quello di un uomo attento, curioso, ironico, la cui vita privata era inestricabilmente legata al lavoro ed alla passione politica, la stessa che lo portò a conoscere sua moglie anche lei attiva nella militanza all’interno del partito.
“Casa, famiglia, partito” è il capitolo con cui si apre il libro ed è il racconto di come, Napolitano, dopo essere diventato comunista riesce a diventare uno dei più importanti leader del partito. Ma è anche un racconto della formazione e della costituzione dei grandi partiti di un tempo, quella della famiglia politica, la cui solidità risiedeva proprio nell’intreccio tra politica, militanza condivisa, faccende familiari ed affetti.
La penna dell’autore non si sottrae ad appunti di azioni politiche, a questioni personali e neanche ai giudizi politici.
Nel corso delle pagine viene rievocato il famoso dissidio di Giorgio Napolitano con Berlinguer, nel 1981, all’epoca dell’intervista di Scalfari, la più famosa e citata sulla questione morale: Berlinguer dichiarò un’ avversione del P.C rispetto al sistema politico contemporaneo che, mancante di passione, ormai esclusiva macchina di potere, stava degenerando. Napolitano, desideroso di creare un’alternativa di sinistra che andasse oltre al solo partito comunista, criticò aspramente le parole di Berlignuer, pur rimanendo isolato in questa scelta.
Il romanzo ricorda il rapporto del presidente con un giovane Renzi e ancora i giorni difficili in cui venne presentato il primo provvedimento per rispondere ai mercati del governo Berlusconi.
Gli aneddoti si inanellano uno dopo l’altro all’interno di un libro denso ma godibile il cui il filo conduttore rimane la figura di un uomo incapace di vedere l’attività politica separata da quella culturale. ‘Mio padre ha dato una lezione di metodo. Si possono avere idee diverse su quale sia il bene per il nostro paese e su quale sia la visione di fondo, ma non deve mai mancare la capacità di guardare oltre gli interessi di parte, di rivedere autocriticamente le proprie posizioni’ – spiega Giulio Napolitano – ‘La politica è una cosa aspra ma va svolta nel rispetto di determinate regole e serve la capacità di ascoltarsi, rispettarsi e di riconoscere i meriti altrui. Chi fa polita non può concedersi il lusso del pessimismo, deve sempre lavorare per trovare una soluzione’ chiosa Giulio Napolitano, ricordando gli insegnamenti del padre, rimasti ad eterna eredità.
