Oltre 800 pagine divise in due volumi per indagare a fondo i tanti aspetti degli ultimi 150 anni di storia regionale. Si chiama «Storia dell’Umbria dall’Unità a oggi» l’opera, in due volumi, curata da Mario Tosti, presidente dell’Isuc (l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea), ed edita da Marsilio che verrà presentata mercoledì alle 17.30 a palazzo Donini nel corso di un incontro al quale parteciperanno, oltre a Tosti, la presidente Catiuscia Marini, Ivo Biagianti (Università di Siena), Marco Severini (Università di Macerata) e Alberto Sorbini (direttore dell’Isuc). «Un progetto – spiega l’Isuc – che ha l’ambizione di offrire occasioni di riflessione e linee interpretative in grado di orientare le politiche regionali di sviluppo economico, sociale e culturale».
I temi fondamentali Un’opera che esprime «l’esigenza di riflettere, sulla scorta delle nuove fonti acquisite e del rinnovamento storiografico prodotto a partire dal tramonto delle ideologie novecentesche, sui temi fondamentali della storia regionale». Il primo volume si occupa di «poteri, istituzioni e società», con saggi di Matteo Aiani, Luciana Brunelli, Augusto Ciuffetti, Fulvio Conti, Antonio Pio Lancellotti, Paolo Marzani, Giancarlo Pellegrini, Paolo Pellegrini, Alberto Stramaccioni, Mario Tosti e Ferdinando Treggiari. Al centro ci sono i complessi rapporti tra le istituzioni politiche, economico-sociali e educative e la società, in relazione soprattutto ai mutamenti storici nazionali e a quelli generati dalle forze esterne al contesto regionale, nella ricerca di nuovi equilibri in grado di coniugare, nell’arco di tempo considerato, caratterizzato da una progressiva dilatazione della sfera della partecipazione e dell’impegno politico, la stabilità delle strutture con il mutamento.
I saggi I saggi presentano un modello sociale che, dall’Unità al fascismo, vede al suo apice ceti dominanti favorevoli al perpetuarsi di un modello economico fondato essenzialmente sull’agricoltura mezzadrile; tuttavia non trascurano di mettere in evidenza la presenza di quei fattori di accelerazione che nel secondo dopoguerra modificheranno profondamente gli assetti politici e le dinamiche sociali. Un esempio ne è la stampa, tradizionalmente dipendente da testate nazionali, che vivrà momenti di effervescenza e di proposta. La massoneria poi è stata finalmente indagata nella sua capacità di radicamento nella società civile e anche la Chiesa, condizionata nel passato da fattori delimitanti quali il modernismo e il comunismo, si aprirà alla nuova stagione conciliare rinnovando il tessuto religioso e innestandosi perfettamente con la spiritualità da sempre espressione privilegiata dell’Umbria.
Secondo volume Il secondo volume invece ha come sottotitolo «Uomini e risorse» e presenta gli scritti di Paolo Belardi, Angelo Bitti, Odoardo Bussini, Luca Calzola, Francesco Chiapparino, Renato Covino, Stefano De Cenzo, Anna Maria Falchero, Ruggero Ranieri, Alberto Sorbini e Manuel Vaquero Piñeiro. Qui si parlerà del complesso rapporto tra uomo e ambiente, mezzi e sviluppo, in una realtà territoriale dove, nel periodo considerato, l’equilibrio tra risorse e consumi continua a essere elemento determinante delle dinamiche sociali e relazionali e dove l’avvio di processi di modernizzazione provoca spesso pauperizzazione e mobilità. Dal libro emergono i caratteri salienti di una regione che, almeno per tutta la prima metà del Novecento, nonostante la presenza di un vero e proprio centro industriale come Terni, resta una realtà che lega il suo meccanismo di sviluppo solo alla possibilità di sfruttamento delle risorse agricole.
Sviluppo e sottosviluppo Tra Otto e Novecento, sotto la spinta di un ristretto nucleo di agrari illuminati e all’azione di istituzioni agrarie come i comizi e le cattedre ambulanti, l’agricoltura regionale conobbe un intenso processo di modernizzazione che tuttavia rimase privo di unità e in alcuni casi fu all’origine di un intenso fenomeno migratorio. Pare accertato tuttavia che gli accresciuti redditi in agricoltura furono in grado di sostenere un limitato sviluppo nel settore industriale: sorsero o si consolidarono numerose imprese nell’ambito dell’industria metallurgica, meccanica, estrattiva, tipografica. La rottura del tradizionale sistema economico e sociale si avrà essenzialmente solo a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, quando le nuove possibilità offerte dallo sviluppo economico italiano e anche da quello regionale si tradurranno in un’accelerazione che modificherà profondamente gli assetti politici e le dinamiche sociali.
