mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 07:30

L’obbedienza di San Francesco alla Chiesa ha una prova: sul suo saio pezzi del mantello del vescovo

Era quello davanti al quale si spogliò, quello che lo aiuto ad essere ricevuto dal Papa, quello che lo incontrava e gli suggeriva come procedere

di Maurizio Troccoli

Il rapporto tra Francesco e il suo vescovo è la risposta a una intensa domanda nel Francescanesimo: quella sull’obbedienza francescana alla Sacra romana Chiesa, a tutti i costi. Anche se rifiutati, respinti o considerati eretici. Insomma quell’obbedienza a tutti i costi è stata a lungo studiata e analizzata. E, nonostante da tempo si conoscesse il rapporto particolare tra il vescovo del primo periodo della conversione di Francesco e il poverello da Assisi, oggi un piccolo simbolo ne suggella la verità storica. Che è molto di più di un segno di amicizia e di empatia. E’ invece il simbolo dell’obbedienza francescana, del servizio alla Chiesa di Roma, che i francescani continuano a rivendicare nel particolare rapporto che è sempre esistito – e che maggiormente ora esiste – tra il loro ordine e il Papa.

I pezzi del mantello San Francesco riportò pezzi del mantello del vescovo Guido sul suo abito penitenziale: è questa la deduzione a cui è arrivata dopo lunghe ricerche scientifiche e studio dei materiali, la restauratrice senese Maria Giorgi che, nei giorni scorsi, ha tenuto diverse conferenze sul tema, di cui una a Londra e una a Siena. A Londra in Saint Stephen’s Church Hall si è infatti tenuta la conferenza annuale della Società per lo studio del tessuto e del costume medioevale  (http://medats.org.uk/) , Medieval Dress and Textiles Society dal titolo ‘Wool Cloth, Clothing and Culture’. Tra gli interventi c’è stato proprio quello della Giorgi: “The first cowl of St Francis of Assisi and the mantle of Bishop Guido”. Il lavoro accolto con estremo entusiasmo al convegno londinese, illustra gli studi sui materiali rinvenuti nel 2007 tra cui alcuni frammenti ritrovati in una scatola e altri avvolti in un rotolo, recanti un cartiglio ‘Sacro Pallium, mantello del vescovo Guido’. I reperti confrontati con il primo abito penitenziale di San Francesco dopo numerose analisi scientifiche e tecniche, hanno confermato la compatibilità delle fibre rinvenute sulla prima veste con i frammenti tessili scoperti nel 2007. L’altra presentazione si è tenuta il 23 maggio scorso alla Biblioteca comunale degli Intronati a Siena. Dopo la tappa senese, la ricerca verrà presentata anche al congresso: ‘Fibres in early textiles from prehistory to ad 1600’ dell’università di Glasgow, dal 6 all’8 giugno. La prima illustrazione del procedimento che ha portato all’ipotesi, confermata dagli studi, che San Francesco riportò pezzi del mantello del vescovo Guido sul suo primo abito penitenziale è stata presentata dalla Giorgi il 14 maggio 2017 nel corso della settimana di eventi per l’inaugurazione del Santuario della Spogliazione di Assisi. Continua il lavoro di ricerca della Giorgi, restauratore/conservatore già responsabile della collezione tessile delle reliquie di San Francesco e Santa Chiara presso il Protomonastero delle Clarisse di Assisi che ha curato tra gli altri, il restauro delle reliquie di San Bernardino della Basilica dell’Osservanza di Siena e Massa Marittima, i parati di Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati sede della Presidenza della Regione Toscana a Firenze, l’opus anglicanum Piviale di Pio II di Pienza, la casula di San Panfilo Sulmona, la collezione tessile del Museo di Palazzo Venezia e del Museo d’Arte Orientale di Roma, parte della collezione di arazzi del Palazzo del Quirinale. Molti di questi lavori sono stati dalla Giorgi pubblicati e presentati in congressi nazionali ed internazionali.

L’obbedienza e la storia Il vescovo Guido è quello della nota vicenda della restituzione di ogni bene da parte di Francesco al padre Pietro di Bernardone, spogliandosi in pubblico. Ricostruzioni storiche lasciano immaginare un rapporto tra il penitente Francesco e il vescovo di Assisi, che va oltre la formale relazione tra capo ufficiale della Chiesa assisiate e religioso. Sembra che Guido sia tra i cardini del principio francescano dell’obbedienza. Nonostante le accuse di ‘eresia’ mosse nei confronti dei primi nuclei dei frati, Francesco, volle e pretese proprio dai suoi amici di non indietreggiare mai dall’obbedienza e dal servizio alla Sacra Romana Chiesa. Obbedienza comunque e a tutti i costi. Anche tra i primi frati c’era chi invitava comunque a valutare l’opzione di un percorso religioso autonomo, fuori dalla Chiesa. Ma Francesco doveva edificare una chiesa nuova dal suo interno e non diversamente. Era la sua missione affidatagli dal crocifisso di San Damiano: «Va e ripara la mia casa». Il vescovo Guido «fu coinvolto nelle prime vicende dell’esperienza religiosa di Francesco d’Assisi – è quanto riporta l’enciclopedia Treccani -. L’unico episodio della vita di Francesco che certamente rientra nel periodo del pontificato di Guido è la rinuncia ai beni paterni. Nel gennaio o febbraio 1206 Pietro di Bernardone condusse il figlio davanti al vescovo (l’unica autorità che Francesco riconosceva) per riavere le proprie sostanze. Rispecchia bene la preparazione canonistica di Guido il consiglio che egli diede a Francesco di rinunciare ai beni paterni per non destinare a finalità religiose il denaro che il padre, mercante, aveva guadagnato illecitamente. Quando Francesco si spogliò davanti a tutti in segno di rinuncia all’eredità, Guido. lo abbracciò e lo rivestì del suo pallio. Dopo quell’episodio, di contro alla generale ostilità dell’ambiente cittadino verso Francesco, gli accordò favore e protezione, incontrandosi spesso con lui e consigliandolo. Le fonti agiografiche, tutte concordi nel definire Guido come uomo pio e saggio, sembrano suggerire che egli maturò una sempre più profonda percezione della novità spirituale dell’esperienza di Francesco. Questi, dal canto suo, rivelava che proprio il rapporto privilegiato instaurato con Guido gli instillò il rispetto per l’autorità ecclesiastica. Quando Francesco nella primavera del 1209 o 1210 decise di presentarsi davanti a Innocenzo III per sottoporgli la sua nuova forma di vita, G. si trovava a Roma e gli offrì il suo aiuto per entrare in Curia, ove godeva di notevoli appoggi, procurandogli la mediazione del cardinale Giovanni di S. Paolo, che introdusse i penitenti assisani al cospetto del pontefice».

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