di Chia.Fa.
«La Regione trasformi il Teatro Lirico Sperimentale in fondazione, con un impegno anche per i fondi da destinare alla formazione di giovani cantanti. Ma servono anche strategie e visioni per il futuro, Spoleto può essere il distretto dello spettacolo: c’è, per dirne una, il deposito del Festival dei Due Mondi in cui si possono produrre scene». Dà le sue coordinate per traghettare in acque meno più sicure l’istituzione artistica, il direttore generale Claudio Lepore, affiancato dai sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, che mercoledì mattina a palazzo Mauri, insieme ai dipendenti e ai precari del Lirico, sono tornati a chiedere un intervento immediato per il rosso di bilancio da mezzo milione generato dal taglio di fondi e uno strutturale.
«Creare fondazione come Teatro Stabile» «Dopo 72 anni di prestigiosa attività dello Sperimentale – ha detto Lepore – credo che la giunta regionale debba fare uno sforzo, con tutte le amministrazioni comunali toccate dalla nostra Stagione lirica, e istituire una fondazione regionale a rigore di legge: gli enti locali ne diventerebbero soci, sul modello del Teatro Stabile dell’Umbria, che infatti dalla Regione ottiene circa 900 mila euro di contributo contro i 90 mila circa che vengono riconosciuti al Lirico, che resta limitato al fondo regionale per il pubblico spettacolo, che per l’intera Umbria prevede dotazione complessiva di 550 mila euro». La proposta di un Teatro Stabile della Lirica rappresenta una risposta allo sprone arrivato dai sindacalisti Mario Bravi, Francesco Bonini, Riccardo Gradassi e, più degli altri, Alessandro Piergentili che ha bollato la crisi dello Sperimentale di Spoleto come «il paradigma della contraddizione umbra, dove si parla tanto di nuove forme di sviluppo economico legate ad ambiente e cultura, ma dove al contempo si fatica a discutere e trovare soluzioni per il Lirico. Ritengo, quindi, che le forze politiche debbano misurarsi con questo approccio alle estreme difficoltà del Lirico, indicando soluzioni immediate e prospettive, perché – ha concluso – questa istituzione può rappresentare una strada di sviluppo percorribile». Lepore indica le coordinate, ma in effetti la rotta è tutta da tracciare. Coi conti in rosso che autonomia di operatività ha il Lirico se non dovessero arrivare interventi? «Il primo ottobre potremmo chiudere», dice Lepore che poi elenca i 14 Teatri italiani più indebitati e le esposizioni sfiorano quota 50 milioni, contro il mezzo milione del Lirico di Spoleto. In chiusura molto diretto Bravi: «Dobbiamo sederci al tavolo con la presidente Catiuscia Marini e l’assessore Fernanda Cecchini».
@chilodice
