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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 00:57

Linfoma di Hodgkin, Ue finanzia ricerca: Studi a Stanford e Perugia

La ricercatrice destinataria esplora un ambito poco noto della malattia e indagherà le mutazioni genetiche

La ricerca contro il tumore che colpisce particolarmente i giovani ottiene un accelerazione grazie al finanziamento dell’Unione Europea. A riceverslo è la ricercatrice Luisa Tasselli destinataria del ‘Marie Skłodowska-Curie Actions Individual Fellowship’, per la realizzazione di un progetto di ricerca ideato insieme al professore Enrico Tiacci e finalizzato a studiare i meccanismi genetici alla base del Linfoma di Hodgkin.

Ematologia I due scienziati operano nella sezione di Ematologia (coordinata dal professore Brunangelo Falini) del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia, diretto dal professore Vincenzo Nicola Talesa.

La ricerca Il Linfoma di Hodgkin è uno dei tumori più frequenti nei giovani ma è molto difficile da studiare in quanto le sue cellule tumorali sono pochissime e disperse in mezzo a un numero molto più alto di cellule infiammatorie normali. «Recentemente, però – spiega il professore Tiacci – mediante una minuziosa microdissezione al laser siamo riusciti a isolare queste rare cellule tumorali dai tessuti dei pazienti e ne abbiamo poi sequenziato tutti i geni. Abbiamo così scoperto nuove mutazioni geniche in una larga percentuale di casi, le quali potrebbero perciò essere importanti cause nello sviluppo della malattia».

Nello specifico Il programma Marie Curie, che supporta la reintegrazione in Europa di ricercatori esperti con grande potenziale, ha quindi in questa occasione premiato il connubio tra le competenze in campo di regolazione genomica acquisite dalla ricercatrice Tasselli durante la sua esperienza di ricerca, durata più di otto anni, a Stanford, una delle più prestigiose università degli Stati Uniti, e l’expertise internazionalmente riconosciuta del professore Tiacci nella genetica e terapia mirata dei linfomi e delle leucemie. La ricercatrice si dedicherà, infatti, a studiare la funzione di uno dei geni più spesso mutati nel linfoma di Hodgkin, il fattore trascrizionale Stat6, e cercherà anche di scoprire nuove mutazioni al di fuori dei geni, nella parte di genoma (pari a ben il 98%) che non codifica le proteine e la cui funzione è ancora poco conosciuta. A questo ambito, perlopiù inesplorato,Tasselli ha già dedicato parte delle sue ricerche, centrate sullo studio della regolazione e funzione di alcune parti del genoma non-codificante nella prevenzione di alterazioni cellulari associate con il cancro.

‘Marie Curie’ «Questo finanziamento in nome di Marie Curie, la prima donna vincitrice di ben due Premi Nobel – sottolinea il professore Talesa – è per Tasselli un grande onore e una spinta in avanti per continuare con entusiasmo nel suo progetto di ricerca e nella sua crescita professionale». Il finanziamento “Marie Curie” è stato ottenuto dalla ricercatrice dell’Ateneo di Perugia dopo aver superato una selezione molto competitiva (quasi 700 proposte, di cui in genere meno del 15% accettate) – precisa il professore Helios Vocca, delegato del rettore per il settore Ricerca -, ed è specificamente dedicato a ricercatori che abbiano avuto un’interruzione di carriera di almeno un anno, interruzione che in questo specifico caso è stata legata alla nascita di una figlia.

La figlia e la carriera «Dedicarmi a tempo pieno, per un anno, alla mia bimba appena nata e al fratellino più grande, è stata la scelta giusta per la mia famiglia e un momento bellissimo della mia vita – dice Luisa Tasselli -. Non nascondo, però, che questa decisione ha richiesto del coraggio, poiché interruzioni e impegni familiari possono essere penalizzanti nel mondo accademico, soprattutto perché coincidono spesso con il momento della carriera in cui si cerca di acquisire indipendenza e costituiscono uno dei motivi per cui le donne faticano più degli uomini ad avanzare nelle loro professioni scientifiche. L’augurio è che ci siano sempre più sostegni, come questo, perché madri e padri che lo desiderano possano decidere con maggior libertà di dedicare più tempo ai loro figli nei primissimi anni di vita».

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