Una veduta di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Jacopo Torroni

Perugia è una città che parla attraverso i nomi delle sue strade: una toponomastica viva, spesso buffa, a volte misteriosa, ma sempre radicata nella cultura popolare e nel dialetto perugino. Un viaggio nelle vie più curiose di Perugia è un modo originale per riscoprire la città con occhi nuovi e orecchie attente. Ogni via racconta un pezzo della città, sussurrando storie di antichi mestieri, di personaggi curiosi e di un dialetto che ancora resiste nel tempo. Passeggiare per Perugia con lo sguardo rivolto ai nomi delle strade è come sfogliare un libro di racconti popolari inciso nella pietra. Tra discese scivolose, profumi pungenti e leggende dimenticate, si riscopre un’identità urbana viva, fatta di memoria e meraviglia quotidiana. Ecco alcune delle narrazioni più affascinanti.

Via dei Pellari Inauguriamo il nostro tour delle vie più curiose di Perugia con via dei Pellari, una traversa di Corso Garibaldi, la lunga strada che collega Palazzo Gallenga Stuart, sede dell’Università per Stranieri di Perugia, al Cassero di Porta Sant’Angelo. La via prende il nome dai pellai, cioè i conciatori di pelle, chiamati in perugino proprio “pellari”. Questo mestiere, oltre a essere faticoso, era noto per il forte odore che lo accompagnava, motivo per cui chi lo esercitava veniva spesso allontanato e guardato con disprezzo. Ancora oggi nel dialetto perugino l’espressione “pellaro” o “trattà come un pellaro” indica emarginazione o mancanza di rispetto.

Via dei Solfaroli Non lontano da via dei Pellari, ritroviamo un’altra testimonianza dell’antico distretto artigianale perugino: via dei Solfaroli. Qui lavoravano gli artigiani dello zolfo, il “solfo” o “zzòlfo” in perugino, da cui derivano i nomi dei fiammiferi da cucina un tempo detti “solfini” o “zolfanelli”. La zona ospitava una vera fabbrica di fiammiferi, definita “igienica” perché priva del pericoloso fosforo bianco. Dal 1906, fu rilevata dalla Saffa – Società anonima fabbrica fiammiferi e affini –e rimase attiva fino agli anni ’60. Ancora oggi, camminando per questa via, sembra di sentire l’eco delle scintille e l’odore pungente di un mestiere ormai scomparso.

Via Sdrucciola Un’altra strada in discesa che merita attenzione è via Sdrucciola”, collegamento tra via Bontempi e via della Viola. Come suggerisce il nome, questa via è scivolosa e pericolosa, soprattutto d’inverno, quando l’ombra perenne degli alti edifici impedisce al sole di asciugare il selciato. Il termine “sdrucciola” richiama l’aggettivo “sdrucciolevole”, cioè scivoloso: una definizione più che azzeccata.

Via del Bulagaio Via del Bulagaio collega Piazza Fortebraccio alla porta omonima. Il termine “bulagaio” deriva dal dialetto “bulighèo”, che indica un fosso scosceso. Questo toponimo ha avuto una forte influenza anche nel linguaggio comune, tanto che ancora oggi si dice “è n’bulagaio” per descrivere una situazione confusa e caotica. Il nome della via ricorda anche l’importante fosso sottostante che, per secoli, ha impedito l’espansione urbana.

Via del Roscetto Chi percorre la breve salita di via del Roscetto, che unisce via Bontempi a via Pinturicchio, difficilmente immagina quanta storia artistica e industriale si celi dietro questo nome curioso. Il “Roscetto”, soprannome dialettale per indicare una persona dai capelli rossi, era Cesarino Rossetti: orefice, architetto, pittore e allievo del Perugino. Suo è il celebre Reliquiario del Santo Anello, oggi conservato nella Cattedrale di San Lorenzo. Ma la via custodisce anche memorie di un passato protoindustriale: al civico 14 sorgeva Palazzo Spinola, sede di uno stabilimento bacologico dedicato alla lavorazione dei bachi da seta autoctoni. I bozzoli, nutriti con foglie di gelso, venivano “sfarfallati” per ricavare il prezioso filo serico. Un’epoca in cui arte e industria camminavano fianco a fianco, tra le mura di Porta Sant’Angelo.

Via Bonaccia Il nome “Bonaccia” potrebbe suggerire calma e serenità, proprio come il termine nautico che indica l’assenza di vento, ma la tradizione popolare perugina suggerisce interpretazioni più pepate. Secondo alcune voci, il nome della via – che collega via Alessi a via XIV Settembre – potrebbe derivare dalla presenza di prostitute “bonacce”, donne di aspetto gradevole che avrebbero esercitato in questa zona appartata. In perugino, “è ‘na bonaccia” si dice ancora oggi per descrivere una persona piacevole. Tra interpretazioni meteorologiche, sensuali e dialettali, questa piccola via continua a far sorridere e incuriosire chi la percorre.

Via della Gabbia In pochi notano che sulla facciata ovest di Palazzo dei Priori, tra le eleganti architetture gotiche, si apre una strada dal nome sinistro: via della Gabbia. Alta 23 metri e larga appena 4,90, questa via prende il nome da una vera gabbia di ferro in cui venivano rinchiusi i condannati, esposti al pubblico ludibrio. A volte, la pena non era capitale, ma diventava tale per le condizioni disumane. È il caso di don Agnolo De Martino, condannato per furti con chiavi false, che morì proprio qui, imprigionato e dimenticato. Un simbolo della giustizia severa dell’epoca, ma anche un angolo che racconta una Perugia antica, fatta di rigore, espiazione e memorie incise nella pietra.

Via della Sposa Via della Sposa prende il nome da una storia accaduta nel 1351. Marta, abbandonata dall’amato Armanno, si ammalò gravemente. Si sospettò una fattura magica nascosta in chiesa. Ma il giorno della Madonna di Monteluce, Armanno tornò e Marta guarì all’istante. I due si sposarono e attraversarono quella via, addobbata a festa. Da allora la strada prese il nome che ancora porta.

Via dello Struzzo Concludiamo il nostro viaggio con una delle vie più insolite: via dello Struzzo, traversa di Via Baglioni. I nomi di animali non sono rari a Perugia, ma questa via ha una storia davvero singolare. Qui abitava Marianna Florenzi, nobildonna colta e affascinante, che fece innamorare il futuro re di Baviera, Ludovico. L’amore fu così intenso che Ludovico le regalò uno struzzo, animale esotico che venne allevato nei palazzi vicini alla via. Una storia d’altri tempi che rende questa strada unica nel suo genere.

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