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mercoledì 16 giugno - Aggiornato alle 00:18

‘Le nostre ferite’: anche la ‘spoletina’ Nunni Miolli di Radio Donna nel racconto dei sopravvissuti al terrorismo

Nel documentario di Monica Repetto in onda su Rai3 la testimonianza di ‘Lacrima’, umbra d’adozione, insieme alle altre vittime di terrorismo e di violenza politica negli anni ’70

Nunni Miolli

di Leonardo Malà

“Lo sai come mi chiamavano al collettivo? Lacrima, perché mi commuovevo sempre”. Il 9 gennaio 1979 Annunziata Miolli, classe 1926, detta Nunni, detta anche Lacrima, si trovò in faccia i mitra spianati dei Nar, il gruppo neofascista di Giusva Fioravanti. Accadde a Roma, nel quartiere San Lorenzo, mentre andava in onda “Radio Donna”, uno spazio che Radio Città Futura dedicava interamente alle problematiche femminili, un’ora al mattino e una al pomeriggio, con notiziario, inchieste, cultura e musica, talvolta dal vivo. Una redazione composta da 25 donne, due esperte per le rubriche di medicina e di questioni legali, microfoni aperti alle protagoniste del femminismo. Una volta a settimana andavano in onda le casalinghe. Nunni era una di loro: “Io mi battevo per la pensione alle casalinghe. Era la mia fissa… nessuno mi dava voce. Eravamo casalinghe, come dire che non valevamo niente. Tu casalinga devi stare in cucina. Noi dappertutto stavamo meno che in cucina… stavamo sempre a fare manifestazioni”.

Il ricordo di Nunni Parla agitando le mani, articolando pensieri e ricordi lucidi a dispetto dei suoi 95 anni, Nunni Miolli, romana di estrazione ma spoletina di adozione, da anni residente sotto la rocca albornoziana. Quel freddo giorno di gennaio se lo porta in testa ancora oggi: “Quel giorno si parlava di contraccezione. Io ero al microfono. Entrano questi uomini armati e col passamontagna e come prima cosa mi lanciano addosso una molotov. Fortuna il golf che mi ha tirato la compagna Gabriella altrimenti sarei rimasta cieca. Poi ho sentito una sventagliata di mitra. Le compagne sono morte – ho pensato – le hanno ammazzate tutte! Adesso finiscono anche me…”. La raffica aveva colpito al ventre Anna, raggiunta mentre cercava di scappare: sedici giorni in coma e utero asportato.

Racconto dei sopravvissuti Un racconto intenso quello della nostra conterranea, pieno della violenza sfacciata di quegli anni, gli stessi che rievoca il documentario di Monica Repetto, “1974-1979. Le nostre ferite”, che andrà in onda domenica 9 alle 16,30 su Rai3, in occasione del Giorno della Memoria, dedicato alle vittime del terrorismo, nero ma anche rosso (c’è il poliziotto, unico sopravvissuto di una pattuglia sterminata dalle Br e lo studente gambizzato da Prima Linea), incentrato sui tanti sopravvissuti dimenticati ma ancora visibilmente segnati dalle terribili esperienze vissute. Monica Repetto è una delle autrici e documentariste più interessanti che abbiamo: “Ho cercato tra testimonianze, immagini in super 8, archivi e faldoni, perché mi interessava quella zona d’ombra in cui le narrazioni si sono incagliate, tacendo, forzando, idealizzando, negando e a volte anche manipolando… ”.

Lotta per i diritti Nunni Miolli parla anche del suo percorso di formazione, di fuga dal “piattume della mia famiglia, borghesi, borghesi, borghesi, tre volte, cinque volte, non so quante volte. Tengo ancora nell’armadio – racconta – una vecchia stola di pelliccia, per confrontarmi con me stessa, quanto sono cambiata, come sono stata brava, bravissima…”. A quarant’anni di distanza Nunni è ancora in contatto con le sue compagne sopravvissute. “E’ ancora necessario essere femministe e lottare per i diritti e contro le tante violenze”.

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