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mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 05:35

Le mani di velluto di Brad Mehldau sulla notte di Umbria Jazz. All’Arena la contaminazione dei Subsonica

Un momento del concerto dei Subsonica (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Benché sia caduto nel secondo giorno della quarantaduesima giornata di Umbria Jazz, non è azzardato ritenere che il concerto di Brad Mehldau andato in scena nel ‘round midnight di sabato verrà ricordato come una delle vette dell’edizione 2015. Le mani di velluto del pianista di Jacksonville si sono posate sulla notte del festival regalando quasi due ore di ottima musica da parte di quello che ricorda grandi formazioni come quelle formate da Bill Evans, Scott La Faro (ahinoi morto troppo giovane) e Paul Motian o, per rimanere ai giorni nostri, quello di Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack DeJohnette. Assente dal festival da qualche anno (l’ultima volta fu nel 2008 con Pat Metheny) un Mehldau parso affabile e sorridente (ma che non ha permesso foto e video) nell’ora e quaranta del suo viaggio musicale ha esplorato, insieme ai fidati Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria, più territori.

Il concerto La prima parte della serata è scorsa via tra ballar splendide come «After the After», pezzi come «Solid Jackson» e incursioni in mondi musicalmente molto diversi. Da tempo a chi ha la fortuna di assistere a uno dei concerti del pianista americano e del suo trio, Mehldau propone pezzi del repertorio di Chico Buarque (ad esempio «Samba e amor» e «O que serà») esattamente come fatto questa notte. Al pubblico che affollava il Morlacchi il pianista ha regalato una versione splendida di «Valsa Brasileira» e un brano di Edu Lobo. Lo sguardo è stato rivolto più indietro invece quando è toccato al Wes Montgomery di «West coast blues» o alla «Si tu vois ma mère» («If you see my mother») di Sidney Bechet. Una versione molto apprezzata dal pubblico, dove al posto del clarinetto del musicista di New Orleans c’è il piano di Mehldau.

FOTOGALLERY: IL CONCERTO DEI SUBSONICA 

Mani di velluto Mani, quelle di Mehldau, di velluto e straordinariamente indipendenti, tanto che è impossibile non rimanere colpiti dal vivo dal suo personale stile e dal modo con cui fa svolgere i compiti alle sue mani: per lunghi minuti la sinistra è dedicata alla ritmica e la destra all’improvvisazione, oppure viceversa. Mani che sul brano di Bechet hanno suonato un lungo e apprezzato assolo sviluppando la dolce melodia cantata dal clarinetto di Bechet. Insieme a Ballard e Grenadier Mehldau forma un trio raffinato e solido, dalla grande intesa e capace di architetture complesse. Molto semplicemente, una delle migliori formazioni al mondo non adusa a pigiare sul tasto dell’emozione bensì su quello della freddezza. L’arte del trio ai suoi vertici.

VIDEO – SUBSONICA IN CONCERTO

Subsonica Tutt’altro clima quello che si è respirato all’Arena Santa Giuliana, dove alle 21 sono saliti sul palco i torinesi Barber Mouse e, poco dopo, i Subsonica di fronte a un’Arena stipata da oltre quattromila persone, alcune delle quali fuori dai cancelli già alle 19. I Subsonica, impegnati nel tour nazionale «Una nave in una foresta», hanno diviso la serata in due. Nella prima hanno mescolato pezzi del loro repertorio più famoso ad altri più recenti: l’apertura è stata con «Colpo di pistola» per la gioia del pubblico, poi «Lazzaro», «Attacca il panico», la rilettura di «Up patriots to arms» di Battiato, «Una nave in una foresta», «I cerchi degli alberi» e altre ancora. Un muro sonoro che ha fatto ballare gli oltre quattromila dell’Arena.

FOTOGALLERY: IL CONCERTO DI BAHRAMI E REA

Secondo set Diversa la seconda parte. Umbria Jazz infatti ha chiesto ai Subsonica di preparare un progetto ad hoc per il festival e allora sul palco ecco che sono comparsi tre pezzi da novanta del jazz tricolore come il trombonista Mauro Ottolini, il trombettista Flavio Boltro e il sassofonista Emanuele Cisi. In scaletta un blocco di canzoni più adatte ai musicisti ospiti sul palco, da «Jungla nord» a «Veleno» fino a «Specchio», «Depre», «Strade» e non solo. Chiusura con «Tutti i miei sbagli» per un secondo set all’insegna della contaminazione, parola d’ordine espressa prima del festival anche dal direttore generale della Fondazione UJ Luciano Linzi nel corso di un’intervista rilasciata a Umbria24. Un festival che prova a rinnovare il suo pubblico cercando di intercettare altri occhi e altre orecchie.

Twitter @DanieleBovi

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