di Lucia Caruso

Dopo il successo della mostra dedicata al genio dell’astrattismo Josef Albers, la Galleria Nazionale dell’Umbria è pronta ad ospitare, dal 22 novembre, quella dello scultore italo-persiano Bizhan Bassiri ‘Riserva Aurea’. L’esposizione, curata dal soprintendente Bsae dell’Umbria Fabio De Chirico e da Bruno Corà, sarà inaugurata venerdì 22 novembre alle ore 18.

Il Pensiero Magmatico Nato a Teheran nel 1954 e trasferitosi a Roma nel 1975 il Maestro Bassiri, che ha vissuto tra gli artisti della generazione degli anni ’80, è riuscito a tracciare, insieme a pochi altri artisti europei, un personale percorso diventando punto di riferimento nello sviluppo del linguaggio plastico. Nella sua ricerca teorico e poetico si intrecciano fino a fondersi e da questa fusione viene fuori il manifesto simbolo del suo “Pensiero magmatico”. L’incipit è quello dell’incontro con la forza creatrice di un vulcano, con il fascino di quella materia piena di energia,  il magma appunto, che muta la sua struttura, passando dallo stato liquido, allo stato gassoso, fino ad arrivare a quello solido, come se una volta uscito dalla bocca del vulcano fosse in una continua tensione verso una forma altra. Questo andamento si fa emblema del flusso creativo e quell’energia sprigionata che arriva dalle viscere della terra è lo specchio del “pensiero energetico che viene dal profondo dell’uomo e della natura e che investe sia la mente che il corpo”. I materiali che adopera Bassiri sono quelli della tradizione scultorea: alluminio, ferro, bronzo, pietra, cartapesta ai quali spesso si aggiungono elementi lavici. Ma quello che propone allo spettatore sono opere uniche, capaci rendere il suo lavoro riconoscibile e di rappresentare un’esperienza plastica tra le più significative in Europa.

La mostra “Riserva aurea” è pensata e creata per gli spazi della Galleria Nazionale dell’Umbria e per le opere che questa custodisce e, come spiegano sapientemente le parole di Bruno Corà, uno dei maggiori conoscitori dell’opera del maestro Bassiri, “riveste uno specifico significato ideale, la coniugazione di un’originale esperienza plastica contemporanea con l’arte medioevale e rinascimentale all’insegna dell’entità della luce emblematicamente rappresentata dall’oro.”

“Con ogni sua opera,- prosegue Corà parlando della mostra – dalle diverse morfologie ‘Erme’, ‘Serpente’, ‘Sarcofago’, ‘Specchi solari’, ‘Meteoriti’, ‘Evaporazioni’, Bassiri si rapporta alla grande tradizione iconografica presente nel più importante museo d’arte antica dell’Umbria, interrogando con le proprie opere la condizione storica e linguistica della propria arte e la valenza attiva di quella stessa del passato. In tal senso, un diffuso sentimento di circolare contemporaneità si stabilisce tra l’osservatore, le opere dell’artista vivente e quelle ormai consegnate alla storia”.

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