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sabato 2 luglio - Aggiornato alle 19:22

La ‘riscoperta’ di un tesoro inusuale nel Palazzo degli Oddi: i pavimenti alla veneziana

La presidente della Fondazione Marini Clarelli Santi assicura che le stanze verranno aperta al pubblico entro fine anno.

di G.O.

Il palazzo degli Oddi Marini Clarelli, a Perugia, ha conservato per secoli un tesoro unico nel territorio umbro. Le tre sale del piano nobile del palazzo, che affaccia su via dei Priori, presentano infatti un singolare esempio di pavimento in battuto alla veneziana del 18esimo secolo, una tecnica dagli interessanti risvolti pratici in una terra di terremoti. La ditta Cbc – Umbria si è occupata del restauro delle pavimentazioni, i cui lavori si sono chiusi ad aprile.

La storia La presenza di questo tipo di pavimentazione nel palazzo degli Oddi è da ricondurre a delle ragioni storiche, ben tre membri cadetti della famiglia degli Oddi, infatti, prestarono servizio nell’esercito della Serenissima repubblica di Venezia. Come ha raccontato, durante la conferenza stampa di presentazione dei lavori di restauro, la presidente della Fondazione Marini Clarelli Santi, Caterina Bon Valsassina, la Serenissima era solita chiamare uomini dal centro Italia, specialmente dall’Umbria e dalle Marche, per prendere servizio nelle proprie milizie di terra, di importanza secondaria per la Repubblica rispetto a quelle di mare. Tra i servitori a Venezia, di particolare rilevanza è la storia di Giovanni Battista degli Oddi, combattente per la Serenissima nel secondo decennio del 18esimo secolo. Il Battista dopo essere stato preso prigioniero dalle milizie avversarie, una volta scagionato, tornò a Perugia e fu con molta probabilità l’unico della famiglia ad abitare nel palazzo perugino. Si deve quindi proprio a Giovanni l’idea di portare un elemento tipico dei palazzi veneziani nelle sale di maggior pregio della sua residenza in Umbria.

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La tecnica Le caratteristiche di questa tecnica tipicamente veneziana sono state illustrate dal prof. Mario Piana, docente di restauro architettonico all’Università Iuav di Venezia, nel settembre 2021, all’apertura autunnale del ciclo online I mercoledì della Fondazione. Il pavimento alla veneziana, diventato poi patrimonio culturale di tutto il Veneto, nasce dalle necessità legate alla scadente qualità del terreno della città. Tale tecnica si basa sull’esigenza di conferire elasticità alle pavimentazioni, consentendo agli edifici di muoversi e assestarsi nel tempo senza generare fratture. La decorazione, invece, è tipicamente formata da pezzi di marmo frantumati e disposti a mano libera sul battuto umido dal terrazziere a creare forme e decori elaborati. La tecnica in questione è stata impiegata per i pavimenti della prima anticamera dei paesaggi, della quadreria e del salotto rosso e oro a palazzo degli Oddi.

Presto al pubblico Bon Valsassina ha assicurato, durante la conferenza, che le sale saranno visitabili dal pubblico entro la fine dell’anno. Il percorso, che porterà i visitatori alla scoperta di tutto il piano nobile del palazzo, partirà proprio dall’anticamera dei paesaggi, o sala della musica, per passare alla sala della quadreria, o galleria, e alla sala rossa e oro, fino al giro completo dell’appartamento, costruito su un percorso circolare. L’appartamento buono, va sottolineato, è stato costruito a partire sempre dal 18esimo secolo, sottraendo alla città parte del terreno di via dei Priori. Le decorazioni dei soffitti furono affidate a Francesco Appiani e Nicola Giuli, che scelsero soggetti tipici della classicità come il carro del Sole e le costellazioni conosciute, in un costante dialogo tematico e geometrico tra pavimenti e volte.

I lavori di restauro Come ha spiegato la presidente della Fondazione, l’impiego del metodo veneziano a Perugia è strategico in quanto adottato in una terra di terremoti, data la grande capacità di adattamento della pavimentazione agli spostamenti del terreno. Tuttavia, la duttilità dei materiali ne comporta anche una certa fragilità, sottolinea infatti la presidente, che la maggior parte degli interventi di restauro sono stati proprio finalizzati all’eliminazione dei segni legati all’usura, «specialmente nel salotto rosso e oro si vedevano chiaramente i segni lasciati dalle zampe dei tavolini da carte». L’intervento di restauro, preso in carico dalla ditta Cbc – Umbria sotto la guida di Paola Mancini e Elena Mercanti, si è protratto dal novembre scorso fino al mese di aprile. Il restauro è stato realizzato in totale sinergia con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria, rappresentata da Elvira Cajano, Gianluca Delogu e Maria Brucato.

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