di M.R.
Le stampe originali dei più importanti vedutisti del ‘700-‘800 ritraenti il Ponte d’Augusto e l’area circostante, ospitate nella mostra “Il Ponte d’Augusto-Open week”, visitabile fino al 31 maggio.
Esposizione La mostra è stata allestita nei locali del Mulino Eroli, a pochi metri dal manufatto di epoca romana, edificata per volere dell’imperatore Augusto nel 27 a.C. con l’intento di agevolare il percorso della via Flaminia che unisce Roma a Fano. Curata da Sandro di Mattia, Giovanna Eroli e Fabrizio Ronca, la mostra, composta da pezzi provenienti da collezioni private, ospita anche acquarelli, olii, foto e litografie e si inserisce in una serie di iniziative per celebrare i duemila anni dalla morte dell’imperatore Augusto di cui il ponte narnese porta il nome.
Il Ponte L’opera, nonostante andò in parte distrutta nell’anno 1000, a causa di una inondazione del fiume Nera, ha conservato nel tempo un fascino singolare, carico di misteri, dubbi e leggende. Un fascino che, in particolare nel XVIII secolo, fece del ponte una meta del Grand Tour, il viaggio che i gentiluomini di tutta Europa compivano in Italia. Il perché del grande appeal sui turisti dell’epoca, lo ha spiegato il direttore dell’Isuc di Perugia, Alberto Sorbini: «Il fascino delle rovine, raccontato molto bene da Simmel – ha detto Sorbini – sta nella malinconia della caducità di fronte a opere eterne e i particolar modo – ha aggiunto – nella capacità della natura di assorbire in sé quanto ha fatto l’uomo».
L’acquedotto Sabato scorso, giorno dell’inaugurazione della mostra, ha rappresentato l’occasione per mettere in evidenza i tantissimi aspetti del ponte di Augusto che lo hanno reso uno dei beni di interesse dello Stato italiano. Ancora oggi non è chiaro se si trattasse di una semplice passerella per attraversare il fiume o avesse anche (o esclusivamente) funzione di acquedotto. Stando alle parole del professore Francesco Scoppola, direttore generale del Mibact, inoltre, ad un’attenta analisi degli elementi architettonici della maestosa opera, questa rappresenterebbe il primissimo esempio dello stile gotico.
Arte e storia Cantato dai poeti e rappresentato dai pittori, il ponte ha avuto, soprattutto nel corso del 1700, una grandissima risonanza europea. Ritratto a colpi di pennello con magistrale fedeltà alla realtà, o caricato da atmosfera come era ad esempio nello stile di Wilson, in ogni rappresentazione conserva la sua imponenza. E l’impegno della famiglia Eroli, che si palesa anche attraverso questa mostra, è in primo luogo quello di dare risposte e restituire verità storiche all’opera. Utili, in questo senso, i saggi di Scoppola, Sorbini, dello storico dell’arte Duccio Marignoli, (presidente della Fondazione Marignoli di Montecorona) e di Roberto Stopponi, presidente del Centro studi storici di Narni, in collaborazione con la Fondazione Carit e con il comune di Narni. Non resta che visitare la mostra: la famigli Eroli vi attende.
