Il tempio del Clitunno tra i nuovi siti patrimonio mondiale dell'umanità

La storiografia moderna rivaluta il contributo portato dai nordici Longobardi alla cultura e all’arte italiana ed europea. E l’Unesco, accogliendo la candidatura presentata nel 2008 dal governo italiano, inserisce i centri di potere e di culto dell’Italia Langobardorum, sette gioielli dell’arte e dell’architettura, nella prestigiosa Lista del Patrimonio Mondiale. E due di questi sono umbri: nella lista infatti sono stati inseriti anche il tempietto del Clitunno a Campello e la Basilica di San Salvatore a Spoleto.

I due siti Il primo è un famoso, piccolo edificio che, per la sua forma classica e i numerosi spolia utilizzati per la sua realizzazione, fin dal Rinascimento è stato oggetto dell’attenzione dei più grandi architetti che ne hanno immortalato l’immagine nei secoli. La seconda è invece un edificio eccezionale per il linguaggio romano classico con cui fu concepito, che ancora conserva all’esterno ed all’interno significativi frammenti di decorazione architettonica antichi ed elementi decorativi abilmente scolpiti dai lapicidi medievali. Gli altri siti riconosciuti nella Lista dall’Unesco sono il Tempietto Longobardo a Cividale del Friuli, il complesso monastico di San Salvatore – Santa Giulia a Brescia, il Castrum di Castelseprio-Torba, la Chiesa di Santa Sofia a Benevento e il Santuario Garganico di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Bracco: grande soddisfazione «La presenza di due siti umbri nella Lista del patrimonio mondiale dell’Unesco – commenta l’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco – mi riempie di soddisfazione e testimonia ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, l’importanza ed il valore del nostro patrimonio culturale». «Un riconoscimento – ha aggiunto l’assessore – che premia un lungo lavoro portato avanti da istituzioni pubbliche e private. Una sinergia intelligente e qualificata che ha consentito l’accoglimento della candidatura. Così dopo Assisi – ha detto Bracco – anche Campello e Spoleto vanno ad aggiungersi, come tasselli, alla lista del patrimonio mondiale. Una bella vittoria per l’Umbria che vede accrescere la propria capacità di attrazione anche a livello internazionale». In ballo ora, rimangono le altre candidature relativamente ai patrimoni immateriali del Calendimaggio di Assisi e dei Ceri di Gubbio e dei siti della Valnerina e di Orvieto, mentre è stata avviato l’iter anche per la candidatura delle Mura Etrusche di Perugia.

Marini: orgoglio e responsabilità Di «grande motivo d’orgoglio per tutti gli umbri» ma anche di «responsabilità affinché il nostro patrimonio artistico e culturale venga preservato e conservato», parla invece la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini. «La presenza dei Longobardi nella nostra regione – ha aggiunto la presidente – ha lasciato tracce di rilevantissima importanza artistica e storica, perché sono il segno di quella fusione della tradizione dei cosiddetti “barbari”, che evidentemente tali non erano, con la cultura sia cristiana che classica. Una sorta di contaminazione che in questi stupendi esemplari manifesta il suo apice di bellezza artistica e di testimonianza storica di cui dobbiamo essere, oggi ancor di più e con maggior responsabilità, custodi gelosi nell’interesse dell’umanità».

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