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lunedì 14 giugno - Aggiornato alle 20:50

Il sentiero delle Lavandaie e il tributo dovuto alla bellezza di Perugia: l’ecomuseo del Tevere

«L’azione portata avanti da una comunità, a partire dal suo patrimonio, per il suo sviluppo»

di R.B.

Dal centro storico di Perugia è possibile raggiungere a piedi in 40 minuti il fiume Tevere, attraverso un percorso pedonale che ha il suo inizio quasi davanti alla Chiesa di San Bevignate e scende fino all’ antica Torre medievale di Pretola, entrando in un ambiente ricco di vegetazione, con molti esemplari di sambuco, acero riccio, alloro, pioppo, biancospino, acacia, quercia, noce ed olivo . Da alcuni anni questo percorso, che era stato completamente dimenticato, è tornato ad essere luogo di incontri e di passeggiate “fuori porta”, oggi conosciuto come il Sentiero delle Lavandaie.

 

Ma perché si chiama così? Nel testo di Luigi Tittarelli, ‘Alcuni aspetti della struttura della popolazione del contado perugino nel 1872’, (Quaderni dell’Istituto di Statistica dell’Università di Perugia, 1979) viene indicata l’esistenza di 369 lavandaie, censite tra Pretola e Ponte Rio, e le lavandaie di Pretola ne rappresentavano il gruppo più numeroso. Si può dire che questa fosse l’industria di Pretola, una risorsa economica per le famiglie del paese, offrendo in cambio un servizio pubblico per la città, per le singole famiglie come per le istituzioni sanitarie del tempo. Le lavandaie per andare a Perugia utilizzavano il sentiero chiamato “la curta” che saliva dal paese fino alla chiesa di San Bevignate, costeggiando il fosso del Camposanto, proseguendo verso il sottopasso di Porta Pesa (ex-porta del Carmine) punto d’arrivo delle lavandaie di Pretola per la raccolta dei panni da lavare al Tevere.

Il ruolo dell’ Ecomuseo del Tevere L’ Ecomuseo del Tevere, diretto dal presidente Claudio Giacometti, in collaborazione con la comunità di Pretola, nei primi mesi del 2011, iniziò a ripristinare l’antico tracciato, conosciuto come ‘Sentiero delle Lavandaie’: con gruppi organizzati di volontari per disboscare, liberare il torrente dai rifiuti e rendere più sicuro il percorso realizzando dei tagliacque. Ricostruendo una parte della memoria storica di questo territorio che, come ci ricorda Hugues de Varine, il padre degli Ecomusei: ‘ … l’ecomuseo è un’ azione portata avanti da una comunità, a partire dal suo patrimonio, per il suo sviluppo’. L’Ecomuseo del Tevere sempre insieme ad alcuni abitanti di Pretola, si è fatto carico anche di realizzare una cartellonistica capace di informare e valorizzare il “bene” recuperato. Sempre attraverso il lavoro volontario, installando nei punti dove inizia e dove termina il percorso, le bacheche dove chiunque oggi, può trovare molte informazioni, i nomi e le storie del ‘Sentiero delle Lavandaie’. A suo modo questa è una vicenda esemplare, perché fa emergere la grande forza della comunità, quando si raccoglie intorno ad obiettivi e progetti concreti da realizzare per il bene di tutti, recuperando anche una parte significativa della propria storia.

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