La copertina del libro

di Fabrizio Carloni*

Non è soltanto una biografia – la ricostruzione della vita intensa sotto il profilo militare e politico di Niccolò Nicchiarelli da precoce volontario nella Grande guerra a importante gerarca della Repubblica sociale italiana – Il Generale delle camice nere, l’ultimo libro di Stefano Fabei, pubblicato dall’editore Macchione di Varese (Euro 25); è un quadro molto complesso e contestualizzato di oltre cinquant’anni della nostra storia nazionale dalla fine del XIX secolo al termine della Seconda guerra mondiale, in cui l’autore, come nelle opere precedenti, porta alla luce pagine finora ignorate o poco conosciute del nostro passato. Volontario sedicenne nella Grande guerra (nutrito di miti e ideali patriottici, falsificò i documenti anticipando la propria data di nascita per partecipare volontario al conflitto contro l’odiato tedesco e completare il processo risorgimentale), catturato nel 1915, dopo mesi di prigionia in un lager germanico, tornò in patria, aderì al fascismo umbro, fu squadrista e sindaco di Castiglione del Lago. Non potendo entrare nella Benemerita in quanto figlio di un socialista peraltro allora non sposato a quella che solo in seguito diventò sua moglie, sentendosi irresistibilmente attratto dalla vita militare, entrò nella milizia fascista diventando comandante della legione «Cacciatori del Tevere» di Perugia. E qui Fabei ricostruisce per la prima volta in modo sintetico e chiaro la nascita e l’evoluzione di quella quarta forza armata dello Stato da cui sarebbero nate la polizia ferroviaria, la guardia forestale e altre specialità che, inesistenti prima del fascismo, sarebbero sopravvissute al crollo della dittatura, segno della continuità dello Stato.

Inefficienze e tradimenti Assunto nel 1929 il comando del reparto autonomo della milizia nella colonia di confino di Lipari, da dove per la scarsa vigilanza delle forze di polizia, erano fuggiti Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Fausto Nitti, Nicchiarelli negli anni successivi fu il comandante della legione «San Giusto» di Trieste e della terza legione libica. Segretario federale a Bengasi, membro del direttorio del PNF, durante la Seconda guerra mondiale partecipò in Africa settentrionale alla conquista di Sidi el Barrani e alla difesa di Bardia, fu comandante della legione camicie nere «Tagliamento» in Russia, poi del raggruppamento «XXI Aprile» che ricondusse in Italia, dalla Jugoslavia dopo l’armistizio. Anche per questo periodo Fabei dimostra, sulla base di una vasta documentazione, le inefficienze, i sabotaggi e i tradimenti dei vertici militari che, volendo liberarsi del fascismo, d’accordo con Casa Savoia, cercarono di fare il possibile per perdere una guerra cui l’Italia era comunque impreparata, e non poche sono le sorprese.

Il periodo di Salò Altra parte interessante del saggio è quella relativa alla repubblica di Salò, durante la quale Nicchiarelli fu al vertice della Guardia nazionale repubblicana giocando un ruolo equivoco, rendendosi sospetto sia ai tedeschi sia ai fascisti intransigenti che lo accusavano di scarsa volontà di combattere e di proteggere i carabinieri, istituzione sospettata di sentimenti filo sabaudi. Ebbe un ruolo nel tentativo di pacificazione messo in atto dal Duce per trasmettere i poteri ai socialisti, fece probabilmente dei sondaggi oltre il confine con la Svizzera, non si sa se per volontà del dittatore o meno, in previsione di un esito infelice del conflitto. Fuggito da Milano la notte tra il 25 e il 26 aprile 1945, raggiunse Como, dove il fascismo collassò e i suoi capi, fra cui appunto Nicchiarelli, fecero una tutt’altro che eroica figura, cercando di salvarsi, abbandonando i semplici soldati a un incerto e spesso tragico destino. Processato nel dopoguerra per collaborazionismo, il generale fu prosciolto da ogni accusa, ritornando in libertà già nel giugno del 1946.

Mezzo secolo di storia Nei mesi successivi svolse un ruolo significativo nel Fronte antibolscevico internazionale (FAI), accanto al suo leader storico, Giuseppe Cambareri, alias Entità X. Originario di Scilla, massone aderente ai Rosacrociati d’America, Cambareri aveva collaborato con i servizi segreti Usa fin dal 1939. Aveva inoltre, come dirigente del SIM, cooperato con Badoglio, il generale Carboni e il Vaticano, alla difesa di Roma durante l’occupazione nazista. Per quanto l’indagine di Fabei termini a 1945, nel saggio parla di un rapporto inedito e segreto dell’intelligence italiana, del 22 ottobre 1947, in cui si legge: «Il Fai ha aumentato le forze nel nord dove ha ricostruito i reparti mediante l’ausilio del generale Nicchiarelli. Si calcola che superino adesso i 300.000 aderenti per l’immissione di alcune migliaia di congiunti delle vittime dell’insurrezione del nord. Il fronte ha aderito al Fronte democratico dell’unione mediterranea, di cui è capo politico Cambareri, vicino a Perón. Nicchiarelli e Cambareri hanno impartito, d’accordo con Canevari, comandante militare superiore del Fronte, queste direttive: atteggiamenti, ed eventualmente, governo democratico, favorevoli alla politica di Truman». La cifra di 300.000 uomini ci pare eccessiva, ma restano da chiarire i contorni di questa inedita collaborazione tra una parte degli ex fascisti e gli americani in funzione anticomunista. Attraverso l’attenta analisi di una grande mole di documenti, molti inediti, fra cui la Memoria sulla Guardia, l’autore racconta in modo avvincente mezzo secolo di storia nazionale, caratterizzata da pagine di eroismo e cedimenti, intransigenze ideali e compromessi dettati da esigenze di realpolitik.

*Storico e giornalista