Oggi a Perugia, alle 17,30 alla sala della Vaccara, viene presentato «Fischiava il vento. Una storia sentimentale del comunismo italiano», il libro di Claudio Caprara che prova a raccontare il Pci da una prospettiva laterale, lontana dalle grandi ricostruzioni politiche e storiografiche. A discuterne saranno Walter Verini, Cristina Papa e Gabriella Mecucci.
Non è una storia del Partito comunista italiano nel solco dei lavori di Paolo Spriano o di altri studiosi di riferimento. Il libro sceglie invece un registro diverso e più intimo, costruendo una ricostruzione per episodi che attraversa il costume, le relazioni personali, gli amori e le passioni dei dirigenti comunisti, senza eludere le contraddizioni, le chiusure e i moralismi che hanno segnato quella comunità politica.
Uno dei capitoli più significativi è dedicato alla relazione tra Palmiro Togliatti e Nilde Jotti, una storia d’amore intensa e duratura che il partito decise di occultare per timore di ricadute sull’immagine pubblica. Le lettere tra i due restituiscono con forza la dimensione emotiva di quel legame. Togliatti parla «dello sgomento per questo immenso mistero d’amore che mi dà le vertigini» e cita Marziale, «Nec tecum vivere possum nec sine te». Jotti, dal canto suo, si interroga sul peso di quella scelta: «Ne abbiamo il diritto?», preoccupata per le reazioni dei compagni e per la posizione della moglie di Togliatti. In poche frasi emerge il senso profondo di una relazione vissuta sotto il segno della riservatezza e del conflitto tra sentimenti e disciplina politica.
Tra gli episodi raccontati da Caprara c’è anche la vicenda di Giorgio Amendola, che rinunciò alla carica di presidente della Camera per «dedicare alla moglie Germaine gli ultimi anni della sua vita». Una decisione che restituisce il clima di un’epoca e di un gruppo dirigente che viveva in una sorta di mondo separato, con regole e priorità diverse, anche rispetto ad altri ambienti politici del tempo.
Il libro attraversa inoltre le figure di Enrico Berlinguer, raccontandone il carattere, e quelle di Antonio Gramsci, Pietro Secchia e Valdo Magnani Seniga, intrecciando biografie, scelte private e vicende politiche. Ne esce il ritratto di un comunismo italiano osservato dal lato umano, fatto di passioni forti, rinunce e contraddizioni, capace di illuminare un pezzo rilevante della storia del Novecento attraverso le storie personali dei suoi protagonisti.
