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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 10:34

Film commission tra critiche e applausi: bene l’istituzione, ma cda non convince. E si evitino cartoline

Umbria24 ha ascoltato l’opinione di molti addetti ai lavori, dai critici agli insegnanti fino agli organizzatori e direttori di festival. Ecco spunti e idee

Il presidente della Fondazione Paolo Genovese

di Danilo Nardoni

La buona notizia per la regione c’è tutta ed è la prima cosa che viene messa in evidenza. Si deve per forza partire da qui. Pertanto non mancano subito apprezzamenti. Entusiasmi che però non lasciano fuori alcune considerazioni e discussioni che in Umbria hanno fatto seguito all’annuncio dell’avvio del percorso della nuova Umbria film commission. Le domande che molta parte degli addetti ai lavori del cinema umbro stanno ponendo sono infatti molteplici. Prima di tutto va ricordato che quando i tempi erano maturi per accelerare sui percorsi innescati questo non è stato fatto: si parla da almeno 20 anni di una film commission umbra e i non positivi tentativi fatti in passato sono lì a ricordarci che alcune logiche amministrative e politiche hanno impedito di farla nascere. Ora il cambio di passo è sotto gli occhi di tutti, con la volontà di portare a casa l’obiettivo. E in pochi mesi la giunta a guida Tesei prima la ripensa e poi la realizza come Fondazione. Siamo fuori tempo massimo? Quella messa in piedi è la formula giusta e fatta con le giuste risorse, umane e finanziarie?

FILM COMMISSION, GENOVESE: «ORA UNA SCUOLA E UN FESTIVAL»

Dibattito Il dibattito naturalmente dopo la presentazione in pompa magna si è riaperto e Umbria24 ha voluto sentire alcune prime voci di addetti ai lavori: questa prima puntata è dedicata a docenti di cinema e critici, mentre le prossime a organizzatori e direttori artistici di festival e altre figure; in tutti i casi le varie opinioni aprono a riflessioni interessanti, divise fra applausi, auspici, richieste e anche critiche ma sempre costruttive. Si plaude a questo passo in avanti fatto in merito alla tradizione dell’Umbria come set cinematografico e si spera in tutte le ricadute possibili sul territorio, sia sul piano turistico che economico. L’auspicio però è che si eviti, con le future produzioni, il classico ‘evento vetrina’ e l’immagine da cartolina in riferimento al paesaggio umbro, con la speranza che si investa già in fase di sceneggiature. Non mancano anche perplessità sulla formazione e sui componenti del cda presieduto dal regista Paolo Genovese. C’è curiosità per la prevista scuola di cinema da realizzare in Umbria (dove?) ed entusiasmo per le importanti risorse anche economiche che si sono messe a budget per questa voce: ma la richiesta che arriva dagli addetti è quella di avere attenzione per il tessuto formativo e le realtà già esistenti.

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Coinvolgimento e festival Una delle critiche avanzate nella creazione è quella del mancato confronto con il movimento cinema umbro nel suo insieme, visto che a qualcuno sarebbe piaciuta già in fase di realizzazione una discussione con le piattaforme esistenti nel territorio. La paura, infatti, è anche quella che la Fondazione sovrapponga le proprie attività a quelle già esistenti, anziché valorizzarle. Arriva anche la richiesta di attenzione al cinema indipendente e di qualità, non solo a quello mainstream, oltre che ai cineasti locali. Alcune domande ci sono anche in merito all’altro obiettivo del “grande festival” annunciato da Genovese: questo va nell’ottica di sviluppare una rete di festival umbri di cinema che già esiste o punta a creare qualcosa di nuovo? Su questo tema spunta fuori anche qualche prima idea, come quella di un festival in Umbria delle film commision italiane, oltre che la convocazione proprio da parte della neo Fondazione di una sorta di Stati generali del cinema umbro, per coinvolgere meglio le realtà del territorio in questa nuova avventura. Infine, già si profila all’orizzonte pure uno “scontro” Perugia-Terni, in merito a quale sarà la sede operativa. C’è chi dice che si deve ripartire dall’esperienza degli studios di Papigno e del Centro multimediale di Terni, anche se ora la parte perugina sembra quella più trainante. Insomma, nel dibattito ripartito sul legame tra Umbria e cinema a seguito della presentazione della Fondazione sembra esserci tanta carne al fuoco.

Melelli Per Fabio Melelli – critico cinematografico, autore di pubblicazioni sul cinema e docente di Storia del cinema italiano nei corsi di Lingua e cultura italiana dell’Università per Stranieri di Perugia – l’istituzione e l’immediata operatività dell’Umbria Film Commision «è indubbiamente un’ottima notizia, dopo una serie di tentativi non pienamente riusciti, in quanto non inquadrati in una precisa e chiara strategia amministrativa e politica». «Il fatto, poi, che si sia scelto un presidente come Paolo Genovese, tra i più importanti registi del nostro cinema, conosciuto e apprezzato anche all’estero, è la testimonianza che questa volta si voglia davvero fare le cose per bene» afferma Melelli per poi aggiungere: «D’altra parte la ricaduta sul territorio, quanto a immagine e volano turistico-economico, delle produzioni cine-televisive è sotto gli occhi di tutti, ed è superfluo ricordare i casi di Don Matteo, girato prima a Gubbio e poi a Spoleto, Carabinieri, ambientato a Città della Pieve, Il nome della rosa, parzialmente ‘registrato’ a Perugia».

Tradizione L’Umbria ha una vasta e antica tradizione quale set cinematografico, come del resto proprio lo stesso Melelli ha raccontato in due libri e in una sua mostra di qualche anno fa e quindi «l’auspicio è che la neonata Umbria Film Commision sappia valorizzare questa importante eredità». «Tra i progetti annunciati da Paolo Genovese – sottolinea Melelli – mi sembra significativo, soprattutto, quello inerente una costituenda scuola di cinema, in modo da fare della nostra regione un polo di formazione e istruzione settoriale di rilevanza nazionale. Nel panorama italiano non sono molte le scuole di cinema riconosciute per qualità didattica e serietà, se si eccettua quella storica del Centro sperimentale di cinematografia, che da oltre ottant’anni sforna buona parte delle nuove leve del cinema nazionale». Interessante per Melelli anche l’idea di un festival, per attrarre operatori dell’informazione e addetti ai lavori: «Un festival che potrebbe avere, a mio avviso, come peculiarità proprio quello di valorizzare e promuovere i diversi territori locali, una sorta di Festival delle Film commision italiane. Infatti l’Italia è talmente ricca ed eterogenea, a livello di paesaggio naturale e antropico, da poter essere promossa anche nel suo insieme, come accadeva nei favolosi anni della cosiddetta Hollywood sul Tevere».

Barboni Moreno Barboni – docente di Teoria e analisi del cinema e dell’audiovisivo all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci – ritiene che una film commission contemporanea «debba lavorare in profondità nel suo legame con il territorio, e interessante per questo aspetto è il fatto che l’Emilia Romagna film commission abbia come responsabile oggi un dirigente dell’ente stesso». E come? «Attraverso strumenti – dice Barboni – che vadano oltre gli ‘eventi vetrina’ o l’elargizione di contributi alle produzioni in cambio di un ‘effetto cartolina’ rispetto al paesaggio: utile è vero a un turismo interno delle location ma l’Umbria ha sempre avuto bisogno di un turismo di maggiore qualità e di una comunicazione adeguata a questo scopo. E oltre un logo, spesso anche sgranato e poco leggibile, dell’ente regionale nei titoli di coda di un prodotto audiovisivo». Pertanto, da cittadino, Barboni auspica un ruolo “proattivo” dell’Umbria film commission «che, come insegnano i migliori casi studio internazionali degli ultimi decenni, parta da una concezione di valorizzazione territoriale precisa che investa già a monte sulla fase di scrittura, stimolando con bandi per script la promozione di uno stile di vita (possibilmente ecosostenibile) umbro a tutto tondo che da particolare possa divenire universale».

Una prima proposta In tal senso, arriva anche una proposta: «Il primo progetto finanziato dalla Film commission potrebbe valorizzare in profondità l’Appennino e i luoghi del ‘grande botto’, per scongiurarne l’abbandono e per ripartire proprio da lì». Barboni infatti auspica che «il necessario processo d’internazionalizzazione regionale post-pandemia passi anche dalla Film commission e da una sua direzione esecutiva affidata tramite bando almeno europeo, sulla scorta dello studio di fattibilità commissionato a suo tempo dalla Regione Umbria che invitava a evitare localismi». Come docente, infine, ricorda che esiste anche un tessuto formativo che, per esempio, da qualche tempo si occupa anche di ‘brand design territoriale’ e di materie audiovisive nei due Atenei, in Accademia e in Conservatorio.

Fioravanti Il critico cinematografico Andrea Fioravanti – da anni si occupa di formazione cinematografica in università, scuole, enti pubblici e privati, progetti, festival e altro – non nasconde da subito le molte perplessità generate dalla creazione dell’Umbria film commission e dai nomi che la compongono. Parte però da un dato di fatto: «Al netto delle tante incertezze, la creazione di un ente come la Commissione cinematografica umbra è certamente una buona notizia». Fioravanti però prova a esporre anche i molti dubbi, partendo dalla tempistica della creazione: «La Film commission umbra arriva in un ritardo clamoroso, quasi a fine corsa, quando ormai le varie Film commission regionali sembrano aver esaurito la loro spinta promotrice e il loro compito. Anzi, dopo gli scandali riguardanti la Lombardia (siamo ancora alla punta dell’iceberg dell’inchiesta) e quello dell’Apulia film commission (di qualche anno fa) le commissioni cinematografiche sono diventate, agli occhi dei contribuenti, fatiscenti carrozzoni atti solo alla nomina di persone con criteri da chiarire. Organizzazioni in cui si baratta una retorica ‘promozione del territorio’ (traducibile in ambientazioni e qualche scorcio su luoghi riconoscibili) in cambio dell’ospitalità in alcune strutture ricettive della zona. Una sorta di rincorsa al mostrare il già noto».

Nomi che non convincono Ma per Fioravanti i problemi veri, nel caso dell’Umbria, nascono se si vanno a guardare le modalità di scelta e i nomi della Commissione: «Non siamo degli ingenui e tantomeno ci sorprendiamo del fatto che si tratti di una scelta eminentemente politica calata dall’alto senza alcuna discussione con le piattaforme del territorio. Paradossalmente, l’estrema chiarezza delle intenzioni è forse l’unico aspetto evidente in questa operazione dai risultati piuttosto opachi. È mancato completamente il confronto con il movimento cinema nel suo insieme. Dalle maestranze ai professionisti del settore, dagli esercenti ai formatori, per non parlare dei molti festival cinematografici sparsi sul territorio che davvero hanno il polso della situazione in quanto vi operano da anni». Nei confronti del neopresidente Paolo Genovese, che Fioravanti conosce bene, «non si possono spendere che parole di stima come regista e come imprenditore». «Genovese – prosegue – conosce l’universo delle produzioni italiane e ha collaborato con alcune delle film commission più importanti della penisola. Nel caso dell’Umbria, però, si tratta di lavorare ‘per’ una film commission, non ‘con’ una film commission. Nella speranza di essere smentiti, il timore è che il suo nome sia il classico richiamo per dar lustro e distrarre dall’intera operazione. Urgono personaggi che conoscono le maestranze, le strutture, le agenzie e tutto il complesso ed articolato mondo degli addetti ai lavori dell’Umbria».

Il ruolo di Corvi In questo senso, Fioravanti spera che il vicepresidente Daniele Corvi «possa offrire il suo contributo nei confronti dell’incontro tra cinema e territorio». «Un contributo però – spiega ancora – che è mancato completamente fino a ora, avendo realizzato un festival più mediatico che realmente fruibile dagli spettatori. Il Love Film Festival non ha mai legato il suo nome ad alcuna delle sale o realtà cinematografiche cittadine. Una autoreferenzialità manifesta sin dalla scelta di proiettare all’interno della Sala dei Notari, luogo amatissimo, ma che mortifica la qualità delle opere stesse. Cominciare a rispettare il cinema, proiettandolo nei luoghi deputati e coinvolgendo il mondo legato a queste realtà, sarebbe già un valido indizio che si sta seguendo la giusta direzione».

Cine-curiosi e formazione Per Fioravanti, inoltre, l’aspetto comunque importante dell’idea di cinema legata esclusivamente al turismo e alla visibilità dovrebbe situarsi “a valle” dell’intera proposta: «Si tratta cioè di un ambito secondario e soprattutto successivo rispetto a quello della progettualità, dell’organizzazione, della creazione di una filiera che dalle professionalità arriva alle produzioni cinematografiche. Progettare cinema vuol dire anzitutto immaginare di fare film belli, non di portare cine-curiosi nei luoghi dell’Umbria». Fioravanti chiude le sue riflessioni con una autentica nota di speranza perché si creino le opportunità per sviluppare le competenze necessarie: «Mi occupo da anni di formazione cinematografica, una attività che mi ha portato a battere palmo a palmo la regione, facendomi scoprire luoghi, persone ed eventi consolidati. È per questo che sono curioso di capire come verrà organizzato il progetto dedicato alla formazione che prevede 600 mila euro di investimento. Una cifra straordinaria che non si è mai nemmeno potuta immaginare per chi lavora in questo settore. Fare scelte sensate seguendo qualità e competenze concrete abbandonando fumose alchimie mediatiche è la sfida più dura».

 

1-continua

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