di Gabriele Beccari

Oriundi umbri da tutto il mondo saranno coinvolti in un percorso storico e gastronomico che li porterà a riscoprire le proprie radici. L’associazione Italea, con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, supportato dalla Regione Umbria tramite Sviluppumbria, presenta il Festival delle radici umbre, per far conoscere agli ubro discendenti nel mondo le meraviglie della regione.

Il progetto «Il 2024 è l’anno del turismo delle radici – dice Maria Elisa Giulietti, responsabile progetto – Un turismo volto a richiamare oriundi e italiani di seconda o terza generazione per tornare nelle proprie terre d’origine e conoscere il territorio attraverso esperienze sensoriali e laboratoriali». Il progetto si rivolge agli italiani all’estero per convincerli a tornare nel nostro paese attraverso itinerari turistici specifici. Nella nostra regione, l’associazione organizza il Festival delle radici umbre, con l’obbiettivo di far riscoprire le origini territoriali, storiche e gastronomiche ai discendenti degli umbri che spopolarono i borghi nei primi del Novecento e nel secondo Dopoguerra, emigrando all’estero in cerca di fortuna.

Il Festival Il Festival si comporrà di conferenze sui grandi viaggiatori arrivati in Umbria e che hanno scoperto la regione, rassegne cinematografiche inerenti all’emigrazione, laboratori linguistici attraverso una partnership con l’Università per gli stranieri di Perugia, degustazioni dei prodotti locali, corsi di artigianato, visite guidate tematiche.

Degustazione di prodotti tipici umbri del forno Faffa

Riscoprire radici «Molti italo discendenti – ha spiegato Giulietti – spesso vanno alla ricerca delle proprie origini dinastiche. Per questo intendiamo invitare al Festival un genealogista per aiutare a ricostruire il proprio albero geneaologico. Il progetto si rivolge sia a coloro che già conoscono le proprie origini italiane e desiderano pianificare un viaggio in Italia sia a chi vuole ricostruire la propria storia personale. Italea ha l’obiettivo di incoraggiare gli 80 milioni di italiani, italodiscendenti e oriundi nel mondo, a riscoprire le proprie radici attraverso l’organizzazione di un viaggio nei luoghi di partenza dei loro antenati, promuovendo così un modello di turismo sostenibile e favorendo la crescita economica dei piccoli centri, mete principali dei viaggi delle radici».

Fave dei morti Per il mese dei morti è stato coinvolto il Forno Faffa, fondato a Ponte Valleceppi nel 1851 e annoverato tra le imprese storiche italiane. Valentina Faffa, co-titolare del forno di famiglia, iniseme alla sorella, sarà partner del progetto con le loro specialità. Pane e panificati tipici umbri, e dolci tipici come le Fave dei Morti, per l’accento su come parlare di turismo delle radici non per forza passare il racconto dei luoghi ma anche, e soprattutto, dei sapori e delle tradizioni. «In questo senso – spiega Faffa – le Fave dei Morti rappresentano la memoria storica di tante donne e uomini umbri, partiti da questa terra decenni fa». Il Forno Faffa detiene da 150 anni una delel ricette originali del dolce tipico della tradizione umbra. Inoltre, negli anni l’attività ha promosso progetti e concorsi nelle scuole, con il supporto della Camera di commercio, per sensibilizzare i giovani riguardo il tema dello spreco alimentare.

radici umbre
Valentina Faffa di fronte al forno storico

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