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domenica 13 giugno - Aggiornato alle 03:12

Faith, quando il tifo diventa video d’arte: presentazione alla città di Perugia

Il film dell’artista Mario Consiglio e del fotovideomaker Andrea Adriani sarà proiettato per la prima volta alla Sala dei Notari e in seguito a Palazzo Penna

Faith, quando il tifo diventa opera d'arte

di Danilo Nardoni

Faith. Fede. Credere in qualcosa o qualcuno. Manifestarlo. Ritualizzarlo. Rappresentarlo. Come quella per una religione, un Dio o altra entità che sia, anche la fede verso la propria squadra di calcio ha i suoi percorsi interiori ed esteriori, rituali e cerimoniali. Simboli e segni che si ripetono e si ritrovano in una sorta di memoria-preghiera collettiva che rinasce ogni volta. Ed anche l’arte può partecipare a questa costruzione di memoria pubblica. In questo caso grazie alla videoarte con un lavoro che vuole riflettere sul più generale concetto di fede. Protagonisti non sono quindi i “calciatori-dei” ma chi li osanna, il popolo dei tifosi. Una fede calcistica che manifesta tutta la sua potenza, come quella religiosa, e sta lì ad indicarci il bisogno dell’uomo di avere come supporto della sua esistenza terrena un qualsiasi tipo di credo.

Consiglio-Adriani Mario Consiglio, artista eclettico sempre in cerca di nuove performance artistiche, cercava da tempo delle immagini forti e d’impatto per creare un lavoro su questo tema e su questo incontro-scontro. Immagini che l’amico e fotografo-videomaker Andrea Adriani teneva nel cassetto. L’idea di elaborare e creare insieme l’opera finale è poi stata naturale, viste le comuni sensibilità e finalità. Entrambi non nuovi ad esperienze visuali di questo tipo, Adriani e Consiglio con “Faith. Quando il tifo diventa opera d’arte” hanno quindi realizzato una video-opera d’arte di 16 minuti che è anche una sorta di omaggio a Perugia e al tifo verso la squadra di calcio della città.

Presentazione alla città Mercoledì 9 giugno, alle ore 18.30, la Sala dei Notari di Palazzo dei Priori accoglierà quindi un evento esclusivo di presentazione organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia. Alla presentazione interverranno, oltre agli autori, l’assessore alla Cultura Leonardo Varasano, e Gianluca Comotto, direttore generale dell’A.C. Perugia. “La presentazione di Faith – spiega Varasano – è un’occasione con più significati: è l’incontro tra l’arte e il tifo per il Perugia calcio, è un modo per celebrare la storia ultracentenaria del Perugia e l’incessante passione del pubblico biancorosso”. Alla presentazione si potrà accedere gratuitamente fino a esaurimento posti, e in seguito il film verrà proiettato fino alle 21.30. Inoltre, dal 10 al 13 giugno, Faith sarà visibile all’interno di Palazzo della Penna (Via Podiani, 11 – ingresso gratuito dalle ore 10 alle 19 – tel. 075 9477727).

Promozione in B Realizzato già nel 2018, gli autori aspettavano una occasione particolare per la proiezione di presentazione del film. Il momento è quindi arrivato in occasione del ritorno del Perugia in serie B e del ritorno ad una normalità che il distanziamento sociale e il lungo periodo di restrizioni per l’emergenza sanitaria ci avevano tolto. Tutti elementi che hanno ridato ancora più forza ad un progetto che ora esce allo scoperto. La scelta della data per la presentazione (nella storica Sala dei Notari) non è poi casuale. Per l’AC Perugia il 9 giugno (nel 2021 sono 116 gli anni dalla fondazione) è un giorno speciale, quello in cui si celebra anche nel cuore del centro storico della città, con la classica marcia dei tifosi, l’anniversario della nascita del club biancorosso. Una lunga storia d’amore ricca di emozioni, sfide, lacrime, record, persone, successi, discese, salite e risalite. La storia della mitica Curva Nord e di una tifoseria unica ed eternamente appassionata, la storia di una città in cui da sempre il Grifo e le sue battaglie sportive sono parte integrante del tessuto sociale e culturale cittadino e umbro. E le esplosioni di gioia – quest’anno non sul campo e in piazza comunque mitigate a causa della pandemia – visibili sul grande schermo, grazie al film, sono allora quelle sul prato dello Stadio Renato Curi per la precedente promozione (sempre in serie B) del Perugia: il 4 maggio 2014 alla fine della partita con il Frosinone (risultato finale 1 a 0 per il Perugia). Immagini che all’epoca erano state realizzate per un servizio di cronaca giornalistica (andate in onda su ‘Logico B’, trasmissione dell’emittente Umbria Tv come speciale promozione) ma che ora prendono nuova vita e nuovi significati.

Oppio dei popoli Lo spettacolo calcistico ha ormai diffusione globale ed è inserito nel vasto ambito della cultura globale di massa ma allo stesso tempo ha in se una grandissima varietà di significati simbolici che si presta a veicolare in situazioni locali, mai fotocopie una dell’altra. È la “fede” quindi, religiosa o calcistica o di altra natura che sia, a fare da asse portante alla video-opera. Un credo che si intreccia e messo già in evidenza dalla scelta dell’immagine di copertina, quella di un tifoso con le braccia larghe quasi a rappresentare un “blasfemo” Gesù Cristo in croce. Religione “oppio dei popoli”, così come il calcio. La storica tesi non è vista qua come strumento del potere che inducendo fittizi timori e speranze può meglio dominare le masse popolari. Sono le masse di tifosi stessi a “dominare”, artefici di una performance pubblica che si manifesta in tutta la sua forza. Vivendo intensamente un “mito” c’è una capacità di indurre una trasformazione, organica, psicosomatica e psicologica. L’arte, la vita e i miti quando si incontrano all’interno di un rito arrivano insieme a fortificare memorie, azioni e rappresentazioni collettive.

Mitologia Il carattere “mitologico” si manifesta perché al semplice fatto o evento in se si sovrappone un ordine di significazione ulteriore. Merito dell’arte. Quello che va in scena è quindi un rituale popolare che non è illusorio ma porta con se una efficacia simbolica guaritrice, proprio come quello religioso. Invece che ad una narrazione autobiografica e individuale a cui siamo oggi abituati, tendenzialmente tutte registrabili e raccoglibili in archivi sociali, attraverso ormai una Rete accessibile a tutti, questo lavoro ci riporta ad una narrazione collettiva. Si evoca così un diffuso immaginario che appartiene a sfere sacre e profane, leggere e complesse. Una cronaca che smette di essere giornalistica e che costruisce una immagine “epica” dell’evento. Come nei testi omerici, la partita di calcio è agita da eroi caratterizzati da appellativi e qualità specifiche, attraverso gesta guidate da una “energetica degli Spiriti” con dietro l’angolo il costante rischio calcolato del sacrilegio. Come in una analisi semiologica, infatti, il video “rallentato” (accompagnato da un sonoro costante dell’OM, il caratteristico suono sacro e dell’universo che ricorda anche il mantra-coro dei tifosi durante le sciarpate in curva) rende esplicita la sovrapposizione di ordini di significazione che a velocità normale resta implicita, nascosta sotto una pretesa iniziale di partenza di puro video-racconto dei fatti.

Rappresentazione collettiva A Consiglio e Adriani però sembra non bastare rimanere a svelare i “messaggi” e scoprirne i reali e profondi significati nascosti: qua si tratta di andare a vedere nell’intimo, di studiare quasi etnograficamente i modi di fruizione della cultura di massa in ambiente calcistico-sportivo. Attraverso le rappresentazioni collettive, la società influenza ai suoi livelli più profondi il pensiero individuale. È la performance rituale l’interfaccia tra l’individuo e la società, vale a dire il momento centrale in cui la collettività si impone alla coscienza individuale. Come nelle feste e religioni “totemiche” degli aborigeni australiani, anche nel video pertanto a dominare è uno stato di “effervescenza collettiva” nel quale gli individui esperiscono l’appartenenza al gruppo, attraverso il corpo e le emozioni prima che sul piano individuale-intellettuale. In un mondo dominato dal senso di irreversibile perdita dei mondi “primitivi” c’è invece la voglia di riscoprire istinti naturali. La sovrapposizione fra presente apparentemente “mondano” e appartenenze arcaiche emerge tutta dalla visione. Il prototipo di ogni azione rituale sembra rinascere. Anche quando il rito si libera dal linguaggio religioso esso continua a produrre e rafforzare periodicamente il potere della società e la sua presa sulle esistenze individuali. Da questa “sopravvivenza” in epoca moderna di riti arcaici si può leggere anche l’augurio che dalla analisi di pratiche sociali “primitive” apparentemente bizzarre ci si possa spingere a ripensare, in modo nuovo e critico, alcuni dei fondamenti stessi della attuale, alienante parvenza di vita sociale.

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