di M.Alessia Manti
Non è cambiato solo il nome ma anche la pelle. L’evoluzione dell’Umbria World Fest, già Canti e Discanti, è un ampliamento di orizzonte attraverso sentieri ancora non esplorati. E’ nel segno del crossover artistico infatti che si svilupperà il solstizio d’estate secondo un appuntamento che dodici anni fa ha fatto da apripista a numerosi altri festival umbri. Musica, letteratura, cinema e fotografia – dal 20 al 23 giugno – a Foligno, città che si conferma vivissima culturalmente e sempre attenta ai giovani. «Un nuovo festival multiculturale e multidisciplinare», come è stato definito dal suo direttore artistico Piter Foglietta.
Gli ospiti Un programma dai grandi nomi che si incontrano a Foligno per una produzione inedita tra musica e fotografia. Il manifesto artistico di questo nuovo percorso sarà rappresentato infatti dallo spettacolo di musica e fotografia -domenica 23 giugno alle ore 18.30 all’Auditorium San Domenico in anteprima nazionale – «A questo mondo perfetto»: Alex Majoli (fotografo Magnum Photos, la più importante e prestigiosa agenzia di fotografia nel mondo), Fabio Barovero (Mau Mau), Cesare Malfatti (La Crus), Federico Marchesano, Simone ‘Bazzaro’ Rossetti, e con un grandissimo special guest come il trombettista siciliano Roy Paci, hanno deciso di dar vita a questa nuova produzione insieme a Umbria World Fest. Dopo la prima di Foligno lo spettacolo andrà anche con il marchio Umbria World Fest anche in altre città e festival d’Italia.
Fotografia e musica Le fotografie di Majoli verranno proiettate dal vivo mentre Barovero eseguirà le sue musiche con Malfatti alle chitarre, Marchesano al contrabbasso, Rossetti al violino e viola, Roy Paci alla tromba. Il linguaggio del fotoreporter e quello del compositore misceleranno partiture e improvvisazioni con registrazioni sul campo: le voci di persone che fanno atayoga sulla spiaggia di Bombay, i lamenti di un funerale a Luanda, i rituali dedicati alla Madonna di Guadalupe in Chapas.
Foligno e il festival Un festival forte ormai della sua esperienza decennale che può contare sul consenso e l’appoggio delle istituzioni. «Questo è il festival che meglio di altri rappresenta la voglia di apertura al dialogo che caratterizza la città di Foligno – ha detto il sindaco Nando Mismetti, mentre l’assessore Piccolotti ha sottolineato la principale caratteristica del festival, ovvero «quella di non realizzare spettacoli già pronti ma di ricercare produzioni nuove e sperimentali». «Prima come Canti e Discanti ed oggi come Umbria World Fest – afferma Fabrizio Bracco – il festival è cresciuto ed ha trovato negli anni una propria personale collocazione all’interno del panorama degli eventi culturali della regione, perché originale ed unico. Un festival innovativo che apre nuove strade e frontiere per l’Umbria, grazie soprattutto a partner importanti e a collaborazioni che vengono anno dopo anno sempre più consolidate». In tal senso basterebbero due nomi: National Geographic Magnum Photos. E viste anche quest’anno le prestigiose realtà fotografiche coinvolte per Umbria World Fest, la Regione Umbria ha deciso che durante il festival sarà esposta, per la prima volta in Umbria dopo l’anteprima mondiale tenuta l’aprile scorso al FuoriSalone di Milano, la mostra «Sensational Umbria» di Steve McCurry, con alcune foto sensazionali dell’Umbria realizzate attraverso lo sguardo del fotoreporter statunitense.
Musica, letteratura e film A farli incontrare sono stati i libri dell’uno e le canzoni dell’altro. Umbria World Fest, giovedì 20 giugno alle 21.30 all’Auditorium San Domenico, lo scrittore, romanziere e poeta Erri De Luca e il cantautore Gianmaria Testa con lo spettacolo «Che storia è questa»: attraverso parole e musica sarà raccontato il ‘900, secolo tragico e visionario. Per la sezione film e documentari invece ci saranno proiezioni serali in Piazza Don Minzoni. Un appuntamento molto atteso è quello di venerdì 21 giugno alle ore 22.30: protagonista il docufilm «Fedele alla linea» sulla vita di Giovanni Lindo Ferretti (cantante dei Cccp, Csi e Pgr),alla presenza del regista Germano Maccioni. Un dialogo intimo tra le mura di casa che ripercorre un intero arco esistenziale del Ferretti pubblico e privato: dall’Appennino alla Mongolia, attraversando il successo, la malattia e lo sgretolarsi di un’ideologia. Il ritorno a casa infine, tra i suoi monti, per riprendere le fila di una tradizione secolare.
