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martedì 28 settembre - Aggiornato alle 16:48

Dalle luci al percorso fino a colori e nuove opere: con 5 milioni la Galleria nazionale cambia volto

Presentato dal direttore Pierini il progetto di riallestimento: «Riapertura in primavera, sarà una festa per la città». Romizi: «Interventi epocali»

Pierini durante la conferenza stampa (foto Giugliarelli)

di Daniele Bovi

Fare della Galleria nazionale dell’Umbria un museo del terzo millennio e un possibile modello adeguato ai tempi. Giovedì il direttore Marco Pierini ha alzato il velo sul nuovo allestimento di quello che è uno dei musei più importanti d’Italia. I lavori sono partiti in queste ore con lo svuotamento di alcune sale (decine di opere sono state prestate per delle mostre ospitate all’Ermitage, a Palazzo Baldeschi e non solo) e la riapertura è attesa per la primavera 2022: «La data – ha detto Pierini nel corso della conferenza stampa, “la più importante da quando sono qui” e alla quale ha partecipato anche il sindaco Andrea Romizi – la decideremo entro Natale; sarà una vera e propria festa per la città».

VIDEO – PIERINI: «UN MUSEO MODELLO. COSÌ TRASFORMEREMO LA GALLERIA»

I tempi Il direttore ha scelto di far partire tutte le novità nello stesso giorno, evitando così di riaprire una Galleria a metà. In città c’è chi ha sottolineato come la chiusura del più importante museo cittadino sia eccessivamente lunga e che questa cada in un periodo – quello estivo – in cui il turismo sta riaccendendo lentamente i motori: Pierini ai giornalisti ha risposto che il progetto esecutivo per la gara, «peraltro ben gestita da Invitalia, lo abbiamo consegnato 13 mesi fa ma il contratto con la ditta (la Ganosis di Benevento, ndr) lo abbiamo potuto firmare solo tre settimane fa; non sono cose che dipendono da noi, si tratta dei tempi lunghi dell’amministrazione pubblica. Comunque anche durante la pandemia non avremmo potuto lavorare con i ritmi attuali».

PERCHÉ IL GRIFO E IL LEONE VANNO SPOSTATI

Il progetto Tempi di fatto compressi se si tiene conto che l’ultimo riallestimento, risalente all’inizio dei Duemila, ha comportato una chiusura per anni della Galleria. I lavori sono imponenti, incideranno in profondità sul volto del museo («una casa si ristruttura ogni 20 o 30 anni») e sono stati finanziati con cinque milioni di euro di fondi europei. Il progetto, concepito in quattro anni e firmato da Daria Ripa di Meana e Bruno Salvatici, contiene un lungo elenco di innovazioni, ed è stato guidato da una priorità: «La conservazione delle opere. L’allestimento – spiega Pierini – è tuttora bello e fruibile ma tecnologia e ricerca nel frattempo hanno fatto passi in avanti giganteschi e noi volevamo adeguarci a essi; la tutela è in cima ai nostri pensieri».

Un ‘nuovo’ museo La Galleria che i visitatori si troveranno davanti a primavera sarà profondamente rinnovata. Il nuovo ordinamento sarà sempre cronologico e al 90% le opere saranno le stesse di ora, ma con alcuni ingressi (un piccolo trittico di un pittore orvietano va a completare la geografia della pittura umbra ospitata dalla Galleria) e qualche retrocessione. Ad arricchire la collezione anche due disegni di Perugino (al quale saranno dedicate due sale monografiche) donati da due collezionisti privati, cartoni in scala 1:1 fatti dal maestro per l’Adorazione dei pastori. Le novità in questo ambito sono due: niente più sale tematiche con le cosiddette arti minori, che invece ora dialogheranno con le tavole del loro periodo a testimonianza di una temperie culturale condivisa; in più il percorso, anche data la configurazione del palazzo, sarà obbligato dalla prima all’ultima sala, con pannelli di vetro (dotati di maniglioni) a ‘guidare’ il visitatore precludendo l’accesso alle sale vicine ma cronologicamente lontane.

Cosa cambia In Galleria fa il suo esordio anche il Novecento con lavori di Dottori, Burri e Leoncillo e, più in generale, la godibilità delle opere sarà migliore: il progetto prevede colori diversi delle pareti, niente più luci ambientali ma solo illuminazione ad hoc (le finestre senza tende saranno dotate di pellicola fotocromatica), rimozione della patina trasparente dal pavimento, nuovi supporti, la possibilità di creare un catalogo personalizzato con i fogli di sala, sedute rinnovate, tappetti in grado di catturare la sporcizia attaccata sulle suole delle scarpe, tavole integralmente ispezionabili e altro ancora: «Sarà una cosa pulitissima – assicura Pierini – che metterà in risalto la bellezza della collezione».

Nelle ultime tre sale inoltre sono stati creati tre ambienti nuovi: un’aula didattica che affaccia sulla sala dei Notari, un piccolo deposito e, dato che la conservazione rappresenta un elemento chiave del progetto, un laboratorio di restauro «in cui si potrà fare quasi tutto». Nell’atrio di Palazzo dei Priori invece il grifo e il leone dovranno essere spostati per preservarli dagli agenti atmosferici e il bookshop sarà migliorato e reso più visibile. In collaborazione con il Comune poi, che ha concesso lo spazio sotto la loggia dove c’era l’Urp, è stata creata la nuova biblioteca (i lavori sono finiti) che ospiterà 25 mila libri e periodici. Altri tre o quattro anni, invece, dureranno i lavori relativi alla vulnerabilità sismica dell’intero Palazzo dei Priori, per i quali sono stati investiti 4 milioni. Nel frattempo, anche il sito sarà rinnovato (oltre 200 mila documenti saranno resi liberamente accessibili) e la Galleria nei prossimi mesi racconterà sui propri canali social quelli che Romizi ha chiamato «interventi epocali».

Twitter @DanieleBovi

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