Il maestro Insang Hwang

di Daniele Bovi

Non solo calcio e pallavolo: c’è un’altra squadra perugina che in questi giorni si sta preparando per vincere un campionato davvero particolare, quello in cui da ottobre a oggi si sono sfidati 400 cori di tutta Italia sugli schermi di Tv2000, la televisione della Cei. Si tratta del coro «Santo Spirito Volumnia», ‘allenato’ da anni dal maestro sudcoreano Insang Hwang. Lunghi mesi di lavoro nelle retrovie, con le selezioni lungo le strisce pomeridiane, poi l’approdo in prime time e infine alla finalissima del 6 giugno prossimo che andrà in onda alle 21. Il programma si chiama «La canzone di noi» ed è condotto da Arianna Ciampoli, mentre la giuria è composta da Claudio Lippi, Aba (finalista 2013 di «X-factor») e dal maestro Josè Maria Sciutto, direttore della Scuola di canto corale e del coro di voci bianche del Teatro dell’opera di Roma.

La gara A portare in finale il coro perugino è stata fino ad ora la giuria, mentre adesso dovrà scendere in campo il pubblico da casa che, con modalità ancora da stabilire, peserà per il 50% sul risultato finale. Ecco perché dal coro si leva un canto di preghiera verso i perugini, chiamati anch’essi a farsi sentire per spingere il «Santo Spirito Volumnia» alla vittoria. In palio il titolo di «Coro d’Italia» e un premio di mille euro, gruzzoletto che potrebbe essere investito in attrezzature utili agli uomini e alle donne dirette da Insang Hwang, peraltro un ‘prodotto’ del conservatorio perugino. Al di là della competizione chi ha pensato il programma ha voluto dare visibilità a molte realtà musicali corali del territorio, di qualsiasi provenienza e con qualsiasi tipo di repertorio. Fuori gara ad esempio anche cori di penitenziari o di comunità di tossicodipendenti.

Palestra di vita Cori che non sono solo occasioni di svago per allenare l’ugola ma un percorso che si decide di intraprendere insieme, una palestra di vita: «Tutti possono cantare in coro – ha detto Aba in una delle scorse puntate -, ma non tutti possono essere dei coristi». Insomma, la capacità tecnica non basta, serve saper ascoltare gli altri, aspettare chi ci mette più tempo ad imparare, misura per non strafare e coprire gli altri, impegno e dedizione.

Da Bach a Fossati Il percorso fatto da Hwang e soci è, per rimanere in termini sportivi, netto: tutte le selezioni sono state passate con il massimo dei voti assegnati dai tre giudici. In ogni puntata si sfidano tre cori che dovranno esibirsi in quattro brani, due a loro scelta e due assegnati dalla redazione del programma 15 giorni prima. Per la finale invece tempi ridotti, visto che i pezzi saranno consegnati solo nove giorni prima. Le note che il «Santo Spirito» mastica con più competenza sono quelle del grande repertorio lirico e classico, ma il coro durante la gara ha saputo imporsi anche quando sul pentagramma non c’erano Bach o Handel. «Almeno tu nell’universo» di Mia Martini e «La mia banda suona il rock» di Ivano Fossati sono stati infatti saltati con scioltezza. Magari dopo il 6 giugno torneranno in parrocchia con «We are the Champions» dei Queen.

Twitter @DanieleBovi

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