di M.R.
«Il legame tra la ricerca storica come fatto di indagine libera e di impegno personale da un lato e l’investimento della propria opera in un momento di crescita, e di arricchimento culturale, dell’intera comunità dall’altro». Ecco il grande merito di Roberto Nini, nel libro ‘Il Sant’Uffizio di Spoleto’; a riconoscerlo è il prof. Adriano Prosperi, uno dei massimi esperti internazionali di Inquisizione ecclesiastica che ha curato le pagine di prefazione riconoscendo e mettendo a nudo, nel talento dello speleologo narnese, la sua grande genuinità, la bontà d’animo e la voglia di scoprire la verità oltre le apparenze, per metterla al servizio di tutti.
Premio letterario ‘L’iguana’ Il libro, presentato lo scorso aprile a Spoleto, questa settimana si è classificato primo al Premio letterario azionale ‘L’iguana’ svoltosi al castello di Prata Sannita (nel Casertano), nella sezione della saggistica ‘per l’accurata ricerca d’archivio e la capacità narrativa’. A conferire il riconoscimento una giuria di tutto rispetto, sotto l’egida dell’Istituto italiano di studi filosofici di Napoli: «L’editore – dice emozionato l’autore – mi ha mandato una mail con un link dove scopro che è già presente nelle più prestigiose biblioteche degli Stati Uniti». Venerdì 3 luglio, a Viterbo, Roberto Nini invita tutti gli appassionati al dopocena a Palazzo Papale, dove terrà una conferenza dal titolo: ‘I misteri dell’Inquisizione a Narni e il Sant’Uffizio di Spoleto’.
Roberto Nini Il premio L’iguana, la soddisfazione, il gusto di aver trattato un tema sconosciuto ai più, la consapevolezza di aver fatto luce su avvenimenti nascosti, verrebbe da dire ‘sotterranei’: «Quando intrapresi la ricerca negli Archivi Vaticani per scoprire cosa era veramente accaduto nella Narni Sotterranea, da noi scoperta nel 1979, mi resi conto – racconta Roberto – di aver scoperchiato il vaso di Pandora. Per oltre un secolo nessuno aveva consultato quelle carte polverosissime che mi si presentavano di fronte. Cominciavano a scorrermi davanti nomi di città e territori a me famigliari e tra esse quello di Narni. Mi accorsi subito che in quei sotterranei narnesi c’era stato il Sant’Uffizio o Inquisizione Romana dalla metà del XVI° secolo al 1860 e che il vicariato di Narni era direttamente dipendente da quello di Spoleto».
L’Inquisizione «Fu gioco forza – prosegue – cercare fra le carte di Spoleto per scoprire se vi erano testimonianze della presenza del prigioniero che nella cella, da noi ritrovata, aveva graffito il suo testamento, di lui sapevamo che si chiamava Giuseppe Andrea Lombardini e che era stato rinchiuso là sotto nel 1759. Gli appunti presi si stavano moltiplicando quindi pensai che il mio lavoro potesse tornare utile ad altri. Sulla mia strada incontrai ‘Il Formichiere’ di Foligno, un editore che mi spinse a pubblicare. Io non sono mai stato un bravo scrittore, quindi ho provato a ordinare cronologicamente tutti i fatti dei quali si parla nella corrispondenza da me consultata. Ne è venuto fuori una sorta di diario, se vogliamo chiamarlo così, dove emerge uno spaccato di vita dell’Inquisizione spoletina altrimenti ricostruibile». Un lavoro certosino che acquista maggiore valore se si considera che in tutta l’Umbria, ad eccezione di qualche carta sparsa, non è più rimasto nulla degli archivi dell’Inquisizione, il testo di Nini permette di accendere un faro sull’argomento ed apre dunque la possibilità ad altri studiosi di approfondirlo.
Narni Il prezioso lavoro di Roberto, lo speleologo, l’archeologo, ma soprattutto il cittadino impegnato di Narni che non molto tempo fa fece scoprire ad Umbria 24 la chiesa di San Martino a Taizzano, è racchiuso in queste righe ancora a firma Prosperi: «L’antico carcere dell’Inquisizione nel sotterraneo del convento dei Domenicani di Narni, dimenticato da tutti e reso accessibile dai piccoli movimenti dello sperone tufaceo della collina di Narni. C’erano dei graffiti settecenteschi – una data , un nome, dei disegni. Che cosa vi era accaduto? Nessuno sapeva niente di quel luogo. Se ne era persa memoria. E anche quando fu chiaro che si trattava di una parte dell’antico convento dei domenicani e fu possibile dedurne che quello era stato il loro carcere conventuale, non fu possibile risalire all’episodio di cui era stato protagonista l’autore dei graffiti. Non c’erano studi storici sull’Inquisizione ecclesiastica a Narni sotto il regime dello Stato papale. Ma si era accesa una curiosità: e Roberto Nini non era persona da lasciare senza risposte la domanda che gli si era accesa nella mente. Oggi possiamo vedere finalmente il frutto maggiore nato da quella domanda di conoscenza e dare il dovuto riconoscimento al merito dell’autore».
