di M.Alessia Manti
Una collaborazione di straordinaria importanza, il primo vero passo concreto a livello progettuale. La candidatura di Perugia e Assisi a Capitale europea della cultura può ufficialmente contare sulla collaborazione attiva degli architetti umbri.
Sabato 16 febbraio è stato infatti stipulato il protocollo di intenti tra la Fondazione Perugiassisi 2019 e la Fondazione Umbra per l’Architettura “Galeazzo Alessi” di Perugia. All’incontro, svoltosi presso la sede dalla Fua, erano presenti il Presidente della stessa Paolo Vinti, quello della Fondazione Perugiassi 2019 Bruno Bracalente, i sindaci delle due città candidate insieme per il titolo di Capitale Europea della Cultura, Wladimiro Boccali e Claudio Ricci e il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Leopoldo Freyre.
Il protocollo La firma del protocollo di intenti specifica e formalizza la collaborazione tra le due fondazioni. Nel protocollo viene indicato il contributo che la Fondazione Umbria per l’architettura può fornire al l’elaborazione del dossier di candidatura da presentare il prossimo settembre e della comune iniziativa, in coerenza con i suoi scopi istituzionali che abbracciano i tempi della partecipazione degli architetti e dei giovani architetti, dell’internazionalizzazione dei saperi e dell’impresa, del giusto rapporto tra paesaggio e costruito, della sostenibilità e della rigenerazione urbana, del coinvolgimento degli ordini degli architetti della regione e del consiglio regionale degli architetti, della realizzazione e diffusione dell’immagine di Capitale europea della cultura.
Esportare il modello Umbria Le due Fondazioni quindi in futuro lavoreranno insieme agli attori coinvolti nel processo di promozione della candidatura. Un’occasione importante per ripensare lo sviluppo delle città e del territorio regionale, come è stato ricordato da più parti nel corso dell’incontro, e che rappresenta «uno slancio di collaborazione importantissimo – secondo il Presidente Bracalente -, che arricchisce il senso della candidatura perchè lavorare al progetto insieme all’ordine nazionale degli architetti può essere determinante nell’esportazione del modello Umbria che vogliamo costruire e promuovere».
Entusiasmo dimostrato anche da Leopoldo Freyre: «Partecipo con grandissimo piacere non solo perché ho un legame affettivo con questa regione ma anche perché tutte le iniziative che si occupano di rigenerazione urbana entrano nel programma delle attività dell’ordine nazionale degli architetti».
«Partire dal riuso» È proprio dal concetto di riuso delle città che si vuole partire, come luoghi in cui nascono cultura e opportunità. Le due fondazioni, con l’appoggio delle parti istituzionali lavoreranno quindi in sinergia, con la convinzione che non è importante la metà ma il percorso e che questa sia un’azione che deve lasciare un’eredità architettonico-urbanistica senza sprecare risorse e senza sprecare comunque l’opportunità di vincere.
«Come ordine nazionale – ha proseguito Freyre – risponderemo positivamente anche alle altre città ma a noi importa che queste non siano azioni meramente politiche economiche ma che segnano le condizioni per creare un progetti serio e realizzabile e coraggioso per questo paese». Un momento che rappresenta una nuova partenza l’ha definito anche Paolo Vinti. «Ci auguriamo – ha detto – sia un momento di rinascita attraverso il dialogo, senza posizioni autoreferenziali».
Ottimismo dai sindaci Ottimista il sindaco Boccali che accoglie la collaborazione tra le due fondazioni come u«n modo diverso e concreto di pensare all’Umbria e alle sue città. Sono convinto – ha aggiunto – che raggiungeremo risultati importanti. Stesso atteggiamento del sindaco Ricci che lo definisce «un momento di arricchimento in virtù del concetto di cultura come condivisione. Il sindaco di Assisi ha sottolineato inoltre che «questo è il punto nodale e fondante della candidatura, in quanto uno dei nodi è il paesaggio culturale diffuso umbro. Dobbiamo dare un orizzonte di come dovranno essere interpretate le nuove città – ha detto Ricci – dall’Umbria deve arrivare proprio questo, l’identità culturale europea futura e fare da esempio per i centri storici non solo della nostra regione ma per i 22mila centri storici italiani che devono esse visti come una straordinaria risorsa in termini di bellezza».
