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sabato 6 marzo - Aggiornato alle 02:57

‘Buio in sala’, i cine-teatri Turreno e Lilli di Perugia in attesa di un futuro: un libro per conoscere e preservare

L’autore Matteo Pacini, nel suo studio sul patrimonio urbano dismesso, cerca di fare luce sulle due principali sale e spazi culturali cittadini che da anni versano in stato di abbandono

L'interno del Cinema Teatro Lilli di Perugia (foto Pacini)

di Danilo Nardoni

Che ne sarà dei cinema e degli spazi culturali storici delle nostre città? Prova a dare una risposta a questa domanda Matteo Pacini, l’autore del libro ‘Buio in sala, rilevazione dei cineteatri storici Lilli e Turreno di Perugia in attesa di un futuro’ (Il Formichiere editore). Suggestivo e ricco di spunti, il volume punta ad affrontare così un futuro che al momento sembra sospeso, nonostante proclami e progetti in stato di avanzamento ma al momento congelati per entrambi gli spazi, anche valutando in maniera approfondita due patrimoni storici, architettonici e culturali della città. Perché prima di apportare modifiche irreversibili è necessario – e dovrebbe essere quindi anche naturale ed automatico – conoscere le peculiarità di questi luoghi in modo che siano così considerate e preservate prima di cambiamenti di destinazione. “Provo così a fare luce sulle due principali sale cinematografiche perugine che da anni versano in stato di abbandono” spiega l’autore del libro, acquistabile nelle librerie e sul sito dell’editore.

Futuro incerto Ci sono per i due spazi destinazioni al momento ipotizzate ma non ben definite. E allora ecco che questa pubblicazione può contribuire anche al dibattito, in particolare sul Turreno, che alcuni soggetti attivi in ambito culturale hanno cercato di portare avanti in città per coinvolgere la collettività in merito ad un utilizzo consapevole di spazi storicamente rilevanti. Il volume si caratterizza quindi come una ricostruzione storica (fonti bibliografiche e materiali d’archivio) corredata da un’approfondita campagna fotografica sullo stato attuale di due luoghi simbolo della città che, oltre a presentare interessanti caratteristiche architettoniche, rappresentano elementi di notevole rilievo per la conservazione dell’identità cittadina. Paolo Belardi e Renato Covino sono gli autori delle due introduzioni al lavoro. “Oltre a loro – sottolinea Pacini – non posso non ringraziare quanti hanno reso possibile questa ricerca durata più di tre anni tra archivi pubblici e privati: Famiglia Lilli, Famiglia Pascoletti, Cecilia Lemmi, Andrea Dragoni, Stefano Tini, Daniela Lilli, Vittorio Gubbiotti, Giovanna Pascoletti, Maurizio Padovano, Famiglia Gatti, Mirco Gatti”.

Prefazione Questo un passaggio della prefazione di Paolo Belardi: “So bene che la forma delle nostre città storiche è stata plasmata dalla pratica del riuso inventivo e che, nel corso dei secoli, è stato necessario tradire il passato per custodirlo e consegnarlo al futuro, ma so anche che i nostri antenati erano meno evoluti dal punto di vista tecnologico, ma erano più sensibili dal punto di vista culturale. Non a caso molti anfiteatri repubblicani sono diventati fortezze, molte basiliche pagane sono diventate chiese e molti conventi francescani sono diventati scuole, ma c’è una ragione ben precisa, che per l’appunto chiama in causa la compatibilità tipologica, se nessun anfiteatro è diventato un mercato, se nessuna basilica è diventata un ospedale e se nessun convento è diventato uno stadio […]. Purtroppo però, immersi nell’era dell’economia imperante, siamo ingannati dal falso convincimento che, per risolvere i problemi che affliggono una città, basti vincere un bando europeo e reperire le risorse finanziarie capaci di far quadrare il “business plan” redatto dagli esperti di management: una condizione evidentemente necessaria, ma certo non sufficiente, perché le risorse finanziarie sono l’effetto delle idee e non la causa delle idee. E, per risolvere i problemi che affliggono una città, serve soprattutto un mix di conoscenza profonda e di coraggio ideativo alimentati da un sano realismo visionario. Lo stesso realismo visionario che molto tempo fa spinse Alessandro Arienti a costruire il suo teatro sopra un’antica schiera medievale e che convinse Dino Lilli a fronteggiare un fastoso condominio liberty con un algido cinema razionalista. Senza la conoscenza profonda […] e senza il coraggio ideativo […] , qualsiasi discorso sull’ex Cinema-Teatro Turreno e sull’ex Cinema-Teatro Lilli sarà sempre oscurato da tinte fosche, che ridurranno la nostra città al buio: senza speranze e senza sogni”.

Matteo Pacini Nato a Foligno nel 1980, Matteo Pacini, che vive e lavora tra l’Umbria e Milano, si divide tra l’attività di curatore d’arte contemporanea (la sua ultima mostra è stata la recente Art Monster allestita a Palazzo Penna di Perugia) e lo studio del territorio attraverso la catalogazione del patrimonio industriale e urbano dismesso. Tra le mostre riguardanti il patrimonio industriale si ricordano: I paesaggi dell’industria, presentata al Milano Photofestival 2012 (Galleria Artespressione Milano, catalogo a cura di Angelo Pietro Desole, introduzione di Elio Grazioli, CRACE, Narni 2012) e Appunti Post Apocalittici, progetto fotografico di Luca Centola presentato in Svizzera alla rassegna Carona Immagina nel giugno 2017. Le sue approfondite campagne fotografiche, realizzate prima che gli interventi di riqualificazione ne compromettano irrimediabilmente l’originalità, accompagnano la schedatura dei siti e la ricerca storica, costituendo un prezioso archivio sulla memoria delle preesistenze da consegnare alle generazioni future. Con l’editore Il Formichiere ha pubblicato L’Agenzia Coltivazioni Tabacchi di Perugia. Una scheda di rilevazione (2017).

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